Ora è possibile ricostruire i particolari della tragedia di questa notte a Gela. Giuseppe Licata, ucciso dalla polizia dopo aver sparato per cinque ore contro i passanti, aveva avuto una crisi di nervi il giorno prima. Soffriva di crisi depressive, infatti. È stato accompagnato all’ospedale di Gela dalla madre e dal cognato. I medici lo hanno visitato, avrebbero voluto sottoporlo a cure, ma lui si è rifiuato energicamente, dando in escandescenze. Non c’è stato verso. Al fine di rabbonirlo, la madre ed il cognato non hanno insistito, riportandolo a casa. Durante il trasferimento nella sua abitazione, in via Arica, nel quartiere di Scavone, è apparso docile. I congiunti hanno creduto che il peggio fosse passato, ma quando è arrivato a casa è andato a scovare il fucile, lo ha caricato ed ha cominciato a sparare all’impazzata.
Il cognato non era in casa, la madre, spaventata, è fuggita, ma il padre, invalido, è rimasto all’interno della casa. Per fortuna Giuseppe Licata non ha sparato contro di lui. Quando è sopraggiunta la polizia, si era barricato in casa. Poi d’improvviso è uscito sul balcone ed ha sparato ancora, stavolta anche all’indirizzo dei poliziotti. Dapprima gli agenti hanno cercato di fargli deporre l’arma e di indurlo a consegnarsi. Invano, Licata ha sparato contro di loro e ferito un agente. A questo punto, la polizia ha risposto al fuoco e lo ha freddato. Pare che all’origine della esplosione di follia ci sia la paura di perdere la propria autovettura. Licata temeva che gli venisse sequestrata perché non aveva soldi per pagare la tassa di circolazione e l’assicurazione.







