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	<title>SiciliaInformazioni &#187; iscrizione registro</title>
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	<description>Quotidiano Sicilia</description>
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		<title>Indagati i governatori  di Lombardia, Sicilia, Emilia e Puglia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 16:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Parlagreco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Roberto Formigoni, Vasco Errani, Nichi Vendola, Raffaele Lombardo: i quattro governatori delle regioni più rappresentative del Nord e del Sud d’Italia sono oggetto d’indagine da parte delle Procure. Motivi diversi, per rilevanza e qualità, e addebiti che ancora devono essere esaminati, verificati, ma il colpo d’occhio è terribilmente negativo. Basta il primo passo, l’iscrizione nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Roberto Formigoni, Vasco Errani, Nichi Vendola, Raffaele Lombardo: i quattro governatori delle regioni più rappresentative del Nord e del Sud d’Italia sono oggetto d’indagine da parte delle Procure. Motivi diversi, per rilevanza e qualità, e addebiti che ancora devono essere esaminati, verificati, ma <strong>il colpo d’occhio è terribilmente negativo</strong>. Basta il primo passo, l’iscrizione nel registro degli indagati, per rappresentare una presunzione di colpevolezza, nonostante la civiltà giuridica pretenda il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">La procura di Milano ha convocato sabato scorso il presidente della Regione Lombardia per comunicargli che è indagato per corruzione aggravata: c’è il sospetto che abbia <strong>intascato tangenti per sette milioni</strong> di euro im cambio di quindici delibere “di favore”. <strong>Non solo yacht, viaggi e vacanze</strong>, ma un “ritorno” più sostanzioso. Roberto Formigoni, esaminate le carte, ha detto ai giornalisti che non è affatto preoccupato, perché vincerà dodici a zero.  Sfugge alla comprensione la cifra della segnatura, ma è un aspetto secondario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna</strong> e presidente della Conferenza dei presidenti delle Regioni, deve rispondere dell’erogazione di un finanziamento di un milione di euro alla cooperativa Terremerse di cui era presidente il fratello Giovanni. Iscritto nel registro degli indagati, si è presentato spontaneamente in Procura con un dossier difensivo alto un metro, secondo il Corriere della Sera, al fine di dimostrare la sua estraneità ai fatti che gli vengono addebitati. <strong>Reato ipotizzato, il falso ideologico.</strong> Non ha convinto i Pm che hanno depositato una richiesta di rinvio a giudizio per il governatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nichi Vendola è sospettato di abuso d’ufficio, avrebbe tenacemente voluto che il primariato fosse affidato ad un medico che gli stava a cuore, raccomandandolo a chi avrebbe dovuto decidere. <strong>Vendola dice di avere la coscienza a posto</strong>, di avere fatto il suo dovere, perché il medico segnalato era il migliore ed avrebbe impedito che a quell’incarico fossero finite persone sbagliate.  <strong>Non ci sono soldi, né presunta corruzione, ma una spintarella piuttosto robusta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio di Raffaele Lombardo per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa. L’inchiesta, denominata Iblis, è nata due anni fa ed ha <strong>terremotato, politicamente, la Regione siciliana,</strong> conferendogli una “continuità” sconvolgente nella chiamata di reo dei governatori siciliani. Non è uscito indenne alcuno dall’esperienza presidenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno dei quattro presidenti è stato rinviato a giudizio, è bene ricordarlo, ma<strong> la frittata è fatta, come si dice, e lo scenario è ugualmente indigeribile</strong> a causa di una congiuntura economica che ha richiesto grossi sacrifici alle fasce deboli del Paese, e ha messo con il sedere a terra decine di migliaia di imprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il messaggio è univoco: gli italiani subiscono i tagli, la casta resta in sella e ciò che fa non è proprio encomiabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa c’è da fare, dunque?</p>
<p style="text-align: justify;">La magistratura deve fare il suo dovere fino in fondo, su questo non ci piove, ma anche le istituzioni e la politica devono fare il loro dovere, rompendo con un  <strong>passato opaco e poco trasparente</strong>. Occorrono segnali inequivocabili, atteggiamenti, comportamenti, scelte che dimostrino, in modo decisivo, la volontà di cambiare pagina.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre che l’informazione senta il dovere della trasparenza e delle buone pratiche al pari della politica: l’iscrizione nel registro degli indagati non è un indizio di reato o una presunzione di colpevolezza, ma uno strumento di garanzia del cittadino. Fino a che la figura dell’indagato viene percepita come quella del presunto colpevole, <strong>le dimissioni divengono prova di coscienza sporca, accettazione della colpa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La magistratura, infine. E’ caricata di tante responsabilità, tra le altre quella di evitare la destabilizzazione delle istituzioni. <strong>L’apertura dell’indagine, infatti, delegittima l’indagato</strong> che assolve ad un incarico pubblico, e la stessa istituzione che rappresenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta, tuttavia, il fatto che in quattro regioni italiane accanto agli enormi problemi della crisi, ci sono quelli provocati dal crollo di fiducia verso la politica e le istituzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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