Il vizio del vitalizio e il ravvedimento operoso dell’Ars. Dall’Arena di Giletti a Repubblica

Il vizio del vitalizio e il ravvedimento operoso dell’Ars. Dall’Arena di Giletti a Repubblica

Il Vice Presidente della Camera, Luigi Di Maio, e il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, per una circostanza fortuita, si trovano impegnati in un duro confronto con i giornalisti del quotidiano Repubblica. Luigi Di Maio se la deve vedere con il direttore, Mario Calabresi, e Ardizzone, con il giornalista Emanuele Lauria. Mentre nel primo caso la querelle si svolge con entrambi i nomi e cognomi in ballo – Calabresi e Di Maio appunto – nel secondo, Giovanni Ardizzone non identifica il “nemico”, ma svolge le sue tesi, o meglio la sua denuncia di “maltrattamenti” pianificati alla Sicilia, senza indicare il bersaglio, che in realtà è riconoscibile essendo partecipe di un attacco all’arma bianca – è la tesi del Presidente dell’Ars – al Parlamento regionale.

I due casi sono legati insieme oltre che dalla testata, Repubblica, anche dal tema, la spesa pubblica, segnatamente i soldi che vengono scuciti dall’Erario a favore dei rappresentanti delle istituzioni e, per la Sicilia anche a favore dei congiunti (grazie ai vitalizi di reversibilità).

Di Maio, piccato per i reportage di Repubblica, dedicati alla sua (lauta) indennità di carica, rimprovera ai giornali di prendere soldi dall’erario, e quindi, pare di capire, non avrebbero le carte in regola per fare i moralisti in materia.

Mario Calabresi, però, non se l’è tenuta ed ha twittato a sua volta, che i cinquestelle dicono bugie ad ogni piè sospinto sulla questione, perché non è affatto vero che i giornali godono di finanziamenti pubblici. Lo scambio acceso di vedute ha coinvolto moltissimi follower che in maggioranza si sono schierati dalla parte di Calabresi. Repubblica, come gli altri giornali indipendenti, non riceve risorse pubbliche.

Il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, conduce da tempo una sua battaglia personale contro l’informazione a suo dire faziosa e “pianificata”, che ha messo nel mirino il Parlamento siciliano e la Sicilia in generale. Ha ingaggiato una dura polemica con il conduttore dell’Arena, Giletti, e con l’amministratore unico di Riscossione Sicilia, Fiumefreddo, che ne avrebbero dette, ad avviso di Ardizzone, di cotte e di crude sui parlamentari regionali.

 

Verso il servizio pubblico il Presidente dell’Ars ha usato parole di fuoco, quando è stato affrontato dall’Arena il tema dei vitalizi, sui quali Ardizzone rivendica una primogenitura siciliana. Una recente inchiesta di Repubblica a firma di Emanuele Lauria, non risparmia rimproveri al Parlamento siciliano. La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ardizzone in Aula è esploso in un attacco furente verso gli ascari che maltrattano la Sicilia mettendo in giro notizie false senza vergognarsene.

L’intervento in Aula del Presidente è stato dapprima “redarguito” dall’Assostampa, scesa in difesa di Lauria, e rimproverato, con parole sobrie e caute, dall’Ordine dei Giornalisti, intervenuto anch’esso a salvaguardia del giornalista, del quale tuttavia Ardizzone non aveva fatto il nome, pur avendolo, di fatto, arruolato nel mazzo degli ascari.

L’inchiesta di Lauria, molto dettagliata e puntuale, concede all’Ars il suo spazio, riferendo – per l’ennesima volta – quei casi paradossali di ex deputati regionali che dopo una breve apparizione, in qualche caso senza nemmeno quella, hanno ricevuto ( e ricevono) il vitalizio, e di congiunti dei parlamentari che per più di mezzo secolo ne sono destinatari.

Chi legge l’inchiesta non si fa una bella opinione della Sicilia, ma i fatti sono quelli che sono, e Lauria non si è inventato niente. Semmai ha omesso un ravvedimento operoso che l’Ars può legittimamente vantare, una primogenitura, il taglio ai vitalizi che tuttavia lascia in piedi una folla di destinatari.

In definitiva è senz’altro vero ciò che afferma Ardizzone, che l’Assemblea ha preceduto gli altri consigli regionali sui vitalizi, ma è altrettanto vero che gli interventi non hanno spazzato via privilegi che oggi appaiono anacronistici.

Ardizzone ha però qualche buona ragione quando afferma che la Sicilia occupa, ingiustamente, il centro della scena. Ha meritato la menzione di prima della classe nell’ingegneria delle indennità, ma ora non è più così. In materia, infatti, ormai, non è più la vorace destinataria di prebende, ma una delle regioni più virtuose. Se spende di più non è a causa delle norme che premiano ancora gli ex consiglieri regionali, ma perché il suo atto di nascita è di gran lunga il più lontano, ed inevitabilmente questo incide sul conto finale.

 

Leggendo ed ascoltando ciò che scrivono e dicono – alla radio, tv, rete – coloro che si occupano dei vitalizi, non si coglie questa “normalità” siciliana, né si ha notizia dei provvedimenti virtuosi, anzi l’Assemblea rimane dietro la lavagna. E questo fa arrabbiare Ardizzone.

 

Il Presidente dell’Ars auspicherebbe che gli venisse dato atto del faticoso lavoro a favore di un alleggerimento del carico contributivo versato a favore dei deputati, e invece deve ingoiare rospi giorno dopo giorno. Il Parlamento regionale sta pagando, anche in termini di immagine, il lungo periodo delle vacche grasse, e il vento del nord, che è di tramontana, colpisce quelli che non hanno preso a man bassa. Ardizzone, dal canto suo, inoltre ci mette passione, almeno quanta ne mette Lauria nel fare il suo mestiere.

Se vogliamo dirla tutta, dobbiamo riconoscere, che le “postille virtuose” – la cui assenza non ha bisogno di essere pianificata – risentono del clima avverso alla politica e alle istituzioni, e della credenza – fra gli addetti ai lavori – che si ottenga visibilità e lettori soltanto quando si usa la scimitarra. Questo bisogno di visibilità viene declinato, com’è fisiologico, in modo diverso, a seconda del carattere, la buona educazione, l’onestà professionale, il buonsenso ecc.

Per quanto mi riguarda, credo che sia Ardizzone quanto l’ottimo Lauria hanno forse commesso un peccato di omissione, sicuramente in buona fede. Entrambi hanno dato per scontato che l’opinione pubblica sapesse e capisse: Repubblica non ha offerto spazio sufficiente ai passi avanti compiuti dall’Assemblea, e il Presidente dell’Ars ha trascurato di rimproverare, almeno questo, quelle norme che ancora oggi distribuiscono laute indennità postume ad una folla di ex deputati e parenti di ex deputati.

Quanto agli interventi dell’Assostampa e dell’Ordine, credo che non ce ne fosse affatto bisogno. A meno che non si tratti di libertà e indipendenza violate sarebbe auspicabile che entrambe rimangano fuori dal “quadrato” dei match, altrimenti si finisce, senza volerlo, per rappresentare una folta schiera di professionisti –i giornalisti appuntio – come una corporazione, che difende i suoi “o torto o dritto”, per citare un vecchio detto siciliano, che non va assolutamente seguito.

Pensate davvero che Repubblica abbia bisogno dell’Associazione e dell’Ordine per spiegare le sue buone ragioni agli italiani? Rappresenta il gruppo editoriale con la maggiore platea di lettori, ai quali può far sapere in ogni momento come stanno le cose dal proprio punto di vista.Una volta non era così. Faucault sosteneva che si viene ascoltati, e perfino creduti, se si ha il ruolo, ora è esattamente il contrario: chi rappresenta le istituzioni sconta uno spread di credibilità molto alto, e le sue parole, sprovviste di “canali”, contano poco e niente. E’ forse questa impotenza che fa di un uomo pacato, come Ardizzone, un Presidente sanguigno e, da qualche tempo, molto arrabbiato.

Non escludo che potrebbe capitare a chiunque occupi la sua poltrona dover gestire perciò una iracondia molto accesa.

 

 

 

 

 

 

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