Dragotto: “La Villa del Gattopardo era abbandonata, vogliamo farla rinascere”

Dragotto: “La Villa del Gattopardo era abbandonata, vogliamo farla rinascere”

(Francesco Dragotto) Devo rilevare, mio malgrado, che l“attenta” perlustrazione dei luoghi da parte di Italia Nostra non contempla i lavori di restauro finora eseguiti, e non menziona tutti i progetti presentati agli Enti competenti, di cui, per alcune nuove opere, siamo ancora in attesa di risposta. La villa (anzi il complesso immobiliare), quando venne acquistata versava in condizioni di degrado e di abbandono. Quasi nessuno ne conosceva l’esistenza, o la associava al Giuseppe Tomasi. Tanto meno al Gattopardo. Parliamo di circa 44 anni in cui nessuno si è interessato alle sorti della villa, incluso Italia Nostra. E’ opportuno, quindi, che spieghi la sua storia. Il Principe, non avendo figli, lasciò in eredità la villa ai salesiani (1957).

Gi eredi provarono a impugnare il testamento ma, dopo una causa durata parecchi anni, furono i salesiani ad avere ragione, i quali, non essendo allora la villa vincolata, chiesero e ottennero la licenza di costruire alcuni fabbricati nel parco. Quando la Sovrintendenza ne venne a conoscenza bloccò lo scempio edilizio e pose il vincolo. A seguito di ciò vi fu un’altra causa, stavolta dei salesiani contro il vincolo monumentale, che durò molti anni, e che vide, questa volta, soccombere quest’ultimi, che, non essendo più interessati alla proprietà, la lasciarono all’incuria.

Dopo anni di oblio, la villa venne acquistata da Francesco Foresta, che non provvide ad alcuna opera di restauro, e, nel 2003 venne acquisita dalla mia famiglia. Trovammo molti edifici crollati, le Scuderie non avevano il soffitto e all’interno il pavimento era stato trafugato, vi era una folta vegetazione (quasi amazzonica), con alberi e arbusti di ogni specie, i viali di accesso non esistevano più e non si notavano le loro tracce, il parco era stato utilizzato come una discarica, così come per l’antico baglio abbandonato, dove esistevano solo i muri perimetrali.

La Torre dell’acqua era a rischio di crollo, e i muri perimetrali del parco in parte crollati. Subito dopo l’acquisto, si partì con il progetto di restauro di massima del complesso monumentale e del parco. Considerata la complessità delle opere da eseguire, gli sforzi vennero subito indirizzati all’antico Baglio, adiacente la villa, alle Scuderie, alla Serra, alla Torre dell’acqua, a parte del Parco ed ai suoi muri perimetrali. Per avere il nulla osta e la relativa licenza, passarono altri anni. Come detto, trovammo la villa in un assoluto stato di decadenza, e, quindi, il suo recupero era molto più difficoltoso.

Vorrei spiegare che intervenire in opere di restauro in immobili storici non è cosa semplice, in quanto sia l’iter burocratico, ma anche la scelta dei materiali, colori, malte e quant’altro, l’affidamento del progetto ai professionisti e la direzione lavori, la scelta della ditta, ecc., è un lavoro fortemente gravoso e impegnativo. Aggiungo, inoltre, che l’impegno finanziario è di gran lunga superiore a quello di una villa moderna, cui, ovviamente non sono necessari molti passaggi amministrativi, e la scelta dei materiali dipende solo ed esclusivamente dal gusto del proprietario.

Basti pensare che la pavimentazione in marmo di billiemi, obbligatoria per alcuni passaggi pedonali, è di circa 50 euro per metro quadro, così come molto più costosa è la scelta delle malte da adottare per le pareti. Oggi, al contrario di quanto si afferma, Villa Lampedusa è aperta alla cittadinanza, ed è fruibile da tutti.

E’ facile giudicare, molto più difficile è fare. Non vedo, tra l’altro, perché sia biasimevole pernottare o cenare all’interno della villa, visto che è possibile farlo in quasi tutte le dimore antiche d’Italia (castelli e palazzi inclusi). Ciò significa infatti avvicinare il monumento al territorio.

Come detto, sono stati eseguiti importanti lavori di restauro : le Scuderie, la Torre dell’Acqua, la Serra ottocentesca, il Baglio, i viali pedonali, l’illuminazione, e il Parco, dove è stata fatta una attenta piantumazione, e un recupero filologico dello stesso. Inoltre, l’anno scorso è stata messa in sicurezza la villa, e , quindi, non vi è alcun rischio di crollo, al contrario di quanto  affermato. Altri interventi, che attengono alla villa, sono prossimi ad essere eseguiti.

Aggiungo che non vi è alcuna omissione degli enti preposti alla tutela del patrimonio regionale. Al contrario, si è lavorato, e si continua a lavorare insieme, per il recupero della villa. Infine, voglio aggiungere che abbiamo fatto molti sforzi e molti sacrifici per le opere di restauro che oggi, al contrario di qualche anno fa, tutti possono ammirare. Gli interventi della villa antica sono molto gravosi da punto di vista finanziario, si tratta di milioni, e, nonostante le nostre richieste, nessuno si è mosso per darci un aiuto.

Per ultimo, mi permetto di dare un consiglio. La prossima volta, prima di scrivere scelleratezze, si provi a confrontarsi e ad acquisire le giuste informazioni così da non compromettere gli sforzi finora fatti. Visto che Italia Nostra ha visitato la villa (?), avrebbe potuto discutere con me di quanto fatto e dei progetti futuri, magari unendosi al nostro percorso, dando un aiuto e testimoniando, così come facciamo noi, l’amore per questa dimora, coinvolgendo Italia Nostra, e non solo, piuttosto che scagliare beceri attacchi a tutti quelli che hanno lavorato, e che stanno lavorando per il recupero di Villa Lampedusa.

Francesco Dragotto

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