Chi sono i nemici di Di Matteo nel Palazzo di Giustizia? L’inquietante denuncia del PM

Chi sono i nemici di Di Matteo nel Palazzo di Giustizia? L’inquietante denuncia del PM

Non capirò mai perché il magistrato è l’unico professionista dipendente dallo stato (in pratica un impiegato statale) che qualunque cosa faccia nel suo ufficio, ha sempre da recriminare nei confronti di lobby, poteri occulti, discriminazioni, etc. Se non riceve una promozione, allora c’è sotto qualcuno o qualcosa che lo ostacola nelle sue attività ( lì si aprono sempre scenari inquietanti, dietrologie che lascino presagire chissà cosa), se invece la promozione la riceve, allora subito a fare dietrologia sul passato perché il magistrato è un indomito lavoratore che in caso di trasferimento deve subito precisare che non fugge anche se nessuno ancora lo aveva fatto notare. Ma quando finirà mai tutto questo …

Il commento, ospitato dalla nostra testata, è del signor Andrea. Rappresenta una parte dell’opinione pubblica, quella che dà segni di insofferenza verso una categoria di dipendenti dello Stato che pure, nel servizio, si guadagna la paga e, talvolta, rischia la vita.

Ha qualche fondamento questa insofferenza?

La recriminazione del magistrato è più che comprensibile, la denuncia invece ha ben altro peso. Il magistrato non può “solo” denunciare al pari di un semplice cittadino, deve sottoporre a indagine il sospetto. Deve aprire un fascicolo, la legge non gli consente di fare diversamente, ha l’obbligo di compiere accertamenti, al termine dei quali farà conoscere l’esito della sua attività. Non può sfuggire cioè alla notitia criminis.

Il nostro lettore, Andrea, ha postato il commento sull’articolo che riferiva le recriminazioni del valente magistrato inquirente Nino Di Matteo, il quale denunciava di avere subito ostruzionismi ed ostacoli nel corso del suo lavoro a Palermo, particolarmente delicato perché il magistrato rappresenta la pubblica accusa nel processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia.

Il Csm ha accolto la sua domanda di trasferimento alla Direzione Nazionale Antimafia di Roma, aspirazione che non aveva potuto coronare. L’attesa non gli avrebbe reso giustizia.  Il “placet” del Csm avrebbe dovuto essere accolto con favore da Di Matteo, e così è stato a botta calda, ma trascorso qualche giorno, con interviste e dichiarazioni molto nette, il PM palermitano ci ha resi edotti delle difficoltà incontrate a Palermo nell’espletamento del suo lavoro. Di Matteo dice di essere stato costretto ad andare in Dna per potere svolgere appropriatamente la sua attività, e continuare indagini cui si dedica ormai da anni. Aggiunge di avere affrontato “un percorso irto di ostacoli strumentalmente posti lungo il cammino”. Il suo trasferimento, precisa ancora, “non è una fuga”, ma un tentativo di arrivare ai risultato cui tende godendo della libertà necessaria (a Palermo gli affidavano anche “rapine e furti”…).

La denuncia del PM suscita domande inquietanti: chi aveva interesse a lastricare di ostacoli il cammino verso la verità che Di Matteo percorre con tenacia? Gelosie di mestiere oppure contiguità inconfessabili? Di qualunque cosa si tratti, dobbiamo prendere atto che in qualche luogo – Palermo o Roma – ci sarebbero, ancora oggi, personaggi importanti – nelle istituzione e nella magistratura – che mettono i bastoni fra le ruote a chi indaga sugli inconfessabili patteggiamenti con il crimine organizzato. E’ questo che siamo portati a credere. La realtà,  ovviamente, potrebbe essere altra.

Una delle forze politiche più importanti del Paese, il Movimento 5 Stella, si è mobilitato, per denunciare, a sua volta “gli inaccettabili ostruzionismi nella gestione dell’antimafia”. I sospetti di Di Matteo suscitano legittimamente il bisogno di vederci chiaro.

Ma i 5 Stelle hanno fatto altro. Con una tempestività encomiabile hanno concesso la cittadinanza del comune di Roma al PM di Palermo. Il conferimento non è una novità, Di Matteo ha collezionato, grazie soprattutto ai 5 Stelle, la cittadinanza onoraria di tante città italiane, ma ottenere la cittadinanza della Capitale ha ben altro rilievo. I riconoscimenti, perorati dai 5 Stelle, premiano la sagacia del magistrato, la sua dedizione, ma anche la sua tesi, cioè le colpevolezza di servitori dello Stato coinvolti nella trattativa che siedono sul banco degli imputati. Non si processa a Palermo solo degli uomini, ma un “regime”, che i 5 Stelle vogliono abbattere perché lo ritengono ancora in sella. C’è dunque anche un  interesse politico affinché la bilancia penda dalla parte della pubblica accusa.

Che cosa accadrà se il processo si conclude con una assoluzione degli imputati? La verità processuale conterà poco o niente, prevedono in tanti, si sospetterà che siano prevalsi gli ostruzionismi denunciati dal PM. Una ragione in più per esercitare l’attitudine alla morigeratezza.

Nel corso di una manifestazione pubblica del M5S, inoltre, è stata avanzata la proposta di una candidatura di Nino Di Matteo alle prossime consultazioni. Il leader 5 Stelle siciliano, Cancelleri, ha spiegato però che sarà la consultazione in rete a decidere. Se dovesse accadere, non abbiamo dubbi sull’esito della consultazione on line, favorevole al PM.

E’ possibile, anzi certo, che Di Matteo non c’entri niente con le volontà di annessione dei 5 Stelle, ma questo non cambia le cose, grazie al battage grillino, che lo schiera “a sua insaputa”.Quando le denunce di un magistrato non aprono fascicoli, le implicazioni sono inevitabili: la prima è propriamente legata all’attività inquisitoria, perché lascia impuniti comportamenti scorretti, e la seconda, di natura politica, fa nascere ingiusti sospetti su presunti interessi politici o ideologici del magistrato nell’espletamento della sua attività, facendogli perdere il fumus dell’imparzialità.

La popolarità non paga nel delicato compito di una toga. Una cosa è amare la giustizia, anche quando non ci piace, un’altra amare il singolo magistrato che colpisce la parte politica e gli uomini che detestiamo.

Vi pongo un quesito: avete avuto notizia di applausi indirizzati all’arbitro alla fine di una partita di calcio, basket, pallavolo ecc? Si inneggia il direttore di gara che punisce gli avversari durante la competizione su un singolo episodio, mai la sua imparzialità a fine gara. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non furono molto amati in vita, perché pestavano i calli a destra e manca, come capita a chiunque faccia il mestiere di giudicare. Solo “dopo” sono arrivati gli applausi, strameritati.

  1. Gatto Silvestro 18 marzo 2017, 19:24

    Parlate tutti difficile. Dico solo inmodo molto semplice che il pregiudizio anti-giudici ed anti-pm è purtroppo radicato in buona parte della società bene siciliana, quella che parla bene, scrive meglio, e velocemente si ricicla quando è il caso di riciclarsi. Come fece nel 1993. Saluti.

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    • Paolo Faraone 19 marzo 2017, 3:40

      Sig. Gatto Silvestro,
      spero di parlare semplice semplice: subisco un’infamia giudiziaria che mi tiene in ostaggio da 9 anni ed ancora non è finita sol perché devo rinunciare alla prescrizione. Certo, dirLe che sono innocente a che serve, tanto ho il pregiudizio. Ma la cosa più grave è che l’innocenza di un imputato non interessa nemmeno a quella “Giustizia” che ha creato propaganda mediatica per dispensare agi, privilegi e carriere, infatti, si diventa carne da macello per saziare e rifocillare i vari consulenti che alimentano la grande industria antimafia. Vogliamo parlare dei disagi familiari e del fatto che ti vedi distrutta la tua vita giorno dopo giorno e sei impotente? O della distruzione economica che deriva dai “Sequestri” delle “Misure di Prevenzione” alla Saguto?
      P.S.
      Molto tempo fa, in questa Testata giornalistica, scrissi un commento che titolava “I Cacauova”. Veda se in qualche modo può rintracciarlo e dopo averlo letto mi dica se c’è “Pregiudizio”.
      Saluti

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      • Gatto Silvestro 19 marzo 2017, 14:01

        Nella mia semplicità credo che una cosa sia Di Matteo ed un’altra la Saguto. Non ho motivo di dubitare sella sua parola e le sono vicino nella sua sofferenza.

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      • Gatto Silvestro 19 marzo 2017, 14:49

        Dimenticavo.. il pezzo non ho come rintracciarlo… credo sia in tema, potrebbe riproporlo qui magari…

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  2. Paolo Faraone 18 marzo 2017, 12:50

    “Vi pongo un quesito: avete avuto notizia di applausi indirizzati all’arbitro alla fine di una partita di calcio, basket, pallavolo ecc? Si inneggia il direttore di gara che punisce gli avversari durante la competizione su un singolo episodio, mai la sua imparzialità a fine gara.”

    Carissimo Dott. Parlagreco,
    il quesito che ci sottopone non apre ad una riflessione, come Lei auspica, ma è “Il problema”. Un Magistrato (inquirente o giudicante) non è un arbitro e nemmeno un giudice di gara perché questi sono mestieri nati per moderare o punire comportamenti scorretti tra 2 contendenti ad una vittoria o alla supremazia dell’uno sull’altro. Il Magistrato – caro Dott. Parlagreco – è, anzi, dovrebbe essere, un’altra cosa. Tuttavia, se mi permette, volevo sottoporLe io un quesito: nella presunta “Trattativa” tra lo Stato e la mafia, che funzione ha il Dott. Di Matteo.

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    • SALVATORE PARLAGRECO 18 marzo 2017, 16:22

      IL quesito è semplice, ma non ci resti male, perché ci tengo ai suoi commenti: la funzione di Di Matteo è di rappresentante della pubblica accusa…Lo so che non basta, ma che cosa vorrebbe farmi dire?

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      • Paolo Faraone 18 marzo 2017, 18:07

        Carissimo Dott. Parlagreco,
        intanto mi scuso ma non era nelle mie intenzioni provocarla: “Lo so che non basta, ma cosa vorrebbe farmi dire?”

        “la funzione di Di Matteo è di rappresentante della pubblica accusa…” Su questo potrei essere d’accordo con Lei ma lui rappresenta la pubblica accusa di chi? Ah, forse Lei intende che è la Pubblica accusa in rappresentanza dello Stato, ma, se non sbaglio, in una Trattativa Stato/mafia (coimputati), la pubblica accusa chi rappresenta?
        Spero che Lei scusi il mio ardire ma io credo che da Ingroia in poi questa gente sfrutta il proprio ruolo per rappresentare solo se stessa.

        P.S.
        Anch’io, malgrado non sia un assiduo commentatore, apprezzo molto il suo lavoro.

        P.P.S.
        Lei, su questi argomenti, è uno dei pochi che ancora riesce ad intrigarmi.

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  3. La verità è che ai comuni mortali non piace la “narrazione ” che vien fuori dall’esposizione mediatica dei pubblici ministeri. Abbiamo tutti un’idea del giudice più alta di quel che invece appare . Se i p.m. non gradiscono la separazione dei ruoli e delle carriere e vogliono essere tutti magistrati allo stesso modo, allora siano riservati, equidistanti, sobri, probi, prudenti nel parlare, nell’agire, nel frequentare, nell’apparire e nella vita privata

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  4. Le recriminazioni del sig. Andrea non mi sembrano così infondate.
    Il magistrato denunci chi lo ostacola, faccia espressamente i nomi (così da pure l’esempio).
    Il richiamo “al rischio vita” mi sembra un argumentum ad misericordiam che nulla toglie alla “stanchezza” che la lettera del sig. Andrea esprime.
    Se proprio vogliamo parlare di mestieri rischiosi, ci sono ben tanti altri lavori nei quali la vita si rischia e si è pagati ben al di sotto di quanto percepisce un magistrato che, è bene ricordarlo, è pagato con i contributi di cittadini come il sig. Andrea.

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