La Sicilia fa concorrenza alle Cayman. E non ne sapevamo niente

La Sicilia fa concorrenza alle Cayman. E non ne sapevamo niente

Se le cose stanno come ha riferito Antonio Fiumefreddo in Commissione nazionale antimafia, e non c’è ragione di dubitarne, la Sicilia potrebbe passare alla storia come l’Isola del malaffare. Non si salverebbe proprio nessuno: gli appalti sono truccati, i contribuenti con alti redditi non pagano, i deputati regionali sarebbero una maniata di mestatori, gli inprenditori certificano d’abitudine il falso. E se c’è qualcuno, a capo dell’Ufficio di Riscossione, che vuole fare sul serio, come a Trapani, gli puntano la pistola alle spalle e lo costringono, di fatto, a lasciare il posto.

Questa rappresentazione della drammatica realtà non sarebbe stata mai offerta all’opinione pubblica se non fosse arrivato alla testa di Riscossione Sicilia, l’Agenzia delle entrate in salsa siciliana, Antonio Fiumefreddo, avvocato, pubblicista, editore e, soprattutto, amico personale e uomo di fiducia del Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. E’ stato  Crocetta a stringere la mano, virtualmente, ad Antonio Fiumefreddo dopo l’audizione in Commissione antimafia, perché ha denunciato l’illegalità diffusa e reso un ottimo servigio alla Regione, che – evidentemente – non ne sapeva niente di quel che da anni si combinava, o meglio “non si combinava”, a Riscosssione Sicilia.

 

Perché non ne sapeva niente nessuno prima che arrivasse Fiumefreddo? Non è uno 007, ma un avvocato incaricato di far pagare le tasse. Gli avvocati, sia detto per inciso,  abbondano in Riscossione Sicilia, sono ben 889, tutti a caccia di cattivi pagatori, che – stando ai risultati – riescono però a sfuggire alle loro grinfie, visto che trenta miliardi su 52 non riscossi, sono ormai prescritti), ed ha svolto le sue indagini open air, con l’aiuto di coloro che in Riscossione Sicilia ci lavorano e sanno tutto. Non risulta, peraltro, che Fiumefreddo abbia faticato molto a raccogliere le notizie che ha riferito in Commissione Antimafia.

La deposizione romana in Commissione antimafia, basta dare un’occhiata ai quotidiani, ha destato sensazione. Non avrebbe potuto essere diversamente. Il Giornalegli offre l l’apertura, in prima pagina, e fa della Sicilia il paradiso fiscale d’Italia, le Cayman di casa nostra. In verità  bastano tre o quattro depositi “italiani” di Wall Street per farne un paradiso ben più interessante ed accogliente,  tanto da  seppellire le cifre del piccolo paradiso siciliano.

La Lega ha fatto il diavolo a quattro per le rivelazioni di Fiumefreddo, ed il Giornale ci ha ballato sopra, dipingendo la Sicilia come una terra di furbastri (i furbetti si fanno scoprire). Come dargli torto?

C’è chi si chiede per quale ragione l’audizione in Commissione antimafia non sia stata preceduta da una audizione in sede di governo della Regione e nelle Commissioni competenti dell’Assemblea regionale siciliana. Domanda che ne suggerisce tante altre, dato che Fiumefreddo combatte per la sopravvivenza di Riscossione Sicilia, che considera – e con lui il governatore – un prezioso strumento di reperimento delle risorse pubbliche. Ma per quale ragione dovrebbe restare in piedi, visto che i risultati sono così scandalosamente modesti? Forza Italia, infatti, attraverso il suo capogruppo parlamentare all’Ars, Falcone, e non solo,  pretende un immediato intervento dello Stato, che prenda in carico, senza indugio Riscossione. Un atto di forza, insomma, per rompere con il passato.

Comunque vada, c’è materia abbondante per passare alla storia.

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