Americanate, minchiate, bufale: ecco le principali, classificate per scopo e qualità

Americanate, minchiate, bufale: ecco le principali, classificate per scopo e qualità

Una volta si chiamavano “americanate”, era il nostro modo di resistere alla colonizzazione culturale degli States, che dalla gomma, americana per l’appunto, ai jeans, Hollwood, pagliette e western stavano cambiando ii nostri gusti, abitudini, parole, gesti. Tutto. Ora si chiamano bufale,che è un modo elegante per segnalare le “minchiate”, termine più che appropriato e molto apprezzato ormai in ogni parte del mondo.

Le americanate di oggi sono diventate oggetto di analisi, studio, iniziative politiche, legislative e giudiziarie. Se ne occupano i leaders dei partiti, le migliori firme dell’informazione e i “professori”(costituzionalisti e esperti della Crusca).

Forse è troppo, non credete?

Il problema è serio, comunque, perché le minchiate contano eccome, vengono valorizzate ogni giorno di più, fino a diventare la principale materia di studio, ragionamento, scelta. Abbrivio che era stato previsto dal signor Foucault nell’ordine del discorso: viene creduto chi ha un ruolo o possiede carisma. La qualità dei contenuti, cioè la presenza o meno delle minchiate nei discorsi, ha un rilievo del tutto marginale. L’importante è chi parla e da dove parla. Prendiamone atto se vogliamo difenderci dalle minchiate che ci costringono a nuotare fra squali, piranha e pesci palla.

Cerchiamo di mettere ordine fra le bufale, dunque. Non sono tutte uguali. Dipende dalle conseguenze che provocano, dal loro grado di spudoratezza, dal movente e dalla qualità dei destinatari. Il feed back, insomma.

Ci sono, per esempio, bufale di scopo e bufale d’istinto, bufale da marchetta e bufale casuali, bufale da emulazione e bufale da mascalzoni, bufale da cassetta e bufale-boomerang, bufale in buona fede e in malafede, bufale inconsapevoli e bufale patriottiche, bufale di cui non si può fare a meno e bufale di consuetudine, bufale da pregiudizio, razziste, e bufale buoniste.

Si potrebbe continuarer all’infinito. Sono tante quanto le stelle di una galassia (ci sono, a proposito, le bufale cadenti, e le bufale luminose, che brillano di luce propria).

Se si guarda infine, alle loro modalità di esecuzione, bisogna distinguere fra le bufale in famiglia e quelle comunicate davanti ad una telecamera o un microfono, davanti ad una platea o in parlamento. Naturalmente quelle che fanno notizia nascono nei talk show, seguite dalle bufale parlamentari, scolastiche, editoriali eccetera.

Per sanare una bufala, talvolta, si ricorre ad un’altra bufala. Un esempio? Beppe Grillo ha proposto la nascita di una giuria popolare per giudicare le bufale e toglierle di mezzo. Minchiata da cineteca.

Ad indurre Grillo a spararsi la minchiata è stato il professore Pitruzzella, siciliano e capo dell’Antitrust, che sognava ad occhi aperta la possibilità di porre rimedio alle bufale, che sono nate prima dell’homo sapiens sapiens.

Ci sarebbe altro da dire, ma fermiamoci qui. C’è la neve ed ho voglia di godermela. Di minchiate, pardon “bufale”, avremo tanti altri motivi per parlarne e scriverne.

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