Perché ha perso Nello Musumeci? La versione ufficiale è quella di Angelino Alfano: il centrodestra era diviso ed ha regalato il successo alla sinistra. La responsabilità politica, dunque, spetterebbe a Gianfranco Miccichè, che ha spaccato il Pdl e poi la coalizione. Una tesi che è stata confutata con disarmante semplicità dallo stesso Miccichè. “Io non faccio parte né del Pdl, né del centrodestra”, ha ricordato. Ed è una constatazione incontrovertibile.

Simona Vicari, senatrice, assai vicina al presidente del Senato, Renato Schifani, ha puntato il dito sugli accordi sottobanco fra la coalizione autonomista e Rosario Crocetta, cui sarebbero andati voti sottobanco. Nel “salotto” di Bruno Vespa non ha avuto titubanze: cinquantamila voti sono passati a Crocetta e fatto perdere Musumeci. Anche lei, dunque, con una tesi molto ardita, assegna a Miccichè la responsabilità politica.

Musumeci ha illustrato entrambe le tesi, quella di Alfano e l’altra, della sentarrice, ma ha aggiunto qualcosa di suo. Nei giorni che hanno preceduto il voto, nel Pdl è accaduto di tutto, ci sono stati scandali (Lazio e Lombardia), e laceranti polemiche fra le varie anime del partito, che hanno fortemente danneggiato il Pdl e la coalizione di centrodestra.

Musumeci non ha approfondito la questione per ragioni di prudenza, pur aggiungendo qualche elemento alla tesi, puramente politica, di Angelino Alfano, colorita da Simona Vicari con “inciuci” dell’ultima ora.

Alfano e Schifani (per il tramite della senatrice) hanno preferito tacere sui fatti che hanno nuociuto a Musumeci. Il partito che stanno costruendo non è più quello di Silvio Berlusconi, ma intendono arrivare alla separazione consensuale. Alle politiche ci saranno due liste e due partiti, il Pdl, in edizione riveduta e corretta, grazie alle primarie, e la lista del Cavaliere, fortemente voluta dalle “amazzoni”, Daniela Santanchè con la Biancofiore, la Giammanco, Galan ed altri.

La Santanchè avrebbe voluto le dimissioni di Angelino Alfano ma quando ha capito che nelle intenzioni di Berlusconi c’è la lista “di affiancamento”, ha fatto marcia indietro e, ospite di Gad Lerner, all’Infedele, ha detto che per quanto le riguardava, il segretario poteva restare al suo posto.

Il passaggio elettorale, tuttavia, era la tappa obbligata per avere la testa di Angelino. Se avesse perso, non ci sarebbe stato scampo per lui. La Santanché s’era fatta i conti senza l’oste: il gruppo dirigente del Pdl, che certamente non vede di buon occhio il disegno della rottamazione, si è schierata come un sol uomo con il segretario. Appreso il risultato del voto siciliano, La Russa, la Gelmini, Lupi, Frattini, Crosetto, Gasparri ed altri, hanno detto chiaro e tondo che il segretario non è il responsabile della sconfitta siciliana, avendo subito frecce, strali, colpi di balestra proprio nei giorni che hanno preceduto il voto.

Ed ora arriviamo al dunque. Michaela Biancofiore sul Corriere della sera ha dichiarato che “il Pdl è un partito di schifo” e che bisognava cancellarlo, ribadendo concetti più volte illustrati dalla Santanchè e dal gruppo dei rottamatori milanesi. Possibile che questa campagna “diffamatoria” del partito sia frutto di leggerezza, spregiudicatezza, irresponsabilità politica? Possibile che abbiano fatto la guerra al Pdl durante la campagna elettorale siciliana, riempendo le pagine del grandi giornali, senza sospettare che avrebbero affossato il Pdl e la coalizione di centrodestra in Sicilia, impegnata in una disputa sul filo dell’ultimo voto?

E’ credibile che sia stata solo idiozia, ingenuità politiche? In ballo c’era la sopravvivenza di parlamentari che devono a Silvio Berlusconi la loro esistenza in vita. Sono state inventate e graziate dal cavaliere. Un partito vero, dotato di collegialità, affidato a Alfano, potrebbe essere il principio della fine.

La sconfitta in Sicilia sarebbe stata perciò “necessaria” per evitare la sua nascita, provocando le dimissioni del segretario.

Più che la spregiudicatezza, dunque, un disegno ben congegnato, che richiedeva l’insuccesso di Nello Musumeci. La sconfitta è puntualmente arrivata, ma le dimissioni no.

Non sapremo mai fino a che punto la guerra delle “amazzoni” ha inciso sulla campagna elettorale siciliana. Poco o molto che sia, ha di sicuro nuociuto al Pdl ed alla coalizione di centrodestra.