di Antonio Matasso -

Dietro il nuovo approccio alla politica della coalizione che ha sostenuto Rosario Crocetta, c’è l’idea di un comune sentire alternativo, che si è riconosciuto nel motto: “la Rivoluzione è già iniziata”. Abbiamo dunque una coalizione “rivoluzionaria” alla guida della Sicilia?

Credo che la sinistra siciliana, anche nella sua parte che ha scoperto più di recente l’approccio riformista, abbia da tempo risolto il complicato rapporto con il potere, quel potere che deve essere esercitato per costruire la giusta società o per rendere meno ingiusta quella esistente. Il leitmotiv del progetto Crocetta non è stato quello dell’alleanza con l’Udc per la pura e semplice conquista del palazzo, che ha invece rappresentato il limite di precedenti formule spurie di centro-sinistra, ampliate fino alle colonne d’Ercole dei mondi “moderato” e progressista e rivelatesi poco azzeccate in Sicilia come a Roma.

Stavolta, la prospettiva è stata appunto quella di incarnare un comune sentire alternativo diffuso nel popolo siciliano, a partire dal quale cattolici e sinistra riformista hanno potuto riannodare il filo di una collaborazione di governo che, dai tempi del governo regionale di Giuseppe D’Angelo nel 1961, ha segnato tutti i momenti di svolta nella storia siciliana. Come allora, anche oggi l’incontro tra queste due culture è stato interpretato da una parte significativa del popolo siciliano come strumento per varare efficaci piani di riforma e cambiamento in un’isola troppo sclerotizzata.

Mi preme sottolineare come l’esperienza della coalizione che ha vinto le elezioni regionali sia in linea con le migliori esperienze governative sicule, anche per rispondere al vice-direttore di “Repubblica” Massimo Giannini, il quale, commentando le elezioni regionali in televisione, ha descritto la Sicilia come un’eterna riserva reazionaria in cui la sinistra non è mai stata al governo. Non è così, se si osserva che gli anni migliori della cosiddetta “Prima Repubblica” sono stati segnati dalla presenza nelle giunte anche di uomini della sinistra, soprattutto socialisti, i quali hanno portato insieme ai leader della parte più nobile della Dc una ventata d’idealismo al potere, con l’impegno antimafia di D’Angelo, Mattarella e Ganazzoli; una clima che, con ineluttabilità vichiana, stiamo fortunatamente rivivendo in questi giorni.

Una simile alleanza è in condizione di far valere da subito la propria capacità di dialogo e di confronto; l’Assemblea regionale può diventare il luogo in cui ridare voce e dignità istituzionale a dei grandi movimenti (quello antimafia, ma anche quello ambientalista e pacifista, rilanciato dalle manifestazioni anti-Muos di Niscemi), che possono essere sempre più identificati con l’immagine complessiva della Sicilia, rinnovandola. La scommessa di trasformare il “sentire alternativo” in “comune sentire” sembra essere stata compresa dagli elettori siciliani.

La partita, quella dei prossimi anni, si potrà giocare tutta alla luce del sole, su tutti i singoli territori che compongono la Regione Siciliana. E sarà basata anche sulla capacità di quei movimenti civici di progresso, riconosciutisi insieme al “Movimento per il Territorio”, ai socialisti ed all’Api nella lista “Crocetta presidente” – vero valore aggiunto della coalizione – di “dettare l’agenda” e di influire in modo decisivo sugli orientamenti e sulle scelte del nuovo governo regionale, in un modo tale da allontanare ogni concezione autoreferenziale o “palermocentrica” del rapporto con le realtà locali più avanzate.

La lista “Crocetta presidente” ha eletto cinque deputati in altrettante province, a cui va aggiunta una neo-parlamentare donna nel “listino” del presidente. I movimenti locali di oggi, a differenza di quelli degli anni Ottanta e Novanta, si basano più sulla promozione che sull’interdizione, specialmente quando vi sono comunità territoriali che chiedono solo di poter fare la “loro” politica, nel senso più alto del termine. Su questo ritorno alla centralità dei territori che costituiscono la Sicilia, è da oggi possibile aprire un vero dibattito tra le varie componenti culturali e politiche della coalizione vincente, sulle linee da perseguire e sulle priorità da adottare. Per questo il progetto di Crocetta è “rivoluzionario”: per la prima volta, le realtà virtuose della nostra isola sono chiamate a fare sistema per costruire una nuova idea di Autonomia, che abbia le parole d’ordine della responsabilità e del progresso, come nelle intenzioni dei padri statutari.