Giampiero D’Alia spariglia ancora una volta il tavolo. Appena si è sparsa la voce di una moral suasion del suo partito nei confronti del Pd per favorire l’ascesa sul podio più alto di palazzo dei Normanni di un suo deputato, Lino Leanza, ha annunciato che per quanto lo riguarda quella carica dovrebbe andare all’opposizione, segnatamente al Movimento 5 Stelle.

L’Udc è interessato alla composizione del governo, non alla presidenza dell’Assemblea, dunque. Non è un colpo di teatro, ma un beau jest sicuramente. D’Alia avrebbe potuto rivendicare il ruolo come seconda forza della coalizione. La consuetudine sarebbe stata dalla sua parte. Cristaldi, Lo Porto, Cascio sono arrivati sul podio più alto grazie ad essa.

La scelta di D’Alia, tuttavia, affonda le radici nelle scelte della Prima Repubblica. Negli anni Settanta ed Ottanta, infatti, la presidenza dell’Assemblea fu assegnata al Partito comunista con Pancrazio De Pasquale, cui succedette un altro comunista, Michelangelo Russo. Siamo negli anni Settanta, è il governo della solidarietà autonomistica, con l’apertura al PCI. Questa parentesi si chiude negli anni Ottanta, quando viene eletto presidente Salvatore Lauricella, socialista, leader del secondo partito della coalizione di centrosinistra.

La presidenza dell’Ars all’opposizione, dunque, è una novità assoluta. I rapporti fra governo e Parlamento vivono, fisiologicamente, anche momenti conflittuali. Se il presidente dell’Assemblea si mette di traverso può rendere la vita difficile al presidente della Regione.

In linea di principio  il presidente dell’Ars deve essere l’arbitro e curare il rispetto del regolamento senza alcuna eccezione, ma le regole vanno interpretate e conservano una loro duttilità originaria, sicché le prerogative del presidente si allargano o restringano a seconda delle circostanze e, qualche volta, degli obiettivi politici e delle relazioni di chi occupa il massimo scranno.

Ma tutto questo significa poco e niente rispetto al fatto che l’opposizione non è rappresentata da uno dei partiti tradizionali, ma dal Movimento 5 Stelle, che ha le sue idee sui costi della politica e sulle priorità da seguire. Il Movimento vuole tagliare le indennità dei deputati regionali, drasticamente. Ed instaurare un regime di trasparenza nei lavori d’Aula e nell’amministrazione del palazzo. Una botta a privilegi e prebende.

L’eredità è pesante. Per quattro anni è prevalsa l’idea che siano stati realizzati risparmi nel Palazzo, nonostante la realtà dei conti in rosso: Palazzo dei Normanni non è riuscito a diminuire di un  euro la spesa, che è la più alta d’Italia, contrariamente a quanto è avvenuto in altri consigli regionali.

Il bel gesto di D’Alia rischia di infrangersi contro il muro di dissenso dei gruppi parlamentari, nessuno escluso. La sola idea che a gestire il Palazzo siano gli uomini e le donne di Grillo non fa dormire la notte i residenti. Se D’Alia riuscisse nel suo intento, avremmo il dovere di salire sul Monte Pellegrino. Un ex voto di ringraziamento a Santa Rosalia.