(Sebastiano Callipo*) Vogliamo un’Europa diversa, una classe politica migliore, un’Amministrazione Finanziaria diversa ma, soprattutto, una politica fiscale e contributiva alternativa.

Chi ha fatto scempio dei più elementari principi di buona politica e amministrazione, non può cavarsela a buon prezzo.

Pretendiamo un’Italia nella quale si riaffermino i valori dell’onestà, della competenza, della trasparenza e anche dell’equità fiscale e sociale, ripristinando le fondamenta per ricostruire un futuro migliore, almeno per le giovani generazioni.

Auspichiamo una classe sindacale proattiva e protesa a difendere, con le unghie gli interessi dei lavoratori.

La nostra militanza sindacale è anche “politica”, intesa come corretta gestione del pianeta lavoro.

Se non ci occupiamo seriamente di politica e di sindacato, ricordiamo sempre che esse si occuperanno di noi e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ai dirigenti dell’Amministrazione Finanziaria rivolgiamo con forza l’auspicio che siano più coraggiosi, più solidali con i lavoratori e più “disposti all’ascolto” del diffuso disagio di migliaia di sottopagati, che subiscono una recessione non a loro ascrivibile ed al superamento della quale partecipiamo più di coloro che l’hanno provocata!

Vogliamo lavorare di più e meglio, rivendichiamo il diritto alla carriera e riteniamo di meritare uno stipendio degno di tale nome.

Al Ministro della Funzione Pubblica chiediamo più relazioni sindacali, laddove ai contribuenti continueremo a spiegare che non solo non siamo fannulloni, ma soprattutto non siamo vessatori, ma pratichiamo, con rara competenza e rischio professionale, una legittima lotta all’evasione e non una nociva inquisizione fiscale.

Continueremo a lottare con le Agenzie Fiscali e contro esse, se del caso, affinché nessun collega si senta obsoleto, abbandonato e, quindi, demotivato. Non esistono lavoratori di categoria A e B.

La chemioterapia dell’attuale Governo uccide sì le cellule moleste, ma devasta, senza remore, l’intero organismo.

A tutti noi un messaggio di fiducia e positività: faremo tutto il possibile, anche in seno alle controriforme in corso, perché l’Amministrazione Finanziaria rispetti i lavoratori e, con trasparenza, faccia partecipare il sindacato ai processi di trasformazione in atto e a tutte le iniziative in progress, ad iniziare dal nuovo piano industriale.

L’attuale crisi politico-istituzionale, la pesante crisi economica in atto, il destabilizzante degrado etico della classe politica tutta, non giustificano il “grande sacrificio” ingiustamente imposto ai lavoratori onesti, anche del pubblico impiego.

Tutti insieme dobbiamo riappropriarci del nostro lavoro, delle nostre istituzioni, della nostra amata e cara Italia.

Quanto sopra è uno dei tanti aspetti e delle tante ragioni per cui merita, oggi più di ieri, militare in una grande Federazione Autonoma.

Dobbiamo evitare che al danno si aggiunga la beffa: oggi il gabelliere è non solo temuto, ma anche odiato e strumentalizzato dal Governo di turno, con schizofrenica contraddizione e, infatti, più e meglio lavoriamo e meno siamo pagati, poiché, pur essendo produttivi, per gli autori dell’attuale crisi, meritiamo di meno di chi non è stato mai produttivo. Un teorema sacrificale da ribaltare, contribuendo, con una seria vita sindacale, a ricreare una classe politica più sensibile e rispettosa, non solo della funzione istituzionale da noi assolta in condizioni sociali estreme, ma anche della funzione redistributrice che il prelievo fiscale deve costituzionalmente avere.

Mutuando dall’amico Sparacino, antico saggio e cultore dei brocardi siciliani, l’attuale situazione potrebbe essere sintetizzata nell’affermazione per la quale: “Finiu u’ tempu di l’eroi, si nun t’aiuti, nuddu t’aiuta”.

*SEGRETARIO GENERALE SINDACATO AUTONOMO LAVORATORI FINANZIARI