di Giulio Giallombardo -

Chissà se adesso la guida turistica Frommer’s scriverebbe ancora che la Sicilia è una roccaforte d’omofobia. Sono passati appena quattro mesi dalla pubblicazione dell’articolo, con tanto di scuse da parte dell’autrice, che sconsigliava ai gay di trascorrere le proprie vacanze nell’Isola perché terra per loro poco “ospitale”. Adesso, come sappiamo, gli stessi siciliani “omofobi” hanno eletto presidente della Regione un omosessuale che non ha mai nascosto di esserlo. Cosa è successo? Per un beffardo scherzo delle urne, la Sicilia del “gallismo”, per dirla con Brancati, si ritrova adesso con un governatore che ha fatto coming out. Sembrerebbe peggio di un contrappasso dantesco.

IL TRIONFO DELLA “NORMALITA’” – La verità è che in Sicilia ha trionfato la “normalità”. Anche se la vittoria di Rosario Crocetta per molti ha rappresentato mille “pride” in un colpo solo, tesi per certi versi condivisibile, in realtà potrebbe contribuire fortemente a “normalizzare”, in un contesto culturale delicato come quello siciliano, il concetto di persona con il suo naturale bagaglio di diversità. È un’occasione che il neo presidente non si lascerà sfuggire, continuando, come ha fatto fino ad ora, a mettere da parte l’ostentata militanza sessuale fine a se stessa, in favore di una sobria, ma non meno autentica, dichiarazione di appartenenza.

PLAUSO DI ARCIGAY – Certo è che l’elezione di Crocetta, anche se ha fatto storcere il naso a certa intellighenzia gay di sinistra a causa dell’alleanza con i cattolici dell’Ucd, è stata ben accolta dal resto della comunità omosessuale. “Rappresenta con chiarezza – commenta Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay – che il Paese è pari alle grandi democrazie europee con un approccio ormai sereno alla visibilità degli amministratori pubblici”. La speranza è che la figura di un presidente come Crocetta “sia da sprone per i tanti omosessuali e lesbiche che, in ruoli di amministratori pubblici o di potere, ancora nascondono inutilmente o tacciono relegando alla vergogna la loro affettività”.

SICILIA GAY FRIENDLY? – La Sicilia, così, si scopre d’improvviso gay friendly? È inutile domandarsi se quello che l’Isola sta attraversando sia un cambiamento davvero sincero o solo apparente. Di certo non è casuale, ma non è facile leggere tra le pieghe di una società votata per natura ad un ambiguo rapporto con il potere e con la diversità. Di una cosa siamo certi: il Pride nazionale 2013 si terrà a Palermo, ma l’orgoglio gay si giustifica solo in presenza dell’omofobia, che in Sicilia ha ancora uno zoccolo duro difficile da scalfire.

Segui su Twitter: @ggiallombardo

Segui su Facebook