Il Ponte? Ha sette vite come i gatti. Ogni volta che qualcuno prepara la sepoltura, riesce a sfuggire alla sorte iniqua. Non risorga, intendiamoci, ma non muore. E’ sospeso in una specie di limbo, né di qua né di là. Al pari degli zombie, spaventa e viene combattuto. Al pari dei gatti, però, qualcuno se lo stringe al petto dopo lo scampato pericolo. Ed intanto la storia continua ormai da più di mezzo secolo.

E’ accaduto, stando alla indiscrezione raccolta dal Corriere della Sera, che nel governo avarissimo del Professore Monti si siano accorti che decretandone la fine, dura e cruda, costi un sacco di soldi, più di quanto sia lecito pagarne. La somma di 30 milioni di euro, sull’unghia, proposta al Consorzio Eurolink, che aveva ricevuto la commesse, è stata respinta. Il consorzio vuole almeno mezzo miliardo di euro. Una manna per chi deve metterseli in tasca a titolo di penale (e qualche spesa propedeutica…). Meglio che realizzare la struttura e intascare i quattrini a cose fatte, o quasi.

Eurolink pregustava il premio dovuto a chi subisce la risoluzione di un contratto e invece deve fare i conti con la squadra montiana alla ricerca di qualche espediente dignitoso. Il Cipe, che avrebbe dovuto affossare definitivamente l’opera e non se ne parli più per i prossimi cento anni, sarebbe stato stoppato per tempo. L’idea è quella di congelare la decisione, tenerla ancora per un poco nel limbo in modo da rinviare il pagamento della penale e affidare al nuovo governo la gatta da pelare (a proposito delle sette vite).

Comunque vada, il Ponte dei sospiri – emessi da chi lo vuole e chi non lo vuole –  è diventato indigesto a tutti, sia ai contrari quanto ai favorevoli. Se dovessero ripensarci, cosa estremamente improbabile, manderebbero in bestia il dissenso organizzato, se dovessero pagare per non farlo, farebbero morire di bile tutti.

 

Roba dell’altro mondo.