di Stefania Brusca -

Mesi di campagna elettorale, centomila caffè e notti insonni per i candidati ed i loro entourage, ma per chi ce l’ha fatta la voglia di scherzare non passa mai e magari si può anche ridere sopra un bernoccolo in testa, frutto dei festeggiamenti. È il caso di Fabrizio Ferrandelli, lanciato in aria dai suoi sostenitori dopo aver appreso l’esito positivo delle votazioni. Purtroppo hanno fatto i conti senza l’oste, anzi, senza il tetto. Anche se il neo deputato regionale ne è uscito quasi illeso.

Oggi Ferrandelli su Facebook sdrammatizza alla siciliana: “Il lancio nel soffitto era un test: siamo proprio corna dura!”. E c’è già chi gli consiglia di non togliere il ciuffo “perché sicuramente si vede il bernoccolo”. “Dopo avere saputo dell’elezione ci siamo spostati al comitato elettorale di Crocetta e Fabrizio è sparito. Allora abbiamo iniziato a chiamarlo in gruppo ad alta voce”, spiega Dario Duminuco, consigliere della II circoscrizione e membro del  comitato elettorale di Ferrandelli. “A quel punto lui è uscito. Lo abbiamo afferrato mani e piedi e lo abbiamo lanciato in aria – continua Duminuco –  ma non avevamo calcolato il controsoffitto e al terzo lancio ha sbattuto la testa”.  E lui? Come avrà reagito? “Ha fatto finta di nulla, ma una lacrimuccia ha tradito il dolore che sicuramente stava provando”, conclude il consigliere.

Sui social network non mancano pero’ commenti indirizzati al nuovo presidente della Regione, Rosario Crocetta.  Dopo ore di snervante attesa tra il susseguirsi di notizie più o meno attendibili finalmente si delinea la vittoria, allora le battute fioccano:  “Mi sa che su queste elezioni possiamo mettere una Crocetta sopra” o ancora “Spero che la promessa di astensione dal sesso valga solo per il presidente”. Ma non manca anche chi esprime una gioia inattesa: “Abbiamo un Presidente della Regione Sicilia che parla l’arabo!”.

Sugli sconfitti invece cala il sipario. Non mancano i post sui “cari estinti”,  citati ad uno ad uno come in un epitaffio funebre.  I commenti si dividono tra rivendicazioni e illusioni disattese, in molti puntano sull’astensione dal voto per riuscire a spiegare la sconfitta. Pochi (ma buoni) ringraziano tutti comunque per il sostegno, si rimboccano le maniche  e si rimettono al lavoro.