Nelle urne siciliane delle regionali è prevalsa la protesta con il largo suffragio a Cancelleri e, seppure in misura molto minore, con il voto a Rosario Crocetta, la cui candidatura inizialmente è stata osteggiata. Ma è fuori dai seggi che la protesta si è manifestata in modo dirompente, con l’astensione di più della metà dei siciliani.
Ma bisogna stare con i piedi a terra. I numeri vanno comparati. C’è stato un astensionismo fisiologico dell’ordine del 25- 30 per cento, mediamente. Una fascia di elettorato che non vota per i più svariati motivi, compresa la protesta. Il restante 20 per cento si è aggiunto alle regionali: questo dato va analizzato con più attenzione per coglierne i caratteri.
Alle regionali del 2008 si votò per un giorno e mezzo (si eleggevano anche deputati nazionali e senatori), così come alle recenti Amministrative. Le politiche mobilitarono ancora di più la militanza e coinvolsero altri elettori. Inoltre non va dimenticato che c’è una consuetudine a utilizzare il secondo giorno e c’è chi ama trascorrere il week end lontano da casa.
Questi elementi non fanno dell’astensionismo un fenomeno normale, ma ne dimensionano l’ampiezza in ambiti più realistici, al netto dell’enfasi che su di esso si registra. Il non-voto è oggetto di analisi e di corrette riflessioni preoccupate ma è anche motivo di “delegittimazione” del risultato elettorale. Gli eletti, insomma, soprattutto i vincitori, non avrebbero alcun diritto di governare a causa del bacino vasto del non-voto.
Norme costituzionali e legge elettorale non richiedono il quorum, ma ci sarebbe un bisogno politico ed etico di rispettare la protesta, tornando alle urne. E c’è perfino chi prevede che queste motivazioni finiscano con il prevalere a causa della “ingovernabilità” dell’Assemblea. Roberto Giambrone, esponente dell’Idv, ha detto a Radio anch’io che si dovrebbe andare a votare nel 2013, proprio per questa ragione. Il suo partito si era adoperato per una chiusura anticipata della legislatura, non è riuscito ad entrare a Palazzo dei Normanni con suoi rappresentanti e mantiene questa sua richiesta a seggi appena chiusi.
Il presidente della Regione eletto non ha una maggioranza – gli mancano cinque o sei deputati per raggiungerla – e i conti in rosso non permetterebbero la governabilità.












2 commenti a "“Pochi elettori, i vincitori
non hanno diritto a vincere…”"
Ma qual è il problema: tutti hanno avuto il diritto di andare a votare. Hanno preferito delegare la propria preferenza alla minoranza?
Peggio per loro!
Non è così che si protesta in modo logico.
cominciano i deliri della casta che ha perso capra e cavoli.
Vorremmo votare fino a quando non si vince ?
Su quale base di Costituzione, di legge elettorale o altro si basa questa farneticante posizione?
Perchè per i referendum la norma è invece prevista ?