Negli Stati Uniti l’uragano è l’uragano, cioè tempesta, vento, allagamenti. Gli americani gli regalano un nome per avere memoria del fenomeno e farne tesoro, in futuro. In Italia i terreni franano e le strade si trasformano in fiumi in piena senza bisognouragani, perché ici manca il terreno sotto i piedi. Diamo il nome ad uragani politici, piuttosto, perché fanno paura a quelli che stanno in alto.

E quello in corso in Sicilia è un uragano politico. Entra a Palazzo dei Normanni una rappresentanza, vera stavolta, della società civile, con il Movimento 5 Stelle, che ha candidato giovani 30-35 enni pressocché sconosciuti, a cominciare dal “presidente”, Giancarlo Cancelleri, geometra di Caltanissetta.

Uragano Grillo lo chiamano, perché il debutto del Movimento in Sicilia era giudicato, non a torto, il luogo più difficile. I grillini, infatti, avevano numeri favorevole e ben più alti nel resto del paese, rispetto alla Sicilia. Il conto che viene fatto oggi, dopo lo spoglio di 3200 seggi, è di un potenziale di voti alle politiche tale da eguagliare quello del partito che nelle intenzioni di voto è in testa, cioè il PD.

Il trend dei grillini rimane ancorato, infatti, al 18 per cento, dieci punti in più sulle previsioni più rosee della vigilia. Più che correre ai ripari, dovranno cambiare pelle sul serio i partiti se vogliono competere con l’uragano Grillo.

Rosario Crocetta si avvia verso il successo e promette che con lui cambierà la storia della Sicilia, Cancelleri promette che nulla sarà come prima e marcheranno stretto chiunque. Nel Pdl si continua a sperare in una inversione di tendenza. Ma è già cominciato il processo ad Angelino Alfano, cheporta con sé il peccato originale: essere nato ad Agrigento.