Pubblichiamo l’attenta ed indipendente analisi di Emanuele Gabbini in merito all’evoluzione del mercato e della filatelia in Italia, a cinque anni di distanza dalla pubblicazione del noto libro “filatelmia”.

(di Emanuele M. Gabbini) Nel 2008 ho pubblicato il volume “filatelmia” in 9.000 copie che sono state quasi tutte distribuite: le ultime copie sono in possesso del “Club della filatelia d’oro italiana” ed alcune sono presso la “Federazione fra le Società Filateliche Italiane” che le distribuiscono in occasione di eventi filatelici. A distanza di cinque anni mi è stato chiesto da varie parti un articolo “di aggiornamento” al contenuto del volume: ho aderito volentieri all’invito (avendo già anticipato alcune mie opinioni in una mini-conferenza al recente Primo Congresso del “Club della filatelia d’oro italiana” svoltosi a Martinengo lo scorso settembre) perché in questi cinque anni sono accaduti molti cambiamenti nella filatelia e nella mia esperienza di collezionista.

L’articolo ricalcherà la impostazione del volume nelle sue cinque parti.

1) Filatelia vissuta

2) Le mie collezioni

Nel 2008, come descrivevo in “filatelmia”, possedevo 12 collezioni: “Sicilia AMGOT-relazioni postali con l’estero”; “Relazioni postali con la Santa Sede (nei pontificati da Pio X a Benedetto XV)”; “Il servizio postale all’interno dell’A.O.I.”; “A.O.I.-relazioni postali con l’estero”; “Il servizio con assegno”; “I servizi postali in Italia”; “Storia dell’uomo e della posta”; “Storia d’Italia dal 1850 al 2000”; “Iconografia postale”; “Deutsche Besetzung Zara”; “Storie di posta” e “Posta della storia” e 6 mini-collezioni: “Le ricevute di ritorno del recapito autorizzato”; “I libretti di riconoscimento postale”; “Le tessere di riconoscimento postale”; “La posta dei comuni”; “La posta degli enti semistatali” e “Le cartoline in franchigia della I GM per l’estero”. Ho esposto alcune di queste collezioni fino al 2010.

Nel 2010 ho preso una decisione per me molto importante: quella di smettere di collezionare e vendere tutte le collezioni. La decisione è stata motivata da un lato dal desiderio e bisogno di poter disporre del tempo libero per altre attività e dall’altra dalla necessità di dover monetizzare il patrimonio filatelico per poter realizzare alcuni progetti familiari. E così, dopo 55 anni di intensa attività, ho posto fine alla mia attività di collezionista.

Tutte le 18 collezioni sono state vendute: quasi sicuramente non ho “ripreso” l’importo speso negli anni, ma, occorre considerare il grande valore del divertimento e dell’ arricchimento culturale durante questo lungo periodo.

Da questo punto di vista posso quindi ritenermi soddisfatto.

3) Le mie pubblicazioni

Nel 2008, 2009 e 2010, in collaborazione con gli amici Benito Carobene e Roberto Colla sono stati pubblicati, ogni anno, i tre volumi dell’Unificato di storia postale in una edizione completamente rivista e sistematizzata.

Resta il rimpianto che il lavoro sul terzo volume è terminato proprio due mesi prima della scomparsa del caro Benito.

4) Le mie convinzioni filateliche

Ho riletto, a distanza di anni, quanto avevo scritto in questa parte di “filatelmia” composta dai capitoli: “Perché collezionare”; “Cosa collezionare”; “Come collezionare”; “Divertimento o investimento”; “Il sistema filatelia”; “I collezionisti”; “I commercianti”; “Le aste e le vendite per corrispondenza”; “I convegni ed i mercatini; “Il commercio filatelico in rete”; “I falsari ed i periti”; “I cataloghi”; “La letteratura filatelica”; “Le esposizioni a concorso”; “Le esposizioni non a concorso”; “La filatelia organizzata” e devo dire che, dovessi riscriverli oggi, non cambierei una virgola a quanto scritto.

Resta quindi solo da registrare se e cosa è cambiato, in questi ultimi cinque anni, nella dimensione del mercato e nelle modalità d’azione dei vari interpreti del sistema “filatelia”.

Per quanto riguarda i numeri, come noto, in filatelia, non esiste alcun dato ufficiale, ma da estrapolazioni ed interviste, io ho pubblicato nel 2008 (senza che nessuno abbia formalmente o informalmente confutato i dati) che il mercato filatelico dell’anno (inteso come acquisti di collezionisti italiani e quindi esclusa ogni transazione tra commercianti) fosse allora di 150 milioni di euro: 50 milioni di novità filateliche e materiale para-filatelico (quindi dominato da Poste Italiane) e 100 milioni di euro di acquisti da parte di circa 56.000 collezionisti: l’ 11% di questi collezionisti però (6.000 circa) acquistava il 75% del totale (75 milioni di euro).

Prendendo in considerazione la situazione economica generale ed analizzando le modalità d’azione dei vari interpreti durante il quinquennio, si può formulare una nuova valutazione del mercato attuale.

Va sottolineato che negli ultimi due/tre anni la crisi economico finanziaria nel nostro Paese (ma anche in tutto l’Occidente) è stata particolarmente severa causando preoccupazioni più o meno giustificate in tutti e riducendo le risorse disponibili (specie per acquisti voluttuari) in una significativa fascia della popolazione.

Per quanto riguarda la filatelia, nessuno è stato in grado di porre in essere efficaci strategie e programmi di sviluppo: Poste Italiane ha caso mai ridotto i suoi programmi a sostegno della filatelia; i commercianti ed i collezionisti attraverso le loro varie associazioni non hanno introdotto alcun serio programma di promozione per la filatelia dei quali si sentiva la mancanza già nei decenni precedenti il 2008.

L’età media dei collezionisti (specie di quelli più importanti) già alta nel 2008 è ulteriormente aumentata per il trascorrere degli anni senza che sia avvenuto un sufficiente ricambio generazionale.

La politica della maggior parte degli editori di cataloghi, l’incapacità dei periti filatelici di costituirsi in una unica associazione che garantisca professionalità e trasparenza, la apparente staticità della stragrande maggioranza dei collezionisti che non riescono ad esprimere alcuna azione concreta al di là del solito mugugno, non hanno contribuito certo a creare un clima di fiducia e di sviluppo.

Si è quindi creato un circolo vizioso negativo che ha provocato: 1) la modesta apparizione di nuovi seri collezionisti più che compensata dalla scomparsa di collezionisti anziani; 2) la scomparsa di moltissimi “piccoli” collezionisti; 3) la riduzione di acquisti annui da parte anche dei collezionisti “medi”; 4) la crisi di diversi operatori commerciali, specie i più piccoli; 5) la sempre più vistosa crisi dei mercatini e dei convegni filatelici, parzialmente, compensata dagli acquisti in rete.

Strutturalmente, moltissimi sono i Circoli filatelici in crisi (alcuni hanno chiuso), difficile il reperimento di fondi e quindi difficile organizzare attività da parte della Federazione, scarso il ruolo della Associazione commercianti.

Alla luce di quanto sopra, la mia stima del mercato attuale è di 120 milioni di euro con una riduzione di 30 milioni, o del 20%, rispetto al 2008. Si modificano anche, a mio giudizio, i segmenti di mercato:

40 milioni di euro – strettamente collegati alle politiche di Poste Italiane – il segmento delle novità e del materiale para-filatelico e 80 milioni il segmento degli acquisti dei collezionisti italiani. Questi vedono il loro numero scendere a 30.000 contro i 56.000 del 2008. La riduzione, significativa nei numeri (meno 46%), si riferisce però largamente ai piccoli collezionisti. Quindi il 17% dei collezionisti (5.000 contro i 6.000 del 2008) rappresentano il 76% degli acquisti del segmento (65 milioni di euro).

La fascia dei collezionisti “medio-alti” si riduce quindi in numero (meno 17% dovuto essenzialmente ad un fattore di età), ma il mercato in valore assoluto da loro rappresentato si riduce solo del 13%.

5) Uno sguardo in avanti

Nel 2008 ipotizzavo due scenari: uno di sviluppo (essenzialmente legato alla capacità di attuare seri programmi di promozione della filatelia da parte degli enti preposti, ma legato soprattutto ad una evoluzione di mentalità sia da parte dei collezionisti che da parte degli operatori commerciali) che avrebbe potuto portare, in 10 anni, ad un uguale numero di collezionisti (60.000: “sostituendo” i collezionisti ultra settantenni con nuovi collezionisti più giovani), ma ad un mercato doppio in valore assoluto.

L’altro di “involuzione” con la filatelia divisa in un segmento per pochi “studiosi” (2.000/3.000) che facciano i loro acquisti essenzialmente attraverso poche case d’asta e pochissimi commercianti qualificati ed uno di “collezionismo povero” con un numero limitato di collezionisti (15.000-20.000) che si riforniscano essenzialmente in rete o da piccoli commercianti.

Purtroppo, con l’aggravante della crisi economico-finanziaria, le attività dei primi cinque anni trascorsi sembrano portare più allo scenario di involuzione che a quello di sviluppo.

Ma la storia insegna che ogni trend può essere invertito: la crisi economico-finanziaria finirà, la lungimiranza di alcuni operatori commerciali e di alcune Associazioni di collezionisti potrebbe portare ad una nuova filatelia di qualità anche se non eccessivamente elitaria: non potrà più essere, penso, un fenomeno di massa come nei decenni passati. Certo che occorre però lungimiranza, determinazione e programmi concreti che presuppongono volontà di investimento nel settore.

Una ultima considerazione

Con l’esperienza di 55 anni di collezionismo e con tutto quanto contenuto in questo articolo, io, se oggi avessi 30 o 40 anni, non esiterei un attimo a diventare un collezionista filatelico.

Non solo, malgrado abbia lasciato il collezionismo attivo, continuerò sempre a frequentare gli ambienti filatelici dove ho un enorme numero di amici e buoni conoscenti che mai avrei conosciuto se non mi fossi dedicato a questo fantastico hobby: amici e conoscenti coi quali ho mantenuto proficue relazioni personali e coi quali sono spesso in contatto telefonico o via mail ed è un vero piacere ogni volta che ci si possa incontrare di persona.