Torna la Trinacria sulla scena con gli scoppiettanti Andrea e Antonino, i “Gianni e Pinotto della Sicilia”, come li chiama la Clerici. Ci danno di nuovo giù con il mambo: com’è che si dice? Squadra che vince non si cambia. Questa volta, simpatia a parte, sbagliano un po’ nell’intonazione ma non nell’ interpretazione: sono showmen già fatti. E si vede bene quando spunta Paolo Belli: lo seguono a ruota, la loro è una vera a e propria esibizione.
Matteo Martignoni, il Brad Pitt di Roma Nord, giunto sul palco elegantissimo come sempre, parte con una nota simpatica: le imitazioni dei giurati; questa parentesi allegra stona un po’ con il momento di grande e bellissima malinconia a cui induce il pezzo da lui cantato, “Rimmel” di De Gregori ,una delle canzoni più belle mai scritte. Matteo è come sempre semplice, intonato, poetico e in questo il testo aiuta in modo decisivo. Lui è uno dei pochi ad avere un repertorio di canzoni tutte belle, tutte intense. Dopo di lui sale in scena Camille Cabaltera con “In assenza di te” di Laura Pausini, dopo “Rimmel” è una vera caduta, neanche un tuffo. Lei è graziosissima, ma non così intonata e in generale l’esibizione è poco convincente.
Carlo Fontani giunge sul palco portando con sé tutta la sua energia e, interrogato, ammette col candore immediato che solo i bimbi hanno di volere fare da grande l’astronomo. Si misura, questa settimana, con “La mia moto” di Jovanotti: chitarrina elettrica, suggestioni anni ’90 e ritmo. Sa divertirsi sul palco ed essere energico; forse il pezzo non lo aiuta e così non prende un voto alto. Peccato, è un diavoletto adorabile.
La siciliana Clara Palmeri canta “Domani è un altro giorno”, Clara è bravissima e usa la sua calda voce con maestria, si potrebbe dire, se non suonasse male detto a una bambina. L’esibizione è degnamente coronata dalla fantastica presenza di Ornella Vanoni. Questa donna, questa cantante immensa è diventata un’ ospite quasi ingestibile, un po’ alla Loredana Berté. Come nella sua celebre imitazione sembra davvero ubriaca, e se non ubriaca quanto meno suonata: straparla, racconta sconnessamente, parla ai bambini mentre cantano… insomma una presenza geniale. Invita pure Clara, dopo essersi complimentata, a non muovere nevroticamente la mano come se nuotasse, evviva la sincerità anche quando è “unpolitically correct”.
Segue “Thriller”, cantata da Michele Perniola: non può competere con l’originale e la sua è davvero fin troppo un’imitazione, coreografia annessa e connessa. Poi immediatamente Beatrice Pezzini che si dimena, dentro uno stupendo abito rosso cinto da una striscia dorata, con “Nessun dolore” . La sua è energia, è talento, è capacità di gestirsi il palco; è chiaro che qui non si ha a che fare con una bambina, ma con una ragazza consapevole dei propri mezzi espressivi, non solo vocali.
La puntata viene vinta da Gabriele Acquavia con “In ginocchio da te” che sfida Vania che canta “Amor mio”di Mina; ma la puntata è tutta sua ormai, di Gabriele, che non si lascia strappare neanche un sorriso quando Antonella Clerici proclama il podio suo.










