di Enzo Coniglio -

Ormai tutto è pronto per il grande giorno in cui 4 milioni di Siciliani eleggeranno il nuovo Presidente della Regione Siciliana e il parlamentino più vecchio d’Europa; e il tutto sotto i migliori asupici.

Peccato che…. e qui potrebbe cominciare il solito “cahier des doléances” che ci risparmiamo per non cadere nei soliti luoghi comuni ormai stereotipati e che non aiutano affatto a capire una “questione meridionale” oggetto di secolari discussioni e inchieste rimaste lettera morta. Ciò non significa affatto che questa nuova competizione elettorale non presenti alcun interesse; al contrario si preannuncia particolarmente importante sia per la Sicilia che per il Paese intero che a breve chiamerà alle urne i cugini del Lazio e della Lombardia e i cittadini maggiorenni aventi diritto di voto.

Alle elezioni siciliane vi partecipano 1.629 candidati raggruppati in 41 contrassegni per 90 seggi. Un sovraffollamento di candidati e di simboli e una frammentazione eccessiva di soggetti politici che non impedirà comunque la concentrazione del voto in pochi soggetti Presidenti che di fatto si contendono la vittoria politica risicata all’ultimo voto. Nello Musumeci per il centro destra, Rosario Crocetta per il PD e UDC, Gianfranco Miccichè per gli autonomisti e due importanti convitati di pietra: il movimento cinque stelle e il partito degli assenteisti e scheda bianca che si preannunciano particolarmente significativi in termini percentuali. Non essendo previsto il doppio turno nel sistema elettorale regionale siciliano in caso di un probabile testa a testa, la gestione politica effettiva dell’Assemblea e del Governo, potrebbero definirsi nei prossimi mesi.

Nulla di scontato quindi e in tal senso, la consultazione elettorale siciliana può costituire un autentico test elettorale nazionale. D’altronde non c’è da meravigliarsi se consideriamo che la Sicilia è stata in questo dopoguerra  un autentico laboratorio politico da cui hanno attinto a piene mani le forze politiche nazionali e, in questa edizione, la tradizione sarà mantenuta.

Basti pensare all’accoppiata PD-UDC che sembra contraddire il sistema bipolare prescelto a livello nazionale e che farebbe pensare in Sicilia ad una sorta di inciucio indiretto. In realtà non lo è affatto se si pensa che all’interno del PD risiede ancora oggi anche un’anima cattolica e laica centrista che il sistema proporzionale siciliano esalta ulteriormente. Una alleanza non proponibile attualmente a livello nazionale ma che il risultato siciliano potrebbe strutturalmente modificare. No ce ne meraviglieremo pensando che già negli anni ’60 si parlava a ragion veduta di un compromesso storico da realizzare in tempi brevi e di cui il rapimento e omicidio Moro sono state dirette conseguenze.

Un secondo aspetto da laboratorio, è la scissione del PDL in due anime importanti: quella nazionale del Segretario generale Angelino Alfano e di Silvio Berlusconi, eterno Premier eternamente indagato malgré tout da una parte, e quella di Gianfranco Miccichè, a cui si deve la eccezionale vittoria del 61 a zero all’inizio del Movimento Forza Italia e Casa delle libertà da egli fondate in Sicilia. Il risultato siciliano avrà senza dubbio delle ricadute importanti a livello nazionale.

Il terzo aspetto da laboratorio per nulla trascurabile per le ricadute nazionali, è rappresentato dalla riunione in un solo partito o movimento della cosiddetta “aria di centro” oggi dispersa in diversi partiti e movimenti e che in Sicilia rischia di ricompattarsi subito dopo le elezioni all’interno dell’Assemblea e che deve fare i conti con la componente cattolica che Gaspare Sturzo pretende di rappresentare per la sezione laicato cattolico anche se non si riesce a capire in base a quale delega, data da chi e in quali circostanze e con quali vincoli.

Il quarto aspetto per molti versi strategico, è  rappresentato dalle relazioni tra il PD e la sinistra, che appaiono nettamente scissi a livello elettorale siciliano ma che potrebbero trovare una collocazione importante e decisiva a livello di gestione politica in sede assembleare, subito dopo il voto. Una eventuale vittoria dell’area di Bersani in Sicilia avrebbe delle notevoli ricadute sulle prossime primarie del PD e sulla diatriba con Matteo Renzi, molto debole in ambito regionale siciliano.

Ma la consultazione elettorale siciliana non sarà  importante soltanto per le implicazioni sulle alleanze strategiche nazionali. Avrà delle ricadute altrettanto importanti sulla valutazione del grado di accettazione dell’attuale governo nazionale e del sistema dei partiti che si manifesteranno attraverso il grado di assenteismo e la percentuale di consensi assegnati al Movimento cinque stelle.

Sono segnali importanti che confermano ancora una volta la centralità politica della Sicilia nella realtà nazionale. Il giudizio finale di tale centralità potrà essere dialetticamente discutibile e contestato.