C’è forse l’election day, dietro la nuova strategia del Cavaliere. Durante la conferenza stampa Silvio Berlusconi ha fatto un cenno piuttosto esplicito alla necessità di anticipare le consultazioni nazionali, dopo avere illustrate il suo dissenso nei confronti della politica del governo. La Sicilia torna, dunque, l’ultimo avamposto prima delle politiche.

La nuova strategia del Cav ha motivazioni concrete: Roberto Formigoni fa di testa sa e ha già annunciato che nella sua Regione si va a votare entro la prima quindicina di gennaio. Renata Polverini non è più nelle condizioni di resistere alle pressioni che giungono dal governo e dalle opposizioni: deve rispettare le norme che pretendono il ritorno alle urne entro novanta giorni dalle elezioni.

Di fronte alla prospettiva di una rovinosa sconfitta nel Lazio e di una spaccatura del partito in Lombardia, con Formigoni da una parte e la Santanchè dall’altra insieme alla Lega Nord, l’ex premier sceglie il male minore: la giornata elettorale dedicata alle regionali del Lazio e della Lombardia insieme alle urne per le politiche nazionali.

 La data più probabile dovrebbe cadere nel mese di febbraio.

 Con le regionali in Lombardia e in Lazio. Roberto Formigoni, che decide per conto suo, ha già stabilito che si svolgano entro gennaio nella sua Regione, Renata Polverini è stata invitata formalmente dal Consiglio dei Ministri al rispetto delle norme, novanta giorni dalle dimissioni.

Il test siciliano potrebbe influenzare il voto delle politiche? Forse, ma fino a un certo punto. Con il ritorno di Berlusconi barricadero alla testa del suo partito, la possibilità che l’Udc torni nel centrodestra è pressoché inesistente. Perde di significato, quindi, il trest sull’alleanza Pd-Udc che in Sicilia ha costruito una coalizione, candidando l’euro deputato Rosario Crocetta alla Presidenza della Regione.