Sulle urne siciliane piovono fulmini e saette. L’ira di Silvio Berlusconi spariglia tutto, a cominciare dal suo partito, che ritorna in possesso del fondatore senza se e senza ma, il governo Monti fin qui sostenuto con qualche titubanza. Ritorna il conflitto aspro con le toghe, responsabili di avere costruito una magistatocrazia nel paese. Daniela Santanché ci mette il carico di novanta, chiedendo le dimissioni di Angelino Alfano e ribadendo la necessità di un de profundis rapido e definitivo del Pdl.  Casa Monti  a casa Angelino, porte chiuse – è la prima conseguenza – all’arrivo dei moderati, verso i quali appena qualche giorno fa l’ex premier aveva rivolto l’ennesimo appello all’unità di azione per battere la sinistra. Un disegno cui aveva portato in dote il passo indietro.

In una conferenza stampa, il volto scuro e i toni da guerra totale, Silvio Berlusconi è tornato ai vecchi slogan e lanciato i vecchi strali ai giudici, che stavolta l’hanno duramente punito, ritenendolo colpevole di avere frodato lo Stato per molti milioni di euro. La fiducia a Monti è appesa a un filo, anzi, non c’è più, e presto verrà deciso il da farsi per accorciare i giorni del voto.

 Spiazzato il partito, spiazzati gli interlocutori del Pdl, spiazzati gli uomini che con fatica stavano cercando il dialogo con il fronte centrista e moderato. Spiazzati anche gli elettori siciliani del Pdl e coloro che pur non essendo nel Pdl guardano all’alleanza fra centristi e post-berlusconiani come un approdo.

Il ritorno in campo di Berlusconi, da leader, è una doccia scozzese, che potrebbe influenzare perfino l’esito del voto in Sicilia.

La minaccia di una crisi di governo, illustrata con aspre critiche al Professore, di elezioni anticipate e, nelle intenzioni di Berlusconi, e il ritorno al partito di lotta, nelle mani del leader, modificano profondamente il quadro politico. La svolta, peraltro, non è stata preceduta, per quanto si sa, da alcuna consultazione con il segretario, i coordinatori e i big del partito.

 Silvio Berlusconi ha fatto tutto di testa sua. La condanna richiedeva vendetta, tremenda vendetta. Ma che c’entrano Angelino e il Professore con il verdetto dei giudici milanesi?