“Purtroppo il Codice antimafia, a un anno dalla sua entrata in vigore, non ha risposto alle aspettative e alle promesse annunciate. E’ vero che vengono affrontati problemi come gestione dei beni sequestrati e confiscati, ma purtroppo le risposte date da questo testo non hanno dato un esito positivo”. E’ quanto denuncia il giudice della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Fabio Licata a margine del seminario organizzato dal’Osservatorio nazionale su confisca, amministrazione e destinazione dei beni e delle aziende.
“La legislazione purtroppo e’ troppo ispirata aun criterio di chiusura delle imprese sequestrate perche’ privilegia una procedura troppo simile a quella fallimentare che non coglie l’aspetto dinamico delle aziende sequestrate, per questo e’ vitale una flessibilita’ nell’amministrazione che si deve conciliare con l’accertamento della buona fede dei creditori”, conclude.










