Mille e 629 candidati per novanta seggi, 41 contrassegni, dieci candidati alla Presidenza della Regione, 80 deputati eletti con il proporzionale, dieci con le liste bloccate.

I numeri, però, dicono poco o niente. L’affollamento di contrassegni non tragga in inganno: l’imbuto è stretto, vorrebbero attraversarlo in tanti, ma saranno pochi a riuscirci. Stando alle previsioni solo otto su 41 le liste che avrebbero la possibilità di accedere a Sala D’Ercole: il Pd, il Pdl, l’Udc, il Partito dei Siciliani-Mpa, il Movimento 5 Stelle, la Lista Musumeci, Grande Sud e Lista Crocetta. Avrebbero i consensi per concorrere anche la Lista Fava-Sel-Fds-Verdi, Cantiere Popolare e Idv.

La partita della Presidenza della regione sarebbe giocata da tre candidati: Nello Musumeci, Rosario Crocetta e Gianfranco Miccichè. Soprattutto dai primi due, secondo Angelino Alfano, lasciando fuori il terzo incomodo, Miccichè, il quale insidia i voti di Musumeci. Il quarto posto spetterebbe a Giovanna Marano, coalizione di sinistra con Idv.

Gli altri  non concorrono?

L’incognita del Movimento 5 Stelle incombe, ma non pare che faccia paura alle “ammiraglie” del Pdl e del Pd, preoccupati soprattutto dall’erosione di voti ai loro fianchi (Miccichè e Marano). Gli altri candidati sono Lucia Pinsone, Gaspare Sturzo, Giacomo Di Leo, Mariano Ferro, Cateno De Luca. Colorita la campagna elettorale di Cateno De Luca, il rivoluzionario, e Mariano Ferro, leader dei Forconi; molto efficace e rigorosa quella di Gaspare Sturzo, magistrato e pronipote del grande Luigi Sturzo, fondatore del partito popolare.

Le analisi vertono sul peso delle astensioni e degli indecisi, che rappresentano la metà del potenziale elettorato, sulla entità e la qualità del voto di protesta e del voto di opinione. Il voto “strutturato”, di militanza e di organizzazione, premia i partiti più presenti nel territorio e ben radicati (Pdl, Pd, Partito dei siciliani-Mpa, Grande Sud, Udc), il voto di protesta i movimenti, grillini in testa a tutti.

Ma la “protesta” si manifesta anche con l’astensione, oltre che con il voto al M5S. Il voto d’opinione premia la coalizione di sinistra, il Pd e Italia dei Valori.

L’altra incognita riguarda il voto disgiunto. Si favoleggia da tempo sulla rilevanza del voto disgiunto. La voce di “tradimenti” e accordi sottobanco è servita soprattutto per danneggiare gli avvesari politici e tiene banco sin dal primo giorno della campagna elettorale.

Il ricorso al voto disgiunto, questo è un fatto, è uscito dalla penombra. Lo hanno sollecitato sia Musumeci che Crocetta. Il primo, però, continua a lamentare presunti comparaggi fra Miccichè e Crocetta, bollati come calunnie dagli interessati.

La vigilia è trascorsa senza traumi. La condanna a quattro anni di reclusione di Berlusconi sfiora la campagna elettorale. Nulla di più.