Il trasporto pubblico urbano subisce in molte grandi città i disagi provocati dalle astensioni dei lavoratori, dagli ingorghi del traffico, dai conti in rosso delle municipalizzate, dalla lacunosa manutenzione dei mezzi, dall’insufficiente numero di bus in servizio rispetto ai bisogni, a Palermo – unica città al mondo – il trasporto pubblico va in tilt in occasione delle consultazioni elettorali, perché gli autisti vengono chiamati dai partiti in lizza a svolgere il ruolo di rappresentanti di lista.

Viene impedito ai cittadini di utilizzare il servizio di trasporto pubblico cui hanno diritto – avendolo pagato ben due volte (con il biglietto e con le imposte comunali) – e viene reso difficoltoso, e sotto alcuni aspetti violato, l’esercizio di un diritto-dovere, la partecipazione al voto.

L’interruzione del servizio pubblico nei casi previsti dalla legge viene sanzionato e pretende l’intervento delle autorità competenti, sulla base di una disciplina di autoregolamentazione degli scioperi. La chiamata al seggio nella qualità di rappresentante di lista, tuttavia, non può essere impedita, per come stanno le cose.

Ciò che avviene, dunque, non può essere evitato?

Se fossero stati medici, controllori di volo o infermieri, a svolgere il compito di rappresentanti di lista, avrebbero chiuso i i servizi d’urgenza degli ospedali, lasciato in garage le autoambulanze, interrotto il traffico aeroportuale?

Sicuramente no. E’ probabile, tuttavia, che il problema, meritoriamente, non si è presentato, altrimenti sarebbe stato di difficile soluzione. Ed è altrettanto probabilòe che in nessuna altra città italiana gli autisti dei mezzi pubblici vengano chiamati in numero strabocchevole ad esercitare il compito di rappresentanti di lista.

L’Ufficio stampa del Comune di Palermo, con una nota, avverte i cittadini, attraverso i media, degli inevitabili disagi che subiranno nelle giornate dedicate al voto ed allo spoglio delle schede. “In conseguenza del fatto che oltre 300 dipendenti Amat, in gran parte autisti, hanno comunicato che svolgeranno il ruolo di rappresentanti di lista per le prossime elezioni regionali, essendo impegnati nei giorni 27, 28 e 29 ottobre”, si legge nella nota, “l’Azienda informa che sarà necessario prevedere una considerevole riduzione dei servizi”.

E non è tutto, perché il numero di autisti impegnati nelle operazioni di voto potrebbe aumentare ancora, ed è perciò impossibile pianificare la sospensione di alcune tratte e l’entità del disservizio. “In queste ore, alla luce delle comunicazioni di nomina a rappresentante di lista che stanno pervenendo ancora ora”, prosegue la nota, “si sta predisponendo un piano adeguato per far fronte alla massiccia carenza di personale”.

Sarebbe stato di grande interesse conoscere le liste che utilizzano gli autisti dell’Amat, in modo da permettere ai cittadini di sapere quali partiti o movimenti hanno dato prova di civismo e di responsabilità in questa circostanza. Se si dovesse ragionare a fil di logica, si dovrebbe sospettare che a scegliere gli autisti del servizio pubblico siano state le formazioni politiche interessate ad incrementare il livello delle astensioni già atto. E’ vero, infatti, che i seggi elettorali si trovano generalmente in luoghi vicini al domicilio degli elettorio, ma è possibile che ci siano cittadini che abitano, magari temporaneamente, altrove, e che le difficoltà di trasporto interessino soprattutto gli anziani.

Le implicazioni di questa “inciviltà”, dunque, sono gravi e molteplici, e chiamano in causa sia gli autisti-rappresentanti di lista di Palermo, quanto – e soprattutto – i partiti che hanno deciso di servirsi di loro in modo massiccio.

Domandarsi per quale ragione gli autisti scelgano di svolgere il ruolo di controllori della regolarità del voto per conto di una lista è del tutto giustificato. Le ipotesi sono essenzialmente due: o gli autisti fanno una intensa attività politica e la militanza li obbliga a vigilare nei giorni del voto, oppure è una ghiotta opportunità di riposare per tre giorni. Nel primo caso, si tratterebbe di una militanza sprovvista di civismo, nel secondo di una militanza sprovvista di civismo e di etica pubblica. Illazioni entrambi, allo stato.

Questa storia sembra la metafora dei tanti guai che affliggono Palermo, la Sicilia, il Meridione, il Paese, nell’ordine. La politica è sul banco degli imputati, ma coloro che l’utilizzano in modo indecente sono tanti e affatto esenti da colpe. Gravi.