Avvocato Michele Costa, lei ha alle spalle una lunga esperienza professionale. Che idea si è fatta della sentenza del tribunale di Milano che condanna a quattro anni di reclusione Silvio Berlusconi per frode fiscale?

“Non entro nel merito, perché non conosco il processo. Mi impressiona piuttosto la reazione del condannato e dei suoi estimatori, ho appena ascoltato in tv che Berlusconi sarà obbligato a restare in campo a causa della condanna. Esattamente il contrario di ciò che ci si aspetta da un uomo delle istituzioni, un parlamentare, un leader politico”.

Lei che cosa si aspetta?

“Che ci difenda nel processo senza rimanere in Parlamento. Qui invece si sostiene il contrario, che ci si difende dal processo affidandosi alle regole del Parlamento, che assicurano un trattamento diverso a deputati e senatori”.

La pena accessoria, tre anni di sospensione di interdizione dai pubblici uffici, non è esecutiva?

“No, non lo è mai. La pena accessoria non è autonoma, segue la sorte della pena principale, cammina insieme al reato che la giustifica, non potrebbe essere diversamente. Nel caso di Berlusconi, potrà essere applicata solo a conclusione dei tre gradi di giudizio. Ma il problema non è questo…”.

E qual è?

“Se un bidello viene accusato di furto e viene indagato, subisce un procedimento disciplinare che stabilisce se può rimanere nel suo posto di lavoro. Il bidello può essere cautelativamente sospeso per salvaguardare la scuola dal presunto ladro o molestatore, per evitare che venga violata la dignità della scuola. Il parlamentare, il leader politico gode di un trattamento privilegiato. Può rimanere alla Camera o al Senato e ricandidarsi, nonostante debba rispondere di reati gravi. Ci sono reati che richiedono una sospensione cautelativa e l’inibizione in attesa di giudizio”.

E’ solo una questione giudiziaria?

“No, non dovrebbe esserlo. E’ una questione morale, politica. La permanenza e la ricandidabilità di chi è condannato o subisce una inchiesta per gravi reati dovrebbero non sono compatibili con la tetela delle istituzioni”.

Si sostiene che così facendo si regala ai pm il potere di cacciare via i parlamentari o gli uomini di governo

“E’ una vecchia tesi. Le prerogative del parlamento vanno salvaguardate, ed il modo migliore è stabilire che se ne rispettino lo spirito. Significa che i veti agli inquirenti vanno presi in considerazione solo nel caso in cui si sospetta un intento persecutorio reale e concreto”.

Invece queste prerogative sono state utilizzate per rendere la vita difficile agli inquirenti…

“Certo, è così. Ma non è questo il caso di Silvio Berlusconi, che è stato condannato a quattro anni di reclusione. Perché il bidello viene sospeto e lui, o qualunque altro nella sua stessa condizione, invece dispone di privilegi che gli consentono di restare dove si trova e addirittura ricandidarsi? Anzi,  siamo all’aberrante decisione di dovere rimanere in campo per contrastare il corso della giustizia”.