Ruggero conquistò la Sicilia con trecento cavalieri, Giuseppe Garibaldi la conquistò con mille uomini, il generale Patton con mille navi: se vincesse, Beppe Grillo avrebbe conquistato l’Isola da solo, con una nuotata da Reggio a Messina.

I siciliani “amano” farsi conquistare. Il giorno dopo la conquista si riprendono quanto basta di ciò che hanno ceduto e la giostra riprende a girare come prima. Solo che stavolta la storia è un poco diversa.

Una cosa è conquistare la Sicilia  con le armi e attrezzarsi per la spartizione del potere dopo – com’è avvenuto finora – ed un’altra, conquistarla per rivoltarla come un guanto, come annuncia di volere fare Beppe Grillo, affidandone nientemeno il compito agli stessi siciliani, abituati a spartire la torta con i conquistatori.

Comunque vada, il comico genovese ha incassato il premio delle piazze piene. I siciliani lo hanno circondato di attenzioni. Un’accoglienza calorosa. Una ruspa, un demolitore, un caterpillar che viene amato, è un controsenso, ma è capitato.

“Una volta “spianato” il terreno, che succede?”, si sono chiesti quelli che non hanno affollato le piazze grilline.

Intanto spianiamo, rispondono i grillini. Affidarsi all’antipolitica è più pericoloso che affidarsi alla politica sbagliata, questi sfasciano tutto, replicano gli altri. Grillo se ne torna a casa.

Le urne siciliane sono un grande palcoscenico: debutta il Movimento 5 Stelle, destinato a giocare un ruolo nel Parlamento nazionale. Debutta l’alleanza Pd-Udc, debutta il centrodestra guidato dalla Destra di Storace, debutta la coalizione di sinistra con l’Idv; debutta l’alleanza autonomista del Grande Sud e del Partito dei siciliani. Debuttano rivoluzionari e uomini d’ordine alla guida di movimenti spontanei e strutturati (è il caso di Gaspare Sturzo, magistrato e pronipote di don Luigi). Debutta un candidato dichiaratamente omosessuale, un candidato storaciano, una sindacalista della Fiom.

C’è grande incertezza sull’esito del voto, ma le urne non sorprendono mai, nonostante quel che si dice e si scrive alla vigilia. Gli outsider e i miracoli scompaiono appena terminato lo spoglio.

Le incognite riguardano i “patti”, quelli stipulati alla luce del sole, e gli altri, sotto traccia (come sempre): gli “spareggi” fra Musumeci e Miccichè, Rosario Crocetta e Giovanna Marano sono una sorta di primo turno virtuale destinati a segnare la sorte della campagna elettorale.

Si vota “soprattutto” contro qualcosa più che per qualcuno. Prevale l’irritazione, l’ira, la rabbia. Voto di protesta, dunque. O protesta senza voto.

L’alto numero di astensioni raddoppierebbe il valore di ogni voto. Gli elettori che depositano la scheda alle urne decidono anche per gli astenuti. Il voto “strutturato”, frutto dell’organizzazione di partito o ideologico, quindi conta il doppio. Conta molto  anche, per motivi diversi, il voto disgiunto, al quale, non a caso, negli ultimi giorni hanno rivolto la loro attenzione sia Nello Musumeci quanto Rosario Crocetta. Scegliete la lista che più vi aggrada e poi date il voto a me, che non ho niente a che vedere con i partiti.

Hanno deciso di  prendere il vento di bolina, perché spira “contro” e non a favore della vela. Non hanno alternativa. Una scelta che richiede perizia e molta fortuna.