Ad albero caduto accetta accetta. Nello Musumeci mette le mani avanti: Silvio Berlusconi non ha niente a che fare con la Sicilia. Non è stato chiamato, non è stato invitato a venirci e a lui non è passato per la testa di venirci. “Non ci ha dato alcuna benedizione, come ha fatto con Lombardo e con Cuffaro”, precisa il candidato del Pdl-LaDestra-CP.
Lo trattano come se portasse sfiga, come fossero sicuri che accogliendolo in casa metterebbe in pericolo la cristalleria con un solo gesto. Al Nord, dove le sacerdotesse dell’ex premier sono in servizio permanente effettivo, hanno un’idea diametralmente opposta. Micaela Biancofiore che, a dispetto del nome, lieve e generoso, è una fotocopia del capo delle Erinni, Daniela Santanchè, urla a squarciagola che il Cavaliere non ha lasciato la politica ma “quel Pdl che è uno schifo”. Pan per focaccia, insomma.
Pare che alle “amazzoni”del cavaliere, impegnate nella organizzazione del “migliore partito del mondo” al loro nume tutelare (“Silvio ci darà la sua benedizione”, annuncia Micaela) non interessi un tubo delle elezioni regionali siciliane, considerate invece la cartina di tornasole di quel che riserva il futuro. Non solo al Pdl, ma ai partiti e alla Seconda Repubblica.
In queste ore cattolici e laici “di centro” lanciano il loro manifesto per la Terza Repubblica, dopo l’iniziativa del presidente del Senato, pressoché identica ma con peccato originale: provenire dal partito di Berlusconi.
Questo caldissimo autunno sarà ricordato per la campagna elettorale più strampalata della storia. Non si capisce quasi niente. Renata Polverini, che passeggia sui carboni ardenti, invece che poggiare i piedi sull’acqua fresca e starsene così in attesa di tempi migliori, si fa venire la bella idea di dare una mano a Musumeci, costringendo il candidato del centrodestra a riferire al mondo intero di non averla invitata in Sicilia, che Renata è venuta per sostenere alcuni candidati iscritti all’Ugl, sindacato del quale la Polverini è stata la leader.
Costretto a guardarsi dal fuoco amico, Musumeci ha preso carta e penna e ha scritto ai siciliani che votino il partito che più amano, ma scelgano lui come candidato presidente. È l’apologia del voto disgiunto, che rischia in Sicilia di decidere le sorti della campagna elettorale. Alcune storie di inciuci sono state confezionate in qualche caso per “mascariare” i candidati, ma la voglia di dare una sterzata alla direzione di marcia qualcuno se la fa venire. Il voto disgiunto è lo strumento giusto. Inciucio sottobanco o invito trasparente a tradire il partito, il prodotto non cambia.











2 commenti a "Silvio e la Polverini indesiderati
È apologia del voto disgiunto"
È ridicolo si nasconde l’elefante con il dito. Il peso dei partiti che “sostengono” musumeci è insopportabile per ogni siciliano non prezzolato, se qualcuno avesse dei dubbi basta scorrere i nomi del listino.
Musumeci ha ragione.