Questo periodo pre-elettorale in Sicilia, un risultato lo ha espresso e in maniera chiara: i siciliani sono molto stanchi; stanchi di tutto. Non basta: sono stanchi, scoraggiati e smarriti senza prospettive. Hanno accettato sacrifici al limite della sopportazione sperando che la situazione si sbloccasse e arrivasse la ripresa; e invece apprendono ora dall’ISTAT che il debito pubblico è cresciuto di ben sei punti: da 120 a 126% del Prodotto Interno Lordo (PIL); apprendono dall’OCSE che sono i più tassati tra i cittadini dell’Unione Europea: 42,8%; apprendono dalla BCE di Mario Draghi che la disoccupazione in generale e quella giovanile in particolare ha raggiunto livelli inaccettabili da un punto di vista economico e morale.
In Italia ogni mese chiudono centinaia di piccole e medie imprese e in Sicilia si assiste ad una rapida desertificazione industriale, mentre prosperano le imprese legate alle mafie e alla corruzione il cui valore globale ha raggiunto la ragguardevole cifra di 120 miliardi di Euro, una somma superiore a tutti gli interessi pagati in un anno sul debito pubblico. Desertificazione di in tessuto economico che non è mai brillato per eccellenza e che ha comportato ieri e a maggior ragione oggi, l’emigrazione dei suoi figli migliori. Nel passato, la Regione e gli Enti locali hanno agito da ammortizzatori trasformandosi in una fabbrica di posti e di clientele. Oggi anche questa fonte si è esaurita mentre non decolla alcun piano di sviluppo economico. E in questo contesto, noi Siciliani vediamo peggiorare sensibilmente ogni giorno la qualità di vita di molti nostri corregionali e si ritorna a parlare di aumento consistente di famiglie che non arrivano a fine mese, come ci ha ricordato recentemente la Caritas.
Un rigore senza sviluppo uccide l’economia e un Paese e non va quindi esaltato come un feticcio. Lo ha riconosciuto pochi giorni fa la stessa Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il “cerbero della situazione”, una delle più convinte sostenitrici fino ad ieri della “politica del rigore” che ora parla di una ricetta che va ripensata e modificata per i suoi effetti negativi là dove è stata utilizzata senza accompagnarla con una altrettanta seria ricetta di sviluppo sostenibile e adeguato ad ogni realtà locale, come nel caso della Grecia, per la quale ha chiesto di concedere due ulteriori anni per ripianare i suoi debiti.
In altre parole, la signora Lagarde sembra ricordarci che è un errore esaltare gli strumenti finanziari e la politica del rigore come valori assoluti, dimenticando che essi sono in funzione di uno sviluppo economico con la conseguenza che oggi la situazione finanziaria in alcuni Paesi sta migliorando mentre peggiora la situazione economica e la qualità di vita. E’ quindi legittimo chiedersi se la ricetta del FMI e quella italiana siano adeguate o se non meritano alcuni correttivi importanti.
Il presidente Giorgio Napolitano, in occasione del suo recente viaggio in Olanda, ha ribadito la bontà del “programma Monti” e ha invitato a non abbandonare la politica del rigore e a non disperdere i positivi risultati raggiunti, preoccupato dei malumori e delle resistenze alle ultime misure del governo. Una diatriba simile a quella che abbiamo assistito nei decenni passati sul metodo educativo da adottare nella educazione dei figli e se fosse salutare adottare un “maggiore” rigore.
E’ molto pericoloso affrontare tali temi, utilizzando proposizioni concettuali generiche e astratte senza una attenta, umile e approfondita analisi delle variabili che concorrono a definire il grado di qualità di vita e le esigenze primarie dell’oggetto del nostro operato.
Sia chiaro, il nostro oggetto, il nostro obiettivo non è il rigore ma la persona umana, l’efficacia dei rigore-farmaco utilizzato in rapporto allo stato di salute e del quadro clinico del paziente. Oggi si esalta e con buone ragioni il miglioramento dell’immagine Italia all’estero: Ne siamo felici a condizione di non dimenticare che essa non deve essere ottenuta sacrificando un ampio strato dei nostri concittadini e soprattutto delle fasce più deboli. I sacrifici umani sull’altare della Patria non possono essere tollerati.
Ridurre le spese, razionalizzare il sistema ottimizzandolo è un esercizio politico indispensabile e lodevole ma senza mai dimenticare l’obiettivo primario che non può essere il pareggio di bilancio che è uno strumento, ma il “ben – essere” dei cittadini che èè la finalità ultima di ogni equilibrata azione politica.
I cittadini siciliani sono stanchi, scoraggiati e smarriti senza prospettive e ne hanno ben donde. Queste elezioni dovevano costituire il momento ideale per effettuare una diagnosi franca, oggettiva anche se brutale e mettere in campo le cure adeguate. Nulla di tutto questo ed è quindi naturale che ci sentano, a conclusione della campagna, più stanchi, più coraggiati e più smarriti e senza prospettive.
A ben vedere, il problema di fondo che nessuno ha il coraggio di dire e di affrontare, affondando il bisturi alla radice del male è uno solo: aver esaltato e assolutizzato la funzione finanziaria quasi fosse una funzione indipendente invece di esaltare e assolutizzare la persona umana, il cittadino nei suoi reali bisogni e nel suo reale contesto locale e regionale pur all’interno dei vincoli nazionali ed internazionali che rischiano di diventare un autentico capestro capace di strozzare lo sviluppo locale.
Sia chiaro a tutti: nelle situazioni attuali, la Sicilia e quindi 5 milioni di cittadini gli occhi sarebbe un autentico suicidio. Soltanto un ritorno ad una politica attiva da parte di tutti i cittadini e di tutte le associazioni e istituzioni potrà salvare la Sicilia e i Siciliani. La preoccupazione dei Siciliani non è certo il futuro di Mario Monti, di Nello Musimeci e di Rosario Crocetta ma quello dei loro figli che, grazie a Dio, non hanno colore.













4 commenti a "I siciliani si interrogano
alla vigilia elettorale"
Ho sempre sostenuto il governo Lombardo e sono certo che ha attuato un metodo di razionalizzazione delle risorse soprattutto nel settore della sanità, da sempre terreno fertile per interessi mafiosi. L’assessore Russo è stato un elemento di novità e di onestà che, per la mia seppur breve memoria storica, non ha avuto eguali nei governi siciliani passati (non so ai tempi di Mattarella come fosse). Giudizio positivo per Lombardo…eccetto l’ultimo miglio. Non si è avuto il coraggio di proseguire con il rigore dell’onestà candidando a presidente lo stesso Russo, mentre si è scelto di appoggiare, per convenienze elettorali pur sempre reali, un personaggio come Miccichè che non può assolutamente garantire quel necessario “onesto rigore” che ha caratterizzato invece l’operato di Massimo Russo. Per chi è autonomista, e forse più, come me, risulta molto arduo votare il sottosegretario con delega al cipe che ha avallato i piani e le strategie antimeridionali del governo nazionale più deleterio degli ultimi decenni. I fondi fas scippati avrebbero dovuto indurre Miccichè quantomeno alle dimissioni, sarebbe stato oggi molto più credibile. Pollice verso. Altra valutazione, più consistente: votando Miccichè si potrebbe fare il gioco di Musumeci. Si dice, anche siciliainformazioni ci informa su questo, che il testa a testa sarà tra Musumeci e Crocetta, e sappiamo benissimo quali enormi danni procurerebbe alla Sicilia l’eventuale vittoria di un centrodestra “paramafioso” che avrà, come si dice, assessore alla sanità Santi Formica, politico vecchio stampo e…non dico altro. Non deve accadere, non per le mie convinzioni politiche, ma per il bene della nostra Sicilia. Grillo farà il pienone, ma drenerà voti dalle liste di Crocetta, a tutto vantaggio di Musumeci. No, proprio non può ritornare il sistema politico che ha permesso alle lobby nordiche di fare, in combutta con la mafia, tutte le porcherie di questo mondo a danno nostro e dei nostri figli, sia dal punto di vista economico, che sociale (emigrazione), che della salute (vedrete con gli inceneritori a bruciare tutta la spazzatura del sud italia). Il mio voto dovrà servire a non permettere che vinca il centrodestra di Musumeci e di formica, e quindi andrà a Crocetta, anche se devo turarmi il naso per la presenza dell’udc, altro partito paramafioso, ma comunque arginabile se come penso ci sarà il futuro accordo tra Crocetta e il Pds (ex mpa). Prof. Costa, ammetto che le sue indicazioni sono per me un’utile certezza, ma appoggiare un candidato autonomista correndo il serio rischio di far vincere il più pericoloso tra tutti non è per nulla prudente. Io voterò Crocetta presidente, e come deputato un elemento del Pds, nella speranza di dare una forza numerica al partito autonomista sotto la presidenza di un uomo col quale poter dialogare sulle problematiche centrali della Sicilia.
Invito comunque tutti i sostenitori della causa autonomista a riflettere e ponderare molto attentamente prima di recarsi alle urne, non si scherza qui, è in gioco il nostro futuro.
Nella situazione in cui ci ritroviamo, decidere per chi votare non è certo semplice.
L’unica cosa che mi sento di dire è che l’importante è andare a votare.
Riguardo alla scelta …. bè, l’unica cosa che da fare è tentare di dare un’opportunità a chi non l’ha mai avuta, in Sicilia.
PD, M5S, per esempio, non si sono mai seduti ufficialmente sui banchi del Governo regionale.
La cosa da evitare, anche alla luce degli ultimi eventi giudiziari, è consentire, per l’ennesima vota, che gli sciacalli di Berlusconi continuino ad infierire sulla carcassa della nostra terra.
Pensa un pò, mettere al centro Dell attenzione la persona anziché la finanza e l’economia? Prima ancora che lo dicesse l presidente del FMI lo ha detto Grillo, che anche i potenti della terra stiano cominciando a dare retta alle idee del M 5S? Sarebbe ora
Il signor Coniglio non difende più Lombardo e nemmeno lo stampellista Cracolici, psero abbia avuto il tempo per ripensare alle sue affermazioni di qualche anno addietro. Interessante appare il concetto che invece della finanza si debba mettere a centro la persona.
Dobbiamo pensare che sia una nuova visione del signor Coniglio? Sappia comunque che non è una novità, qualcuno sono anni che sostiene questa tesi.
Uno che non ci ha mai pensato è certo Lombardo. Al tempo del governatore nemmeno Coniglio lo pensava?
Un articolo pieno di “filisofia politica economica” spicciola, propri il contrario della concretezza che avremmo bisogno in Sicilia. Ecco la nostra croce – e non crocetta – non abbiamo il coraggio di dire che è il “popolo” siciliano che partorisce questi politicti, che li cura nella crescita difendendoli con la “vita”, fino a farli diventaere unomipolitici, uominimafiosi, uominifurbi, e speriamo che siano più furbi che morali.