di Massimo Costa -

Vogliamo tornare un attimo su uno dei tanti progetti di “Riforma” cantierato da questo ineffabile Governo Monti? La revisione costituzionale del Titolo V, finalizzata essenzialmente allo svuotamento di tutti i poteri regionali e soprattutto all’abolizione, de facto, delle autonomie speciali.

Non mi soffermo più di tanto sulla canea dei giornali di regime che plaudono al “coraggio” dell’attuale Governo. Basterebbe solo dire che questa riforma ha il loro appoggio, basterebbe solo questo per squalificarla. Né, per ragioni di spazio, mi soffermo più di tanto sul rapporto Stato- Regioni con riferimento alle regioni in generale.

Vorrei concentrarmi un attimo sulla Sicilia.

Che l’Autonomia della Sicilia non sia stata mai attuata è palese. Che questa sia il “male assoluto”, lo lasciamo dire ai servi e agli ascari. Il punto è che, Statuto alla mano, lo Statuto non è modificabile senza il parere dell’Assemblea.

La modifica dell’autonomia speciale, peraltro, passa da legge costituzionale e non importa se questa emenda lo Statuto esistente, “lavora” direttamente sul testo costituzionale, o passa per un’altra legge costituzionale ancora. L’importante è che sia una legge costituzionale e che abbia effetto sull’Autonomia siciliana. Con l’obbligo del parere, introdotto nel 2001, il legislatore costituente riconobbe, sia pure in maniera indebolita, la natura pattizia del nostro Statuto.

Intanto si deve ricostruire l’Assemblea, questa deve esprimere un parere e i due passaggi parlamentari si devono chiudere entro marzo, senza parlare della possibilità di un referendum regionale costituzionale, e quindi senza quorum, che potrebbe sempre bloccare tutto. Con tutto il servilismo possibile di alcuni nostri deputati, regionali e statali, non mi pare che ciò possa facilmente accadere. L’ultima volta è stato con la mutilazione del Parlamento da 90 a 70 componenti, ma lì partì da noi – che bravi che siamo! – e magari ne parliamo altra volta (io porterei la rappresentanza a 130 componenti, pensate un po’…). Qui partirebbe direttamente dal Governo: impossibile! Non ci sono i tempi!

Cercheranno un’altra via, perché la sorte è segnata, secondo loro. E cioè? Quella del fallimento indotto. Per poi passare al commissariamento e a leggi speciali, accompagnati dalla grancassa mediatica. Già Report è partita, e così pure tutte le altre trasmissioni di approfondimento che si guardano bene dall’invitare in studio coloro che sanno veramente come stanno le cose. E’ semplice: si telecomanda all’agenzia delle entrate di centellinare i trasferimenti dovuti alla Regione, si bloccano tutti i trasferimenti dallo Stato alla Regione e si fa fallire. Fallimento per credito. Oppure si lascia cuocere a fuoco lento, non riconoscendo alla Sicilia le entrate spettanti e bloccando le uscite con la scusa del patto di stabilità. Ottima idea, però ci vogliono due anni e le élite hanno fretta: fra due anni non sanno neanche se c’è più l’euro.

Perché questo accanimento? Perché la catena del debito, se lo Statuto venisse attuato nella sua formulazione letterale, sarebbe spezzata. E se si spezza in Sicilia, come fai poi a tenerla in Italia? La Sicilia quindi è strategica. Devono vincere assolutamente gli ascari, quelli che già hanno promesso nero su bianco che lunedì mattina si “vanno a costituire” a Palazzo Chigi, chiedendo il da farsi.

Bisogna aiutarli a tutti i costi, sapendo bene che non vinceranno, almeno non con la maggioranza dei seggi. E allora supplisce la stampa.

Sui fondi di un importante quotidiano siciliano di qualche giorno fa si leggono affermazioni deliranti, che ricordano l’istituto luce. Eccone qualche pezzo: “L’offensiva del governo contro gli sprechi delle Regioni, e di quella siciliana in particolare [perché in particolare? Booh!], non conosce tregua”. E ancora “… sarà difficile pagare l’esercito dei forestali [io li passerei per le armi] o gli inutili corsi di formazione [ma non erano già stati dirottati sui fondi europei?]“; …”la Sicilia si è comportata peggio di tutti”. No! Questo no! Peggio di tutti? Senza avere assessori arrestati? Senza festini a spese della Regione travestiti da maiali? Va bene il servilismo, ma perché tanta gratuità nelle affermazioni? Semplice, perché se passa il messaggio che nelle regioni a statuto ordinario la corruzione è peggiore, qualcuno potrebbe chiedersi il perché di tanto accanimento.

E allora? Che fare di fronte a tanto attacco? Calma, la Sicilia ha in sé ancora risorse formidabili.

Intanto c’è il voto di domenica. Quasi certamente i grandi partiti nazionali non raggiungeranno il 60 %. Altro che Finocchiaro Aprile! Un risultato come quello che ci attende domenica non ha pari nella nostra storia e a Roma dovranno tenerne conto. Il mio sogno è che questo 58 % diventi 49, sarebbe per loro l’inizio della fine. Possiamo farcela. Magari con un Presidente a briglie sciolte.

E poi ci sono iniziative concrete da porre in atto. Ho in animo per esempio di proporre, insieme ad un Comitato che vorrà sostenere quest’idea, una nuova legge costituzionale (la chiamerei LEGGE FONDAMENTALE) che regoli i rapporti tra Sicilia e Italia, dove sono definite in maniera essenziale le competenze legislative ed esecutive, le forme di devoluzione e decentramento amministrativo e giudiziario, i rapporti finanziari, etc. ma che non riguardi l’ordinamento interno della Regione. Lo Statuto lo affiderei ad una “Costituente interna” dei Siciliani e a legge regionale ordinaria. Su questa legge-voto costituzionale, approvata dall’ARS, chiamerei ad esprimersi con referendum consultivo i Siciliani. Una sorta di referendum sulla semi-indipendenza. Sarebbe più facile di quello drastico sull’indipendenza citato da Micciché e Pistorio, pienamente costituzionale, e soprattutto avrebbe lo stesso valore morale.

Se i Siciliani votassero sì, poi voglio vedere chi ci tocca. Poi scatta il diritto all’autodeterminazione dei popoli da far valere anche sui tavoli internazionali e, questa volta, veramente, un referendum per l’indipendenza.

Non è difficile. Basta consegnare domenica la Sicilia nelle mani giuste. O altrimenti attendiamoci le catene e la schiavitù: una lunga notte senza speranza. Ma sono ottimista. Non passeranno.

L’unica alternativa all’Autonomia è l’Indipendenza, e quindi la Libertà e il Benessere, finalmente, per la nostra Terra.