Vogliamo tornare un attimo su uno dei tanti progetti di “Riforma” cantierato da questo ineffabile Governo Monti? La revisione costituzionale del Titolo V, finalizzata essenzialmente allo svuotamento di tutti i poteri regionali e soprattutto all’abolizione, de facto, delle autonomie speciali.
Non mi soffermo più di tanto sulla canea dei giornali di regime che plaudono al “coraggio” dell’attuale Governo. Basterebbe solo dire che questa riforma ha il loro appoggio, basterebbe solo questo per squalificarla. Né, per ragioni di spazio, mi soffermo più di tanto sul rapporto Stato- Regioni con riferimento alle regioni in generale.
Vorrei concentrarmi un attimo sulla Sicilia.
Che l’Autonomia della Sicilia non sia stata mai attuata è palese. Che questa sia il “male assoluto”, lo lasciamo dire ai servi e agli ascari. Il punto è che, Statuto alla mano, lo Statuto non è modificabile senza il parere dell’Assemblea.
La modifica dell’autonomia speciale, peraltro, passa da legge costituzionale e non importa se questa emenda lo Statuto esistente, “lavora” direttamente sul testo costituzionale, o passa per un’altra legge costituzionale ancora. L’importante è che sia una legge costituzionale e che abbia effetto sull’Autonomia siciliana. Con l’obbligo del parere, introdotto nel 2001, il legislatore costituente riconobbe, sia pure in maniera indebolita, la natura pattizia del nostro Statuto.
Intanto si deve ricostruire l’Assemblea, questa deve esprimere un parere e i due passaggi parlamentari si devono chiudere entro marzo, senza parlare della possibilità di un referendum regionale costituzionale, e quindi senza quorum, che potrebbe sempre bloccare tutto. Con tutto il servilismo possibile di alcuni nostri deputati, regionali e statali, non mi pare che ciò possa facilmente accadere. L’ultima volta è stato con la mutilazione del Parlamento da 90 a 70 componenti, ma lì partì da noi – che bravi che siamo! – e magari ne parliamo altra volta (io porterei la rappresentanza a 130 componenti, pensate un po’…). Qui partirebbe direttamente dal Governo: impossibile! Non ci sono i tempi!
Cercheranno un’altra via, perché la sorte è segnata, secondo loro. E cioè? Quella del fallimento indotto. Per poi passare al commissariamento e a leggi speciali, accompagnati dalla grancassa mediatica. Già Report è partita, e così pure tutte le altre trasmissioni di approfondimento che si guardano bene dall’invitare in studio coloro che sanno veramente come stanno le cose. E’ semplice: si telecomanda all’agenzia delle entrate di centellinare i trasferimenti dovuti alla Regione, si bloccano tutti i trasferimenti dallo Stato alla Regione e si fa fallire. Fallimento per credito. Oppure si lascia cuocere a fuoco lento, non riconoscendo alla Sicilia le entrate spettanti e bloccando le uscite con la scusa del patto di stabilità. Ottima idea, però ci vogliono due anni e le élite hanno fretta: fra due anni non sanno neanche se c’è più l’euro.
Perché questo accanimento? Perché la catena del debito, se lo Statuto venisse attuato nella sua formulazione letterale, sarebbe spezzata. E se si spezza in Sicilia, come fai poi a tenerla in Italia? La Sicilia quindi è strategica. Devono vincere assolutamente gli ascari, quelli che già hanno promesso nero su bianco che lunedì mattina si “vanno a costituire” a Palazzo Chigi, chiedendo il da farsi.
Bisogna aiutarli a tutti i costi, sapendo bene che non vinceranno, almeno non con la maggioranza dei seggi. E allora supplisce la stampa.
Sui fondi di un importante quotidiano siciliano di qualche giorno fa si leggono affermazioni deliranti, che ricordano l’istituto luce. Eccone qualche pezzo: “L’offensiva del governo contro gli sprechi delle Regioni, e di quella siciliana in particolare [perché in particolare? Booh!], non conosce tregua”. E ancora “… sarà difficile pagare l’esercito dei forestali [io li passerei per le armi] o gli inutili corsi di formazione [ma non erano già stati dirottati sui fondi europei?]“; …”la Sicilia si è comportata peggio di tutti”. No! Questo no! Peggio di tutti? Senza avere assessori arrestati? Senza festini a spese della Regione travestiti da maiali? Va bene il servilismo, ma perché tanta gratuità nelle affermazioni? Semplice, perché se passa il messaggio che nelle regioni a statuto ordinario la corruzione è peggiore, qualcuno potrebbe chiedersi il perché di tanto accanimento.
E allora? Che fare di fronte a tanto attacco? Calma, la Sicilia ha in sé ancora risorse formidabili.
Intanto c’è il voto di domenica. Quasi certamente i grandi partiti nazionali non raggiungeranno il 60 %. Altro che Finocchiaro Aprile! Un risultato come quello che ci attende domenica non ha pari nella nostra storia e a Roma dovranno tenerne conto. Il mio sogno è che questo 58 % diventi 49, sarebbe per loro l’inizio della fine. Possiamo farcela. Magari con un Presidente a briglie sciolte.
E poi ci sono iniziative concrete da porre in atto. Ho in animo per esempio di proporre, insieme ad un Comitato che vorrà sostenere quest’idea, una nuova legge costituzionale (la chiamerei LEGGE FONDAMENTALE) che regoli i rapporti tra Sicilia e Italia, dove sono definite in maniera essenziale le competenze legislative ed esecutive, le forme di devoluzione e decentramento amministrativo e giudiziario, i rapporti finanziari, etc. ma che non riguardi l’ordinamento interno della Regione. Lo Statuto lo affiderei ad una “Costituente interna” dei Siciliani e a legge regionale ordinaria. Su questa legge-voto costituzionale, approvata dall’ARS, chiamerei ad esprimersi con referendum consultivo i Siciliani. Una sorta di referendum sulla semi-indipendenza. Sarebbe più facile di quello drastico sull’indipendenza citato da Micciché e Pistorio, pienamente costituzionale, e soprattutto avrebbe lo stesso valore morale.
Se i Siciliani votassero sì, poi voglio vedere chi ci tocca. Poi scatta il diritto all’autodeterminazione dei popoli da far valere anche sui tavoli internazionali e, questa volta, veramente, un referendum per l’indipendenza.
Non è difficile. Basta consegnare domenica la Sicilia nelle mani giuste. O altrimenti attendiamoci le catene e la schiavitù: una lunga notte senza speranza. Ma sono ottimista. Non passeranno.
L’unica alternativa all’Autonomia è l’Indipendenza, e quindi la Libertà e il Benessere, finalmente, per la nostra Terra.












12 commenti a "Abolizione dell’Autonomia siciliana? Monti non sa di cosa sta parlando"
Prof. Massimo Costa
Sono un siciliano nato nel 63, emigrato nel67 e residente a Torino, ho potuto conoscere le sue iniziative in merito allo statuto siciliano attraverso you tube, volevo congratularmi per l’opera di informazione e sensibilizzazione che sta realizzando attraverso incontri e seminari, le persone che la criticano o non sanno o non hanno mai avuto modo di sentirla parlare, spero vada avanti per la strada divulgativa che ha intrapreso e di poterla vedere sempre piu spesso in modo da arricchire anche la mia conoscenza a riguardo, per quello che vale, sono d’accordo con lei per le valutazioni che ne ha tratto sin’ora, buon lavoro e cordiali saluti
Roberto Ferina
Ciò che è emerso da queste votazioni è che i siciliani vogliono soprattutto piu onestà, altro che autonomia ed indipendenza della Sicilia. Lo statuto autonomista è stato sempre usato dai politici siciliani, ma per truffare e frodare sia i siciliani stessi che lo Stato. L’unico modo che c’è per salvare la Sicilia è cacciare la Casta Siciliana, quella che il Prof. Costa, pare ultimamente aver abbracciato.
Ricordo che l’Emilia Romagna e la Lombardia, regioni a statuto ordinario hanno il PIL piu alto d’Italia.
Ma è possibile che proprio i siciliani chiedono l’indipedenza? Un popolo incapace di tenere pulite le loro cittá e la loro terra, un popolo menefreghista di tutto e di tutti, un popolo che vede la natura e l’ambiente solo come qualcosa da sfruttare, un popolo incapace di organizzare qualunque piccolo evento ecc. Un popolo che non è stato capace o meglio non ha voluto combattere la criminalitá organizzata ( MAFIA ) come vuole gestirsi da solo? Io amo la Sicilia, e vi ci torno ogni volta che posso, ma ogni volta devo dedurre che i siciliani non vogliono cambiare mentalitá e ho l’impressione che in Sicilia e specialmente a Palermo vivano i maiali. Togliere l’Autonomia atutte le regioni con statuto speciale ( anche all’alto adige ) é la cosa piú sensata che si possa fare, in questo dó tutto il mio appoggio da siciliano a Monti, e smettiamo una volta per sempre di fare le vittime e cominciamo inanzitutto a rimboccarci le maniche e cambiare finalmente mentalitá, integriamoci all’Europa e non all’africa.
Saluti
Io sono in eta matura e unavita che si parla di indipendenza,o avuto sempre fiducia in massimo costa,mi aguro che prima che dovrei lasciare questa terra,riesca a vederla libera.
Bene sig. Guardione, per le imminenti elezioni, speriamo proprio che accada ciò che lei dice!
Io, comunque, mi riferivo al progetto dei “poteri forti” (lobby economiche e massoniche) di impoverire gli Stati e i loro cittadini; in questo progetto le autonomie sono un intralcio perché ancora in esse sono garantite le sovranità popolari, oramai in gran parte tolte agli Stati nazionali.
Prof. Costa, dalle sue parole si capisce che non è un politico ma un grande esperto di economia e autonomia siciliana. Abbiamo bisogno di persone come Lei in Sicilia e non politici traditori del popolo.
Grazie per tutto quello che fa.
Signor Sergio, mi scusi se la contraddico, ma io forse ho ben compreso cosa sta accadendo. Domenica 28 ottobre 2012 (data storica) i Siciliani faranno finalmente pulizia all’Assemblea Regionale Siciliana con il loro voto e manderanno a casa un bel po’di “onorevoli” ladri e corrotti che hanno svenduto e umiliato la Sicilia in questi ultimi anni riducendola alla fame. Era ora!
Sig. Guardione, la sua ironia in questo preciso momento appare totalmente fuori luogo; forse non ha ben compreso cosa sta accadendo…
Signor Guardione, probabilmente non conosce la storia di Sicilia di quegli anni se non nella versione sponsorizzata, a fior di milioni dal ministero dell’Interno, basata sulle affermazioni di un maestrucolo di Bagheria, cacciato via a fischi dal congresso del Mis di Taormina. E non sa che sono stati proprio gli american, per motivi tecnico-militari, oltre che per le pressioni di don Sturzo e di Cosa nostra americana,i a imporre il ritorno della Sicilia sotto l’amministrazione italiana, da cui si era sganciata fin dal 22 giugno del ’43 ed era rimasta fuori per quasi un anno. Evidentemente, per fare questa domanda, come tanti ascari di Sicilia, anche lei cerca il solito padrone straniero da servire.
Saluti
Diffidiamo di costoro! Badate bene, devono venirci a dire cosa hanno fatto in questi trenta anni per la Sicilia, non cosa hanno in mente per risollevarla! Ci devono presentare il consuntivo dei risultati conseguiti, non il preventivo di quelli che vorranno fare!!!
Non facciamoci prendere in giro un’altra volta!
Sig. Massimo Costa, volevo chiederle: dopo avere conquistato l’indipendenza della Sicilia Lei consiglia di presentare istanza per far parte degli Stati Unitri d’America?
Prof. Costa,
Per attuare quello che afferma con convinzione da tempo e con l’appoggio di molti estimatori, bisogna realizzae un passaggio importantissimo ma essenziale e dipende proprio, come sottolinea nel finale, nella qualità dei soggetti che ci rappresenteranno al prossimo parlamento siciliano. Ne abbiamo commentato più volte, l’unico ostacolo resta sempre la qualità di quella assemblea e di un presidente elemento essenziale e propedeutico alla realizzazione di quanto auspicato. Considerando l’offerta, non sarà semplice, io credo in un primo step transitorio … Chissà …
Un caro saluto
Massimo