Un terremoto scuote i vertici della commissione Grandi Rischi. Non c’è da calcolare né magnitudo, né epicentro, ma le conseguenze sì, con quelle bisogna fare i conti. È di ieri la sentenza che ha condannato a sei anni i sette componenti della commissione, colpevoli, secondo i giudici, di aver dato “informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie” sulla pericolosità delle scosse registrate nei mesi precedenti al 6 aprile 2009, quando l’Aquila venne spazzata via dal terremoto. Una sentenza che ha fatto il giro del mondo, portando alle dimissioni l’attuale presidente della commissione, Luciano Maiani.
SENTENZA SHOCK – La legge ha condannato, quindi, i tecnici che non avrebbero dato il giusto peso alle scosse che precedettero quella fatale delle 3.32, in barba alla comunità scientifica mondiale che è concorde nel ritenere l’impossibilità previsionale di un terremoto. Eppure, adesso, questa sentenza rischia di costituire un precedente in grado di condizionare irrimediabilmente i rapporti tra i tecnici e le istituzioni. Soprattutto alla luce dei recenti studi di previsione su un possibile terremoto catastrofico che potrebbe colpire il Sud Italia nell’arco di pochi anni. Si tratta delle teorie, ormai ben note, portate avanti dall’Accademia Russa delle Scienze e, in Italia, dall’International Centre for Theoretical Physics (ICTP) e dall’Università di Trieste.
MAIANI: “MODELLI PREVISIONALI NON MATURI” – Di fronte all’eccezionale sentenza di ieri, che ha colto di sorpresa non solo il mondo accademico, gli studi di previsione che finora hanno incontrato solo scetticismo, avranno un peso diverso? Lo abbiamo chiesto proprio a Maiani che, nonostante qualche riserva suggerita cautamente dal suo status dimissionario, ci ha risposto in qualità di illustre fisico e uomo di scienze. “Noi in passato abbiamo espresso un’opinione precisa, – spiega – che è condivisa in tutto il mondo, ovvero che i modelli previsionali non sono ancora maturi per poter essere utilizzati a scopo di protezione civile. Questo la commissione lo ha detto molto chiaramente. Abbiamo anche auspicato che i diversi modelli previsionali, come avviene nel resto del mondo, siano confrontati tra di loro e alla fine si decida come utilizzarli al meglio”.
GRESTA: “PUNTARE SULLA PREVENZIONE” – Piucché sulle previsioni, punta l’attenzione sulla prevenzione il presidente dell’Ingv, Stefano Gresta, che abbiamo raggiunto al telefono. “Com’è noto, prevedere in maniera deterministica il terremoto non si può – puntualizza – . Gli strumenti da utilizzare sono le carte di pericolosità sismica, laddove questa è elevata, come ci insegna la storia. La previsione non serve a nulla, bisogna lavorare, invece, ad un piano di messa in sicurezza del patrimonio edilizio, a cominciare dagli edifici pubblici e dagli insediamenti industriali per poi pensare a crediti agevolati per la sicurezza dei privati. Quello della previsione è un falso problema”. Il fatto è che la legge ieri ha detto esattamente il contrario, causando un corto circuito che sembra irreparabile con la comunità scientifica.
L’ITALIA NON È PRONTA – Il disastro dell’Aquila, se ce ne fosse ancora bisogno, ha dimostrato che l’Italia non è un Paese pronto ad affrontare l’emergenza sismica. Mancano le leggi, l’informazione e la preparazione dei cittadini. Il Mezzogiorno, poi, è lontano anni luce dall’avere una seppur minima coscienza dei rischi che corre, nonostante sia stato in passato teatro di catastrofici terremoti. Iniziare a discuterne, senza allarmismi, potrebbe fare solo bene ed aumentare il grado di consapevolezza, soprattutto per chi abita nelle zone più a rischio. E lo spauracchio del big one, qui, non c’entra nulla.
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4 commenti a "Sentenza L’Aquila: “Sisma prevedibile”. Il big one fa più paura?"
è vero che il consiglio veniva dal medico bertolaso?
In realtà la sentenza parla, più che di terremoti prevedibili, di INFORMAZIONI RASSICURANTI ALLA POPOLAZIONE (quegli studiosi sono stati invitati dalla politica ad andare a L’Aquila per dire di stare tranquilli.
c’è una bella differenza…
scusate,ma se i terremoti non sono prevedibili,perchè sono state prevedibili dalle stesse persone responsabili della protezione civile le tranquillità e quindi TUTTO VA BENE?Mi sembra che le due cose non stanno in piedi.I Giudici sicuramente hanno punito il “QUI VA TUTTO BENE,LO DICIAMO NOI INCOSCENTI.
E nel caso del ponte di messina…. Chi si doveva assumere la responsabilita’ che non ci sarebbe stato un terremoto? Cose da ridere.