di Enzo Coniglio -

Che in questa tornata elettorale non cambiasse nulla lo sapevamo dal primo giorno e non certo perchè siamo profeti ma per una banale osservazione: non c’è vino nuovo e le botti sono terribilmente maleodoranti di vino divenuto aceto.

L’errore di fondo risiede nella motivazione che le giustifica: la necessità di punire Raffaele Lombardo l’appestato di mafia, lo schizofrenico, il clientalare per antonomasia, il nepotista e chi ne ha, più ne metta. Il tutto in una cornice nazionale che ci restituisce una Italia affetta da tutti i mali, in cui i corrotti siedono tranquillamente in Parlamento, si fanno beffa delle leggi e continuano a fare i loro affari. Una punizione che sa di linciaggio: dagli all’untore di manzoniana memoria.

Un errore politico chiedere le dimissioni a meno che non si possa contare su strumenti alternativi certi, efficaci e adeguati che si fa fatica a cogliere nel tessuto pre elettorale attuale. Si è preteso di proporre volti nuovi e ci siamo ritrovati quelli di sempre che, statene certi, saranno regolarmente votati.

Si è detto con forza che bisogna scegliere in funzione dei programmi e non delle belle facce. Niente da fare. Tutta la campagna si è caratterizzata per un giro di valzer di poltrone e di alleanze, mentre le condizioni finanziarie ed economiche dei corregionali sono peggiorate sensibilmente e continuano a peggiorare con o senza Lombardo che non è un dio e neppure il diavolo.

Ma ci vuole così tanto per capire che la crisi che stiamo attraversando è così acuta e complessa che richiede l’intervento sinergico di tutte le forze attive e altamente professionali, operanti a livello regionale, nazionale, europee ed internazionali. Crocetta, Miccichè, Musumeci saranno delle ottime persone, non c’è alcun dubbio ma oggi non basta più. Lo sanno benissimo i nostri corregionali che si preparano numerosi ad esprimere platealmente il loro “senso della politica” rifiutando di votare o esprimendo un voto di protesta in questo diffuso senso di degrado reale.

Il loro senso della politica? Si proprio così, perchè loro sanno bene, anche se talvolta in forma inespressa, che la vera politica consiste nella gestione seria, responsabile, efficace ed efficiente delle comunità presenti in un ambito territoriale ben definito. Sanno che hanno il diritto di pretendere che i loro rappresentanti operino lealmente, legalmente e con assoluta trasparenza.

Tra le più alte espressioni dell’antipolitica, annoveriamo il “ghe pensi mi” di berlusconiana memoria, l’approvazione del porcellum elettorale, la mancata approvazione della legge anti corruzione, l’abolizione del reato del falso in bilancio e di ogni rigoroso controllo sull’operato pubblico… Ma il vero cancro risiede nella assenza dei valori etici e del senso dello Stato espresso nel classico atteggiamento di chi crede che “fregare lo Stato” è da furbi, non da delinquenti.

In una parola,nei decenni scorsi si è operato un divario sempre maggiore tra Paese reale e rappresentanti politici; tra politica intesa come servizio e politica intesa come opportunità personale altamente retribuita per un piccolo gruppo divenuto una casta.

E’ questa l’essenza dell’antipolitica da sconfiggere adottanto soluzioni radicali a medio termine (tre anni). Ma è possibile e soprattutto ne vale la pena? Non solo è possibile ma assolutamente necessario, indispensabile soprattutto per i giovani condannati ad un presente gramo e ad un futuro da poveri.

Cosa fare in concreto? Innanzitutto capire una volta per tutte che il cambiamento deve avvenire coinvolgendo tutti i membri e tutte le istituzioni delle comunità. Le scuole innazitutto. Questo è la vera rivoluzione da realizzare nel tessuto scolastico. Se la scuola non offre gli strumenti ai singoli cittadini di capire il mondo e di gestire in maniera efficace ed efficiente le risorse disponibili, serve a ben poco. Ma allora la scuola deve far politica? Assolutamente si nel senso precisato.

Così come deve fare politica la Chiesa cattolica e tutte le altre Chiese presenti in Italia. Un fare politica che si traduce nel rafforzare il senso etico e quello morale senza il quale non è possibile assicurare una comunità ordinata, giusta e solidale. Certamente non chiediamo alla Chiese di creare un loro proprio partito anche perchè tale soluzione sarebbe in contraddizione con la loro stessa natura.

Ed è qui il vero tallone di Achile, nel credere che politica si identifica con partito. Niente affatto. Politica si identifica con gestione delle risorse pubbliche a vantaggio dei singoli membri della comunità locale, nazionale e in stretta collaborazione con quella internazionale espressa in termini geopolitici, geoeconomici e geoculturali. In una parola, se le Istituzioni numerosissime presenti nel territorio assumessero un interesse attivo e diretto nel settore specifico di loro competenza e con orgoglio e fermezza intraprendessero un’azione nella società, la società cambierà radicalmente. Si pretende allora che ogni Istituzione assuma un comportamento politico nel senso sopra precisato?

Assolutamente sì perchè non potrebbe e non dovrebbe essere diverso. L’antipolitica, per quanto paradossale possa sembrare, è quella che fino ad oggi abbiamo chiamato politica: quella dei partiti che tutto fanno tranne che rappresentare i loro azionisti: i cittadini i quali, resisi conto dell’inganno, li stanno abbandonando.

Questo è particolarmente vero in Sicilia dove il focus non è stato mai sulla necessità di creare e rafforzare un “Sistema Regione” forte e solidale e capace di generare lo sviluppo al proprio interno. Se ne era capita la necessità quando è stata fatta la scelta autonomista del dopoguerra per dimenticarsene subito dopo e abbracciare i grandi interessi del Nord, della nuova europa e delle multinazionali.

La vita come impegno politico: questo in fondo dovrebbe essere l’impegno primario dei vari partiti che partecipano alle elezioni regionali e i Siciliani farebbero bene a votare soltanto quelli che possono potenzialmente assicurare tale impegno anche se in questa tornata è troppo tardi per approfondire tale tema. Intanto si può accelerare in questa direzione e, ad onor del vero, ci sono segni di novità: dal Manifesto della Conferenza Episcopale Siciliana del 9 ottobre 2012, ai programmi di Italia Futura, di Prima Persona e di Primavera Italiana che, attraverso la creazione di circoli locali, pretendono di creare sensibilità su questi temi e di avviare soprattutto i giovani e i professionisti verso questa direzione.

Il successo del Movimento 5 stelle lo si deve alla mancanza di movimenti organizzati, alternativi ai partiti. E’ comunque da notare che anche tale movimento si muove all’interno del concetto di protesta del cittadino, una sorta di delega in bianco al Movimento che sostituisce il partito con la conseguenza che se dovesse vincere le elezioni, non potrebbe assicurare le condizioni per una adeguata gestione.

La protesta è assolutamente comprensiva ma del tutto insufficiente; così come lo è il concetto di delega in bianco adottata soprattutto negli ultimi anni. Occorre un impegno pieno a scendere in campo e far politica attiva con l’orgoglio,la creatività e la volontà intelligente e costruttiva dei migliori siciliani.