Veleni, sospetti, intrighi, illazioni. Il Palazzo per antonomasia, Palazzo dei Normanni, ha vissuto giornate complicate. E le urne non c’entrano per niente. Il colpo di frusta è arrivato dal sequestro conservativo che ha provocato il ritardo degli stipendi ed ha fatto scoprire alla Sicilia, e non solo, un volto sconosciuto del Parlamento regionale. Insicuro, ambiguo, sconfitto, sfigurato da una pessima figura. Non si sarebbe mai dovuto arrivare a questo, dicono in tanti, magari a mezza voce. Il ritardo dello stipendio passa in secondo ordine rispetto alla “tagliata di faccia”, che è arrivata dalla giustizia. Per la prima volta l’inviolabilità del Palazzo è stata infranta e questo suscita reazioni di varia natura. C’è che in cuor suo applaude, perché “finalmente abbassano la cresta”, e c’è chi, invece, teme che la fine dell’occhio di riguardo provochi inevitabilmente conseguenze nefaste. Non solo all’Assemblea regionale siciliana, ma a tutte le assemblee legislative. Insomma è come se qualcuno, il giudice di Palermo, avesse dimostrato che si può entrare nel sancta santorum della politica e guardare anche negli negli angoli, per vedere se sono stati puliti per bene.
Clima complicato, dunque, anche per le incursioni delle Fiamme Gialle he cercano carte, pezze d’appoggio, bonifici e tutto ciò che serve per controllare se accanto agli sprechi c’è stata distrazione di risorse pubbliche che per affari privati.
Il pignoramento è diventato un avviso per i naviganti. Qualcosa è cambiato, insomma. Ed a ricordarlo c’è l’indagine conoscitiva della Procura della Repubblica. La magistratura entra a vele spiegate. E’ la fine delle guarantigie, della specialità, del trattamento di riguardo? La festa è finita?
La legge è uguale per tutti, osserva qualcuno. E devono rendersi conto nel Palazzo che non possono fare spallucce sempre e comunque, se hanno torto, gli verrà dato torto, e se hanno ragione, amen, bene così.
Il pignoramento dei soldi del Palazzo non è uno sfregio, ma il segno dei tempi, profondamente mutati. Ma accanto a queste considerazioni, il provvedimento ha suscitato molte domande e messo in circolo i veleni che ogni piccola comunità chiusa e protetta inevitabilmente mette in circolo. Si arriva perfino a sospettare che sia voluto arrivare al risultato per decapitare il vertice amministrativo, regalandogli un pessimo biglietto di presentazione per la nuova legislatura. Le ipotesi, fantasiose, sono tante, c’è l’imbarazzo della scelta. Il braccio di fero, rivelatosi sbagliato, con il personale, che ha provocato il ricorso, la causa, il decreto ingiuntivo e il sequestro, sarebbe stato suggerito dalla necessità di non appesantire il bilancio, per evitare di togliere quattrini altrove.
L’avvocato Vito Patanella, che ha assistito i 76 dipendenti “ricorrenti”, ha vissuto dall’esterno lo psicodramma di Palazzo dei Normanni. Una esperienza irripetibile. Ed è a lui, perciò, che chiediamo una testimonianza sull’episodio che ha scatenato polemiche e malumori, regalando la prima pagina al Parlamento regionale siciliano.
Avvocato Vito Patanella, ma lei si è reso conto di ciò che ha combinato?
“Che cosa avrei combinato?”
Lei, avvocato, ha violato un tabù. E’ arrivato dove non è riuscito a nessuno. Il sequestro conservativo dei soldi del Parlamento regionale, una cosa dell’altro mondo. Non è mai avvenuto né in Italia né in nessuna altra parte del mondo.
“Non avevo consapevolezza di questa drammatica primogenitura, dottore. Fino a quando…”
Fino a quando?
“Ho ricevuto la telefonata di un mio caro amico ed autorevole accademico. Mi ha detto: Vito, sei nei libri di scuola… Ironia a parte, ho affrontato la causa con la consueta diligenza, senza audacie né sconti”.
Non negherà, avvocato, che per arrivare a questo punto, il pignoramento, qualcosa di diverso dal solito deve essere accaduto. O lei è stato molto bravo e molto “cattivo” oppure loro sono stati, per così dire, troppo sicuri, nel senso che non hanno valutato con la necessaria attenzione ciò che sarebbe potuto accadere, e sono finiti, ma per motivi diversi dal suo, nei libri di storia.
“La mia sensazione personale è che l’amministrazione dell’Assemblea abbia vissuto la vicenda giudiziaria con un eccesso di fiducia nei propri poteri, che abbia sottovalutato la vicenda”.
Il fatto è che non c’erano precedenti. Qual è la materia del contendere?
“Il riconoscimento dell’anzianità maturata nella precedente qualifica. Abbiamo fatto un tentativo di conciliazione nel 2009 e l’Assemblea non ha aderito”.
Avrebbe fatto bene ad aderire per come si sono messe le cose.
”Noi non siamo partiti lancia in resta, abbiamo atteso che si concludesse una causa analoga in cui i ricorrenti avevano chiesto lo stesso riconoscimento. Non ci siamo accontentati nemmeno della sentenza di primo grado, favorevole ai ricorrenti. Abbiamo agito quando il giudizio è stato confermata in Appello. A quel punto abbiamo fatto, l’Assemblea ha resistito in giudizio, nonostante il precedente”.
E che cosa è accaduto?
“Il fatto è che non è accaduto proprio niente, non c’è stata alcuna manifestazione di interesse a chiudere la vicenda. Alla prima udienza l’Assemblea si è costituita ed ha affermato che non ci doveva niente”.
Ma avevano già perso per la stessa ragione, com’è possibile?
“Sì, avevano perso con altri dipendenti, la causa “Tomasello più sei”.
Giovanni Tomasello, il segretario generale dell’Assemblea?
“No, il fratello. Noi con il segretario generale non abbiamo mai avuto contatti. Nulla. Il contenzioso è stato seguito da altri funzionari dell’amministrazione”.
Su “Tomasello più sei” avevano ottenuto dal giudice il riconoscimento dell’anzianità maturata, e si trattava di una vicenda analoga perché l’Assemblea non si è fermata, il giudizio è stato ignorato al punto da subire il pignoramento? Perché è stato alzato il muro davanti alla richiesta dei 76 dipendenti? E’ come se avessero voluto farli arrabbiare…
“Sono considerazioni che non posso fare, le domande sono legittime, ma non ho elementi per proporre ipotesi. E se li avessi, preferirei tenermeli per me. Posso solo affermare che abbiamo aperto il contenzioso nelle sedi opportune quando il giudice ha riconosciuto il diritto all’anzianità maturata ai sette”.
L’amministrazione ha dato quanto dovuto ai sette dopo la sentenza di primo grado, alla vigilia dell’appello, che ha peraltro confermato il giudizio.
“E’ così. Per quanto ci riguarda, il giudice si è espresso in modo a noi favorevole, invitando l’amministrazione a produrre i conteggi. Segno inequivocabile che ci era stato riconosciuto quanto avevamo chiesto. Del resto, come avrebbe potuto essere altrimenti ”.
Impensabile che lo stesso giudice si pronunciasse in modo diverso.
“Abbiamo agito con un precedente a nostro favore in primo grado ed in appello”.
L’Assemblea avrebbe dovuto chiudere la partita. Vi siete incontrati, avete cercato un accordo? Ormai la sorte della causa era segnata…
“No, niente, non è accaduto nulla. Fino a che, come ordinato dal giudice, sono stati depositati i conteggi. E’ stata una lunga attesa”.
Il giudice ha accolto il vostro ricorso, l’Assemblea ha fatto appello….
“…e chiesto l’inibitoria, cioè la sospensione del pagamento”.
Ma il giudice non ha sospeso e la sentenza è divenuta esecutiva.
“Abbiamo atteso 137 giorni, dalla notifica dell’atto di precetto prima di chiedere il sequestro. Non avevamo alcuna voglia di arrivare a tanto”.
E i conteggi? A quanto ammonta la somma dovuta?
“Diciotto milioni, secondo i conteggi dell’Assemblea, non i nostri. Abbiamo dovuto agire e chiedere il sequestro conservativo per 24 milioni di euro. La legge impone che venga bloccato un altro 50 per cento per ragioni cautelative”
Ed è successo il finimondo, siete finiti sui giornali, e lei si è assicurato un posto nei libri di scuola, come dice il suo amico professore.
“Non credo che i libri di scuola si occuperanno di noi, comunque abbiamo avuto rispetto per l’istituzione, tanto è vero che abbiamo raggiunto un’intesa, abbiamo ritirato la richiesta di pignoramento in cambio della disponibilità dell’Assemblea a fare la sua parte. Il clima che si era instaurato in Assemblea fra i miei clienti e il resto del personale, naturalmente, non era idilliaco, visto che il sequestro conservativo ha impedito il pagamento degli stipendi. I miei clienti hanno deciso per il meglio e io li ho assecondati, come avrebbe fatto qualunque avvocato in circostanze analoghe”.
Ma questo contenzioso così trinariciuto, avvocato, l’ha voluto l’Assemblea o lei con i suoi clienti? Si ha la sensazione che siate stati tirati per i capelli.
“Abbiamo cercato la conciliazione sin dall’inizio, abbiamo atteso l’orientamento del giudice su un caso analogo. Non ci rimproveriamo nulla”.











5 commenti a "Pignoramento. Chi ha voluto
che l’Assemblea perdesse la faccia?"
Mi rivolgo al gentile lettore dei “buoni pasto”.
Chi tocca i fili, muore, insomma. Visto come stanno le cose, eviteremo in futuro di vedere Report e se dovesse capitare di trovarcelo sotto gli occhi ci giriamo dall’altra parte e se ci fosse impedito di farlo, ci addormentiamo. Non c’era e se c’ero dormivo, ammonisce un vecchio detto.
Di Report abbiamo scritto mille volte, e sempre in termini estremamente positivi (basta fare una ricerca) Siccome stavolta abbiamo espresso l’opinione che lo Speciale sulla Sicilia alle vigilia delle urne era frettoloso, superficiale e con qualche dato sbagliato, siamo stati coperti di insulti da qualche lettore. Invece che un confronto sul merito, le insolenze. E’ un vecchio metodo, quello di passare alle vie di fatto, metaforicamente parlando, quando non si sa che cosa dire. Nel caso del nostro lettore, che scrive su una responsabilità culturale con i distruttori dello statuto, da parte del direttore di questa testata, e di buoni pasto e giornalisti complici dello sfascio, la violenza non è spiegabile con una semplice diversità di opinioni.C’è qualcos’altro, dhe non sappiamo. L’anonimato non ci permette di sapere Ma non faremo illazioni, altrimenti ci comportiamo allo stesso modo.del lettore che insulta. Ribadiamo il nostro punto di vista: la Sicilia merita di essere rappresentata a tinte fosche, come ha fatto Report, Milena Gabanelli e i suoi giornalisti, forse con qualche eccezione, sono eccellenti. Il programma resta di gran lunga il miglior giornalismo d’inchiesta della televisione italiana, e non solo. Ma lo Speciale dedicato alla Sicilia non è all’altezza della fama conquistata sul campo da Report: alla vigilia delle elezioni si deve di fare di più e meglio, andando in profondità e permettendo di capire come stanno realmente le cose. In questo modo invece s’incoraggia solo il populismo, la demagogia, quel “sono tutti gli stessi” che assolve i colpevoli, li nasconde dietro la riprovazione generale. E non è una buona cosa.
Il commento precedente andava postato all’articolo relativo a Report ,ma fa lo stesso.
Per restare in tema di Giustizia …sembra una novita’ che quest’ultima abbia espugnato la Reggia.
Non sembra vero a chi credeva e a chi in qualche modo aveva partecipato nel tempo alle gestioni sopra la legge della “Legge e’ uguale per tutti” che un Giudice “terzo” ed un Avvocato serio ed “anonimo”potessero far affermare il concetto Costituzionale del diritto soggetttivo.
W la Giustizia.
Massimo Costa si puo’ far dire chi ha distrutto la Sicilia dallo stesso Direttore di questo giornale; si peche’ ci sono giornalisti ,in questa Terra ,correi culturalmente di Burocrati e Politici che tra Torre Pisana e Palazzo d’Orleans attovagliati tutti insieme a consumar buoni pasti ed “altro “alle spalle del popolo siciliano hanno distrutto lo Statuto.
Report o la Gabanelli raccontano le cose facendo informazione e son lontani dalla cultura giornalistica Sallustiana ” capace di delinquere.
Una informazione corretta su chi ha devastato la Sicilia facendogli dire il vero anche a qualche giornalista che ha partecipato al saccheggio aiuturebbe la Regione a doventare ” normale” anche senza Statuto.
Le dico che i giornalisti si sono sempre accorti anche delle norme scritte per ad personam ed anche per parenti stretti che con la Regione Sicilia diventano ricchi anche grazie alle norme ad personam e non si tratta solo di Crosta.
Stando a quanto afferma Beppe Grillo, noto ribelle propugnatore dell’antipolitica (ATTENTI dietro questa innocua parola si nasconde la calunniosa idea che i politici non perseguirebbero il bene comune ma i propri personali interessi) i 76 che hanno vinto la causa sono nostri dipendenti insieme ai 90 deputati dell’ARS perché è il popolo che, pagando le tasse, gli paga lo stipendio. Pertanto, quale cittadino datore di lavoro dei suddetti, mi piacerebbe sapere quant’era lo stipendio che gli pagavo prima della causa e quant’è quello che gli devo pagare ora che hanno vinto.
Se l’autore del pezzo potesse fornire anche questi due dati, completerebbe mirabilmente la notizia che ha dato e forse placherebbe un pò di ansia a noi (soccombenti nella causa) datori di lavoro dei 76.
buongiorno. in tutti i sensi. è un buon giorno per noi dipendenti pubblici sapere che non siamo cittadini di serie b o forse c come da qualche tempo chi sta ad amministrare suole dire. grazie avvocato ma consenta un pensiero ad alta voce. il politico di turno parla, assicura, promette, decide, ignora, salta il fosso ma se sbaglia in uno di questi passaggi e crea danni economici chi paga? l’Ente dove svolge o ha svolto la sua attività di amministratore. (vedi provincia regionale di catania, vedi ora regione siciliana). E’ pensabile d’iniziare a parlare di “chi sbaglia paga”? forse ho alzato troppo la voce.