Fascista o sfascista? O tutte due le cose insieme? L’enigma, sollevato dallo scontro fra Angelino Alfano e Daniela Santanchè, attraversa lo Stretto ed approda sulla costa ionica, dove il candidato Pdl, Nello Musumeci, è di casa, battendo la stessa rotta, seguita a nuoto, da Beppe Grillo. Rimarrà insoluto per chissà quanto tempo, perché l’agenda politica è affollata.

Teodoro Bontempo, er pecora dalle parti di Trastevere, numero due de La Destra di Francesco Storace ha preferito concentrarsi sulle omissioni di Angelino Alfano. Il segretario, nel presentare la coalizione siciliana di centrodestra, ha scordato di far sapere che di essa fa parte, appunto, La Destra di Francesco Storace e di Teodoro Bontempo. Una dimenticanza difficile da giustificare dal momento che il candidato presidente, Musumeci, viene dalle fila de La destra e non dal Pdl o dal Pid Cantiere popolare, l’altra formazione che partecipa alla coalizione.

 C’è dunque da capirlo “er pecora”.

Angelino per giunta, enunciando il decalogo del Pdl, ha avuto una sola cura, stabilire il principio che il suo partito non ha nulla a che spartire con l’estrema destra. Nemmeno una volta ha accennato alla presenza de La Destra nella coalizione, quasi che volesse tenerla nascosta.

Il segretario del Pdl, in verità, aveva in testa Daniela Santanchè, la sfascista, e da lei, dal suo populismo un poco fascista voleva prendere le distanze, non da Francesco Storace e Teodoro Bontempo. Siccome è maledettamente complicato ricordare Daniela Santanché, senza accennare alla sua militanza, breve ma e intensa, con La Destra (per la quale gareggiò, in competizione con Silvio Berlusconi nel 2008), Angelino ha scelto di rimanere in superficie limitandosi all’essenziale. Il core business (politico) del Pdl resta la costruzione dell’area moderata che in Sicilia non si è realizzata a causa delle scelte di Pierferdinando Casini, alleato del Pd per Rosario Crocetta.

“Siamo forti e privilegiamo la coalizione”, ha puntualizzato comunque Angelino, affatto pentito delle scelte fatte nell’Isola, a scanso di equivoci. Poi ha aggiunto, stando alle cronache: “Apprezziamo però l’impegno di Francesco Cascio”. Sottolineatura che ha suscitato viva curiosità e soprattutto impegnato un piccolo esercito di decrittatori, a causa di ciò distratti dall’enigma principale, lo sfascismo fascista. Cascio, tuttavia, non è l’ultima ruota del carro. Se non ci fosse stata la concomitanza dell’omissione ai danni di “er pecora”, nessuno avrebbe avuto niente da dire sulla citazione. Sarebbe rimasto da decrittare quel “però”, che ha strappato l’apprezzamento a una realtà  “nemica”, ma la non si può avere tutto dalla vita.

Daniela Santanchè – dimentica dei suoi trascorsi storaciani – ha approfittato degli imbarazzi di Angelino, oltre che dell’incazzatura di Matteo Bontempo e non si è fatta scappare l’occasione, con la solita non chalance, per inveire a palle incatenate contro il suo bersaglio preferito, Angelino Alfano, che gli sbarra la strada verso la pienezza dei favori del Capo. “Cercano l’area moderata”, sibila l’ex sottosegretaria, “e mi contestano che non sono moderata, ma loro che fanno? In Sicilia candidano un uomo di Storace….”

 Un’osservazione pacata in bocca a Daniela rispetto al cliché, e del tutto pertinente, al punto da fare rimpiangere gli insulti, meno dannosi delle contestazioni ragionevoli. Fascista o sfascista, Daniela è così andata a segno.

Francesco Storace che la scelse nel 2008 per mantenere nelle piazze elettorali il partito, ha scelto di tacere, per ora, probabilmente giudicando anch’egli pertinente l’osservazione della sua ex leader.

 Domani è un altro giorno, non vi prendete pena.