Su Striscia la notizia, venerdì sera, è andato in onda un “brano” dello scontro furibondo fra l’assessore siciliano alla sanità, Massimo Russo, e il segretario nazionale della Lega Nord, l’eurodeputato Matteo Salvini. Quanto basta, tuttavia, per farsi un’idea sul dopo-Bossi.

“Striscia” ha regalato alla lite una poltrona di prima fila, inserendola nella irriverente rubrica dei Mostri, la top ten della spazzatura televisiva, incaricata di proporre il peggio del piccolo schermo.

Nella diretta tv su La 7 – ‘L’aria che tira’  - gli ospiti, l’eurodeputato della Lega Nord, Matteo Salvini e l’assessore alla Salute, Massimo Russo, avrebbero dovuto confrontarsi sulla gestione dei soldi pubblici. Ma non c’è stato dialogo perché Salvini si era assunto un compito, di rappresentare la Sicilia come la sentina della nave italiana, il luogo di raccolta dei rifiuti, la causa di tutti i mali.

Massimo Russo ha cercato dapprima di esprimere una qualche opinione, poi ci ha rinunciato ed è stato trascinato nella baruffa verbale, durante la quale ha trovato il modo di piazzare qualche parola, giusto per ricordare quanto sta avvenendo nella Regione Lombardia, il cui consiglio regionale è il più inquisito d’Italia, tanto da costringere il Presidente, Roberto Formigoni, a rassegnare le dimissioni dopo l’ultimo scandalo (l’arresto dell’assessore Zambetti, accusato di avere pagato i voti alla ‘ndrangheta che imperversa nel milanese).

Sono stati vani i tentativi della conduttrice della trasmissione per rabbonire Matteo Salvini, cui Russo ha rinfacciato, esasperato, un atteggiamento razzista. Quando sono stati ricordati gli scandali a ripetizione di cui è vittima la regione Lombardia, l’eurodeputato leghista ha abbandonato la trasmissione, si è alzato ed è andato via.

 Siccome non si tratta dell’ultimo arrivato – Salvini è oggi il numero 2 della Lega e contende a Roberto Maroni la leadership nel bresciano, la sceneggiata su La 7 appare un utile indizio per farsi un’idea della nouvelle vogue leghista. Di sicuro non farà rimpiangere ai celoduristi della prima ora la perdita di Umberto Bossi, caduto in disgrazia per via dell’uso disinvolto dei rimborsi elettorali.

Nell’ultima settimana i caporioni leghisti ne hanno dette di tutti i colori per il trasferimento, dovuto, di 900 milioni alla Sicilia in deroga al patto di stabilità. Insulti a raffica, nel peggiore stile leghista.

Siccome il Pdl di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano si stanno svenando per fare tornare a casa Maroni ed i suoi, nel centrodestra, sono in tanti a chiedersi come sia compatibile l’alleanza con “questa” Lega Nord, di Salvini e soci, e l’opzione meridionalista.

Ma tra i militanti bresciani i nomi che ricorrono sono soprattutto due, il segretario federale Roberto Maroni e il segretario nazionale Matteo Salvini. “Salvini mi piace per lo stile schietto, però un progetto è Maroni ad averlo ed è necessario, essenziale”.