di Enzo Coniglio -

Chi pensa che la gerarchia ecclesiastica debba rimanere assente dalla prossima competizione elettorale, viene platealmente smentito dalla stessa Conferenza Episcopale Siciliana (CESI) che all’unanimità ha recentemente approvato un documento pre-elettorale che contiene delle pesanti “riflessioni sulla situazione sociale e politica” dell’isola; riflessioni espresse in un linguaggio diretto, essenziale, comprensibile da tutti e ora contenute in un volumetto di 15 paginette, distribuito in migliaia di copie, dal titolo:”Amate la giustizia voi che comandate la terra”.

Ma come mai i Vescovi hanno deciso di scendere in campo a ridosso della consultazione elettorale?  Ce lo dicono loro stessi: “La chiusura anticipata di una legislatura assai travagliata e contraddittoria, accompagnata dalle elezioni ormai prossime, giunge in una fase di allarmante decadimento culturale, politico, sociale ed economico della Sicilia… [per il qale] non vogliamo esimerci da un necessario esame di coscienza riguardo alle responsabilità che anche noi credenti, insieme con tutti gli altri, abbiamo avuto in questo processo di degrado”

Un degrado che ha provocato e continua a provocare un tale declino da alimentare “gravi preoccupazioni per la coesione sociale, la qualità di vita delle persone e delle famiglie e, particolarmente per il futuro dei giovani. Tale situazione suggerisce di realizzare con ogni assoluta urgenza un’autonomia della competenza e della responsabilità che riannodi il filo di un costante ed efficace dialogo politico e tecnico con gli organi dello Stato e con le Istituzioni dell’Unione Europea (UE) innanzitutto per bloccare la crescita esponenziale della emigrazione intellettuale e gli intollerabili livelli della disoccupazione giovanile”

I Vescovi sono convinti che “si sia smarrita la cosapevolezza che lo sviluppo è anzitutto un processo di costruzione sociale che si genera principalmente dal basso così da accogliere e valorizzare ogni risorsa che nell’ambiente vive ed opera”.

Sebbene la situazione sia drammatica, quasi disperata, i Vescovi siciliani ritengono che la si possa ancora ribaltare attraverso il superamento dei comportamenti individualistici, la soluzione della “grande emergenza educativa” e l’applicazione dei principi di sussidarietà e di solidarietà.

Ma c’è un elemento eccellente che può  rivelarsi addirittura determinante e che i Vescovi, nel documento citato, presentano in questi termini: “Come Pastori della Chiesa, siamo consapevoli del rilievo pubblico che l’esperienza ecclesiale riveste; vogliamo perciò impegnarci a favorire relazioni trasparenti con le Istituzioni, improntate al chiaro riconoscimento delle priorità e delle urgenze sociali ed economiche, al rispetto delle regole e al riconoscimento del merito e della qualità dei risultati, da qualsiasi parte essi provengano”

E, quasi a dare maggiore concretezza al loro dire, i Vescovi aggiungono: “In queso frangente dovremo imparare, infine, a misurarci con le questioni indotte dalle radicali trasformazioni sociali e politiche in corso nei paesi posti di fronte a noi nel Mediterraneo, denominate ‘primavere arabe’. La Sicilia costituirà il centro, non solo geografico, di questo complesso sistema di relazioni euro-mediterranee, a condizione di comprenderne prospettive e potenzialità e di promuovere credibili modelli di dialogo tra le culture e tra le religioni e di delineare prospettive di integrazione sociale ed economica”. Paradossalmente, questa annotazione geo-politica dei Vescovi siciliani, ricorda da vicino il discorso tenuto dal Ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata il 9 dicembre scorso a Catania durante il quale ha dichiarato che la Sicilia è chiamata a diventare l’Hub del Mediterraneo.

Queste in essenza le riflessioni che i Vescovi siciliani ci propongono alla vigilia delle elezioni e che ci lasciano ammirati per tanta chiarezza, coraggio, determinazione e concretezza. Concretezza che si esprime nella volontà di creare “in corrispondenza dell’avvio della nuova legislatura regionale, un Osservatorio sulle politiche pubbliche regionali, per offrire appropriati strumenti di analisi e di proposta al dibattitto pubblico regionale”

La creazione di un tale Osservatorio è particolarmente importante in questa fase storica in cui i partiti politici perdono di prestigio e rischiano di essere sostituiti da Fondazioni e Associazioni politiche di grande rilievo che, all’occasione, possono trasformarsi in nuovi soggetti politici. E’ questa la logica che sottende le nuove Associazioni nazionali del tipo: “Italia Futura”, “Prima Persona”, “Priimavera Italiana”, ecc. In altre parole, i Vescovi siciliani dimostrano di aver capito che le affermazioni generiche e le analisi approssimative non bastano. Occorre mettere insieme specialisti dei vari settori strategici, capire i “segni dei tempi” ed elaborare dei piani operativi efficaci ed efficienti e impegnarsi a realizzarli fino in fondo.

E’ però evidente che tali piani esecutivi dovranno essere elaborati soprattutto dai laici cattolici professionisti nelle varie discipline, come espressamente richiesto dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Si crea così una importante cesura tra le due anime della Chiesa: quella gerarchica e quella laica chiamate a svolgere funzioni diverse e complementari.

Offrire delle semplici riflessioni nel contesto sopra ricordato, non è sufficiente alla luce delle parole e soprattutto dell’esempio del fondatore, Gesù di Nazareth, il figlio del falegname. “E la parola si è fatta carne ed abitò tra noi”. Non vorremmo che i Vescovi siciliani prendano troppo sul serio le sue parole e li materializzano in un nuvo partito-fondazione-associazione, denominato: Osservatorio. In fondo non sarebbe troppo male; certamente meglio dell’assordante silenzio degli anni scorsi.