Prevederlo non si può, ma prevenire potrebbe ridurre il danno. Il recente sciame sismico nel Sud Italia, Pollino e Sicilia, ha fatto riaccendere i riflettori sul rischio del famigerato big one, che alcuni esperti hanno previsto potrebbe verificarsi tra l’Isola e la Calabria nel giro di pochi anni. Secondo i nuovi studi sismologici dell’Accademia Russa delle Scienze, e, in Italia, dell’International Centre for Theoretical Physics (ICTP) e dell’Università di Trieste, è altamente probabile che un terremoto catastrofico possa presto colpire il Mezzogiorno. La notizia, come una bomba, è stata diffusa pochi mesi fa, e da allora il dibattito tra scettici e “probabilisti” scuote l’opinione pubblica.
PREVISIONI E POLEMICHE – In Italia uno dei primi a parlare di big one, attirandosi non poche critiche, è stato Alessandro Martelli, ingegnere sismico e direttore dell’Enea di Bologna. “Il problema è che la sismologia ufficiale – ci ha spiegato – fa resistenza nei riguardi di alcune teorie. Questi studi di cui si parla, a parte i limiti legati alla zona sismica molto ampia ed ai tempi estesi di accadimento, hanno una probabilità di riuscita molto alta”. Gli scienziati più scettici sostengono, invece, che gli studi non dicano nulla di nuovo, poiché è noto che Sicilia e Calabria sono zone altamente sismiche in cui, in qualsiasi momento, la terra potrebbe tremare pericolosamente. Ma storcono il naso quando si parla di aumento di rischio nei prossimi anni, poiché – secondo loro – una previsione del genere è attualmente impossibile da fare.
AUDIZIONE ENEA ALLA CAMERA – Terremoto o no, la prevenzione è comunque indispensabile, e in Italia, purtroppo, siamo molto indietro. Per questo alcuni rappresentanti dell’Enea sono stati ascoltati il mese scorso presso la Commissione VIII della Camera per un indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza sismica in Italia (QUI IL TESTO COMPLETO). Su questo fronte, i dati dell’Enea sono tutt’altro che ottimistici: almeno il 70 per cento del costruito italiano non sarebbe in grado di resistere ai forti terremoti. “È possibile – chiede Martelli – che per progettare in maniera antisismica basti essere ingegnere? La risposta dovrebbe essere no. Gli ingegneri classici, ivi compresi quelli edili, non sanno che cosa significhi progettare in modo antisismico”.
ASSICURAZIONI E PREVENZIONE – Ma per prevenire bisogna spendere e in tempi di crisi trovare le risorse economiche diventa difficile. Una soluzione prova a darla Paolo Clemente, responsabile del Laboratorio Enea sulla prevenzione e mitigazione degli effetti dei rischi naturali, che punta sulle polizze assicurative antisismiche. “Abbiamo avanzato una proposta per un’assicurazione obbligatoria sui fabbricati – spiega – . Le unità immobiliari in Italia sono poco più di 30 milioni. Un’assicurazione di 100 euro a unità immobiliare coprirebbe già, quindi, la spesa media a seguito di disastri ambientali, come terremoti e alluvioni, che è di poco meno di 3 miliardi di euro all’anno. Se questo premio di 100 euro all’anno per unità immobiliare venisse raddoppiato, ci sarebbe anche la possibilità di finanziare un fondo per la messa in sicurezza preventiva dei fabbricati”.
“BIG ONE ENTRO DUE ANNI” – Gli esperti, infine, tornano a parlare degli studi di previsione. Mentre al Nord Italia, l’allarme è cessato, lo stesso non può dirsi per il Sud. Sia scienziati russi, che italiani, sono concordi a prevedere – secondo quanto ha riferito Martelli – “un terremoto maggiore di 5.6 in una zona che comincia da metà Campania e va in giù”. Se poi si pensa a quando questo big one potrebbe arrivare, Martelli non usa mezzi termini: “Si parla di due anni, lo affermano i sismologi”. Speriamo che si sbaglino.
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