Matteo Renzi docet. Il fatto che abbia guadagnato il centro della scena, diventando l’antagonista del leader del Pd, Pierluigi Bersani e trascinandosi una bella fetta del Pd, ha fatto una grande impressione a Daniela Santanchè. Così l’ex sottosegretaria ha preso il coraggio a quattro mani: niente mezze misure, compromessi, com’è nella sua natura. Non è più tempo di indugi e perplessità, c’è un solo modo di salvare il Pdl, secondo lei: quello di abbassare la saracinesca e fare altro. Eutanasia, dunque, a fin di bene.

Daniela si  insediata nel ruolo di rottamatrice ufficiale del Pdl, ma a differenza di Renzi, che è un regicida, ha il culto della personalità. Vanno rottamati tutti, a cominciare dal segretario, Angelino Alfano – anzi lui prima di ogni altro – ma non Silvio Berlusconi. E’ una ricetta dura da digerire per il gotha del Pdl, che naturalmente ha reagito come un sol uomo. Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, quotidiano di Berlusconi, alla domanda che gli è stata rivolta durante Linea notte” su rai 3, se Daniela Santanché avesse visto il Cav prima di gettare il cuore oltre l’ostacolo e fare la guerra a tutti, ha risposto che non gli risultava, ma ha poi aggiunto che, per quanto ne sapeva, le posizioni della Santanché sono largamente condivise da Silvio Berlusconi. Insomma, Daniela non ha ricevuto alcun mandato, ma è una interprete fedele delle volontà del Cavaliere.

Berlusconi, dopo le sparate dell’ex sottosegretario, però ha cercato di defilarsi, facendo sapere che lui non c’entrava niente, ma lo scetticismo sulla sua estraneità all’outing è un sentimento diffuso. L’intenzione, fin troppo scoperta, di Daniela sarebbe di fare il vuoto attorno al Capo per restare l’unico paladino nella terra di Bramante, al fine di liberarlo di tutte le mezze calzette che lo circondano.

 Nelle ultime ore Daniela Santanché ha infatti urlato a squarciagola che devono dimettersi tutti. “Fate come Silvio”, ha invitato, “Abbiamo un mercato elettorale, ma non il prodotto”.

 Angelino Alfano, che è un ottimo incassatore, stavolta non ce l’ha fatta a starsene zitto, ha abbandonato la cautela ed ha finto di prendersela probabilmente con la Santanchè, pur sapendo il berlusconismo di cui è portatrice potrebbe rivelarsi una insidia. Così ha alzato la paletta. Stop, ha detto. “Basta con la linea sfascista”, attirando le ire della destinataria. “Non sono io che ho portato il partito dal 22 al 15 per cento”, ha ricordato a quel punto Daniela al Tg4. Poi ha colpito: “Alfano ha perso fragorosamente le amministrative”, giusto per rincarare la dose.

Sarebbe bastato togliere una “s” e l’avrebbe imbroccata per intero, ha chiosato qualcuno. Fascista, non sfascista, insomma. Ruggini antiche e veleni nuovi. Che l’ex sottosegretaria sia una vecchia “antipatizzante” di Angelino lo sanno tutti, ma che salisse in sella ha costituito una sorpresa per tanti.   Ed è per questa ragione che i sospetti sul cavaliere sono forti.

Il vice capogruppo al senato del Pdl, Quagliarello, persona cauta quanto Alfano, non ha taciuto nemmeno lui. “Se la linea è quella della Santanché io mi sfilo”, ha dichiarato. “Vuole rottamare il Pdl, liquidare Monti e creare un soggetto di plastica che concorra con Grillo in un’area antisistema. Non ci sto”.

Maurizio Gasparri, sulla stessa lunghezza d’onda, gli ha dato ragione. Maurizio Lupi, a Porta a porta, ha detto chiaro e tondo che con le Santanchè non si va da nessuna parte.

Micaela Biancofiore, invece, sta con Daniela. E’ convinta che siano in tanti a tirare per la giacca Angelino perché vada alla guerra contro “un’area autenticamente berlusconiana”.

 Quale? Naturalmente l’area della Santanché, la vestale delle intenzioni di Silvio Berlusconi. Il Cav sarebbe il rottamatore ombra? “Dovrebbero ringraziare Daniela Santanché che dice quello che pensa”, spiega la Biancofiore, “invece che ridacchiare alle spalle di Alfano, come fanno altri”.

Già, ci sarebbe pure questo: Angelino, oggetto di sfottò sotto traccia. Al peggio non c’è fine, insomma.