La malinconia e la nostalgia ogni tanto affacciano. Ma poi vanno subito via. C’è la certezza dell’affetto dell’intero pubblico siciliano. Basta questo. Un cabaret garbato che ha fatto ridere senza avere mai bisogno della volgarità, una scena tenuta con grande dignità arrivando fino ai confini del professionismo. Se ci fosse una motivazione di un premio alla carriera per I Cavernicoli, tra le altre, potrebbe essere questa. A ritirarlo verrebbe Leandro Parlavecchio, che dopo la scomparsa di Pio Pollicino e Nico Marino, (oggi il secondo anniversario della morte di quest’ultimo) è rimasto la memoria storica di quaranta anni di spettacolo, il custode di mille aneddoti ed altrettante emozioni, colui che confeziona ogni giorno ricordi e li ripone in un archivio immaginario al quale di tanto in tanto consente l’accesso anche agli altri:
”Ho ricordi bellissimi di questi anni, ci siamo divertiti lavorando, abbiamo vissuto questa esperienza con grande consapevolezza, lungo tutto questo tempo. Per dieci minuti di sketch, a volte lavoravamo settimane intere. Mettevamo molta attenzione. Nel tempo l’esperienza ha consolidato la nostra verve.”
C’è un siparietto storico che è rimasto nell’immaginario collettivo, e che i bambini usano persino nelle cantilene “Non ci volevo venire” di cui Leandro è rimasto interprete ineguagliabile, ma com’è nato?
“Risale agli anni ’70, quando studiavamo ancora i testi del Bagaglino. Per anni rimase lì, poi un giorno Nico Marino ebbe l’intuizione geniale di utilizzarlo per uno spot pubblicitario di un caffè palermitano, e da quel giorno è diventato il felice tormentone che conoscete.”
Il punto più alto del loro successo di pubblico e critica arriva negli anni ’80, quando sono stati protagonisti di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive nazionali – da Domenica In allo ”Scatolone”, da Sereno variabile, a “Buona Domenica” alla corte di Maurizio Costanzo, avendo già alle spalle una solida carriera live nei festival di cabaret e di musica folk, e la pubblicazione di 3 album per la casa discografica FONIT CETRA. I Cavernicoli hanno battuto la strada della canzone folk siciliana e si sono specializzati nella parodia musicale, il tutto con uno spiccato gusto ritrattistico e caricaturale. Poi la scelta consapevole e serena di non trasferirsi fuori ed intraprendere il vero e proprio professionismo, nonostante le prestigiose apparizioni al Sistina ed al Centrale di Roma.
Molte cose del vostro gruppo hanno subito diverse riletture, sono diventati spunti di altri artisti, molte cose sono state riprese, ma c’è qualcosa dove siete arrivati per primi?
“Oggi Max Giusti o trasmissioni radiofoniche come”Il ruggito del coniglio”, in onda su RadioRai, confermano la nostra intuizione di Onda Verde, in RAI, tanti anni fa, di cominciare la giornata con il sorriso. Ci chiamarono per due settimane a cavallo delle festività pasquali e siamo rimasti per tre anni.”
A chi sente di dover dire grazie e cosa direbbe a chi si avvicina questo mestiere?
“Certamente al nostro pubblico , ad i ragazzi consiglio di non prendersi troppo sul serio e di lavorare duro, la fatica paga. Sempre. Noi pensiamo di dover ringraziare Renzino Barbera, certamente il precursore di tutti.”











2 commenti a "Emozione Cavernicoli, risate
amarcord: “Come ci divertivamo…”"
grazie per le tante risate
Li ho conosciuti ,vivi e non,anche al di fuori delle esibizioni erano delle persone simpaticissime e disponibili.