Ma che sindaco è il sindaco di Palermo? Una primadonna litigiosa, un narciso irrecuperabile, un furbo uomo di potere, o un amministratore rigoroso, competente, un fondamentalista della legalità? Dopo cinque mesi i giudizi su Leoluca Orlando dividono l’opinione pubblica a metà. Di certo, è lui la star, nella buona e nella cattiva sorte. Un po’ in ombra per via delle elezioni regionali in corso che regalano, inevitabilmente, la scena ad altri personaggi, ma lui tiene magnificamente la posizione. Non si spende più di tanto nelle piazze elettorali, con un alibi a prova di bomba: Palermo è un vulcano in eruzione, che sprizza lapilli senza sosta. La monnezza che invade la città. La discarica che brucia e rende l’aria irrespirabile, le municipalizzate a pezzi, i lavoratori dei servizi comunali in assetto di guerra, l’abbandono del generale della Guardia di Finanza, il Teatro Massimo in crisi, i conti in profondo rosso. Senza una lira e senza pace.

Fuori dalla piazza elettorale, ma non da quella mediatica, visto che trova il tempo per Ballarò ed altro.

E allora?

Fotografiamo il contesto: il sindaco insegue il Ministro degli Interni, la Cancellieri, per la questione Gesip, ed annuncia un esposto contro il Ministro dei beni culturali, Patroni Griffi, che non nomina il commissario al Teatro Massimo, è in guerra con il sovrintendente del Teatro Massimo, La Cognata (ha pubblicato i contratti di consulenza stipulati alla vigilia del suo ingresso a Palazzo delle Aquile), i commissari delle municipalizzate in amministrazione controllata. Leggendo i titoli dei giornali ci si può fare un’idea. Due esempi, a caso: “Il sindaco di Palermo  annuncia un’azione legale contro il ministero ai Beni culturali per “omessa vigilanza” sulle presunte “anomalie” nella gestione del Teatro Massimo di Palermo. “Non c’è tregua tra il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e i commissari dell’Amia, apostrofati dallo stesso primo cittadino come “bugiardi”.

Stranamente, l’unica eccezione pare essere la Regione, solo quando è rappresentata dall’assessore all’Economia, Gaetano Armao, con il quale è riuscito a fare qualcosa in comune (nel senso di “insieme”). Per via dei cordoni della borsa? Possibile, ma non del tutto vero. Se Roma e Palermo lo avversano, può chiudere bottega, e non è certo un buon affare, né per lui, né per o cittadini di Palermo.

Proviamo a elencare le cattive ragioni e le buone ragioni del sindaco, una specie di promemoria, che ci aiuti a farci un’idea sullo stato dell’arte e soprattutto sui comportamenti del primo cittadino. Le accuse dei “nemici”, per cominciare: è un populista, un demagogo, uno che non si prende le sue responsabilità e getta sempre sull’altro campo le colpe che gli appartengono; cerca in tutti i modi di disarcionare coloro che amministrano, dirigono e governanto per conto della municipalità, al fine di ripristinare il sistema di relazioni che gli ha permesso di rimanere in sella per più di trenta anni. Quanto alla politica, come ogni primadonna, non permette ad alcuno di alzare la testa. E’ un bastian contrario per vocazione e per bisogno ed usa le parole come un lanciafiamme contro gli avversari, che sono, sempre e comunque, mafiosi, mezzo mafiosi, quasi mafiosi o quaquaraquà.

Ma c’è anche del buono. Coloro che stimano Leoluca Orlando osservano, non a torto, che è alle prese con la più brutta gatta da pelare di tutti i tempi: ha ereditato una città in pessimo stato, un’amministrazione disastrata, mal gestita, costretta oggi a fare i conti con la crisi economica della Regione e del Paese. Perciò, fanno notare gli estimatori, non c’è alternativa allo spoil system: cacciare via tutti per avere persone affidabili, che non abbiano nulla a che spartire con la passata gestione. Quanto alla conflittualità permanente, avvertono, è impossibile accettare compromessi, e inciuci, comparaggi, omertà, spartizione ai danni della comunità. Non litiga, dunque, ma si batte per cambiare le cose.

E voi, come la pensate? Ha ragione o torto? Esprimete liberamente il vostro consenso o il vostro dissenso. Ne avete tutto il diritto.

Orlando sindaco di Palermo: la pagella

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