di Giuseppe Bianca -

Pierluigi Bersani lascia il Jolly Hotel di Palermo qualche minuto prima delle 14 con l’aria chi ha compiuto bene la propria missione, accreditare Rosario Crocetta della piena sintonia ed assoluta identificazione con gli obiettivi del Partito Democratico: legalità e cambiamento, in un momento in cui il confine tra politica ed antipolitica è sottile e può giocare brutti scherzi. Le geometrie siciliane saranno esportabili nel resto del paese e Pd ed Udc potranno riproporre lo stesso schema di gioco se in Sicilia le cose andranno per il verso giusto.

Su questo Bersani non ha molti dubbi: “Mettere insieme ed aggregare i partiti progressisti e rivolgersi in modo propositivo alle forze moderate e liberali che rifiutano il berlusconismo, che vadano oltre una stagione superata, aprendo ai ‘civismi’ al di la’ dei partiti”. Il segretario del Partito Democratico prosegue soffermandosi sulla contrapposizionecon il Pdl, in una terra che ha sempre dato grandi risultati agli avversari ed ha riservato spesso amarezze, segnando interi destini politici a sinistra: “Si capisce come finisce il film, Musumeci o Crocetta”, quasi una chiamata alle armi per scongiurare o ridurre al minimo il pericolo di un eccessivo astensionismo che potrebbe premiare o rimettere in gioco le forze politiche che intercettano meno il voto di opinione e godono di un consenso più “strutturato” con un maggior rapporto di fiducia con i propri elettori.

Poi un pensiero alle primarie con il rafforzamento di regole interne a garanzia di tutti, ed un giudizio su Grillo meno disinteressato che in passato: “Penso che il movimento di Grillo non sia una alternativa, il mio è un no radicale. Pur proponendo alcuni temi condivisibili, il movimento è un accumulo di protesta radicale, si eè costruita una forma di populismo che può essere pericoloso per il Paese”.