di Giusppe Bianca -

“Più che una vera sospensione, è un rinvio d’udienza al prossimo 6i dicembre. Il giudice dell’esecuzione che, al momento rimane bloccata, dovrà stabilire il “quantum”, mentre, in occasione dell’udienza del 2010, dopo aver chiesto una consulenza tecnica d’ufficio per la quantificazione delle somme, ritenendola onerosa per le parti. Accogliendo in tal senso la richiesta fattaci pervenire di affidarci alla contabilizzazione degli uffici dell’ARS, siamo arrivati ad una cifra che non è molta lontana da quella bloccata nell’attuale pignoramento”

Vito Patanella, uno degli avvocati dei dipendenti, che hanno fatto ricorso contro l’amministrazione dell’Assemblea per ottenere la ricostruzione della carriera e il recupero di somme non percepite spiega la strana vicenda giudiziaria che ha provocato il sequestro conservativo.

Sulla vicenda giudiziaria che ha bloccato gli stipendi e le pensioni del personale Ars – un episodio senza precedenti – c’è stato un doppio pronunciamento dei giudici. Il primo riguarda il rigetto dell’istanza da parte della Corte d’appello di Palermo, sezione controversie di lavoro, assistenza e previdenza che aveva per appellante l’Assemblea Regionale Siciliana, rappresentata e difesa dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo contro i settantasei dipendenti che hanno fatto richiesta di decreto ingiuntivo per gli aumenti maturati dal 2005 in poi; il secondo pronunciamento è venuto dal giudice dell’esecuzione. “Più che una vera sospensione, è un rinvio d’udienza al prossimo sei dicembre”, chiarisce infatti l’avvocato Pattanella,

Certo le incongruità in questa vicenda non ne mancano. La sensazione è che gli uffici dell’ARS abbiano peccato un pò di presunzione, sottovalutando le conseguenze. E’ impensabile che si sia scelta una linea dura in maniera razionale e consapevole. Anche perché i precedenti, su un caso analogo, avevano dato torto all’amministrazione. Perché, dunque, impegnare l’amministrazione in un braccio di ferro perdente e costoso?