Il 73 per cento degli elettori Pd, il 69 per cento fra gli elettori del Pdl, secondo un sondaggio dei Renato Mannheimer per Porta a porta, è favorevole ad un ricambio del gruppo dirigente. Per ora la questione agita solo il Partito democratico e non sembra contagiare le altre formazioni politiche a causa dell’irruzione nelle primarie democratiche del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ma è prevedibile che la “cintura sanitaria” finora imposta da vecchie consuetudini dei partiti venga infranta. Nel Pdl, per esempio, l’avvicendamento fra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, che i sondaggi segnalano come una volontà prevalente degli elettori di centrodestra, è un indizio inequivocabile. Quando il passaggio di consegne avverrà, magari lasciando al Cavaliere il ruolo di “padre nobile” del partito, sarà un “rompete le righe” per tutti e saranno messi in discussione gli antichi organigramma.

La sfiducia nei partiti, del resto, è un problema che andrà affrontato proprio con lo svecchiamento, altrimenti c’è il rischio dell’estinzione: il Pdl è passato, per vari motivi, dal 38 per cento dei suffragi al 15-16 per cento delle intenzioni di voto. Una catastrofe paragonabile a quella subita dalla democrazia cristiana alla fine della prima repubblica.

In questi giorni, tuttavia, il teatro degli eventi è esclusivamente il Partito democratico. Dopo il passo indietro di Walter Veltroni, che anticipato tutti con la sua decisione di non ricandidarsi, i personaggi più prestigiosi al vertice del partito  vengono posti di fronte ad un’alternativa: imitare Veltroni o rimettersi alle decisioni del partito, il cui statuto prevede il “pensionamento” dopo tre legislature.

Anna Finocchiaro, insieme a Rosy Bindi e Massimo D’Alema – presidente del gruppo parlamentare al Senato, la Prima; presidente del Pd la seconda, e ex presidente del consiglio il terzo – sono finiti sul “braciere” senza che alcuno abbia posto il problema “personale”.

Anna Finocchiaro è il personaggio politico più influente del Pd siciliano, ma anche il più longevo, con i suoi 25 anni e cento e più giorni di permanenza nelle aule parlamentari. Ma è anche una donna autorevole, che si è guadagnata la fiducia del gruppo dirigente ed ha svolto egregiamente la sua attività.

Anna Finocchiaro, dunque, propone, di fatto, il dilemma che tutti i partiti, non solo il Pd, dovranno affrontare: se cioè debba prevalere il ricambio della classe dirigente, sempre e comunque, o debbano essere considerate necessarie ed utile le deroghe, quando si tratta di risorse importanti per l’istituzione o il partiti. La questione è controversa, anche perché le deroghe, giuste o sbagliate che siano, rendono molto più complicato lo svecchiamento. Diventa difficile fare accettare a chi non le ottiene, il foglio di via obbligatorio.

Massimo D’Alema ha detto che in caso di vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie, non presenterà la propria candidatura in Parlamento. Anna Finocchiaro ha annunciato che non chiederà deroghe, rimettendo ai suoi organi il giudizio (“se sarò utile o meno”). “Non ho mai chiesto di essere candidata a nulla in vita mia”, ha ricordato la senatrice.

Dando uno sguardo ai numeri sull’attività parlamentare di Anna Finocchiaro, eletta senatore nella circoscrizione dell’Emilia Romagna nel 2008, leggiamo che ha totalizzato 6313 presente in Aula, ha firmato – come prima firmataria – 20 disegni di legge (e co-firmato altre 80), 26 mozioni (58 con altri), e presentato ben 377 emendamenti, trovando una sintonia perfetta con Beppe Pisanu(Pdl) ed una importante concordanza di vedute con Gianpiero d’Alia (Udc), nell’84 per cento delle iniziative parlamentari.

Anna Finocchiaro, inoltre, è stata candidata del Pd – “una candidatura di servizio” – alla Presidenza della Regione siciliana nel 2008. E’ un curriculum  senza pecche, che proprio in quanto tale, pone la questione del ricambio – o rottamazione – pretende una riflessione sulle posizioni “manichee” che sembrano largamente prevalere, cioè “tutti a casa e non se ne parli più”.

Qualunque sia l’opinione che si abbia sulla questione, la valutazione non può essere assunta con leggerezza, come il caso della senatrice Finocchiaro suggerisce.

Un quarto di secolo di attività parlamentare – quanti ne vantano Domenico Nania, Beppe Pisanu e Luigi Grillo(Pdl) – è una bella meta. Ma privarsi di una risorsa affidabile e di una competenza utile è uno svantaggio.

Voi che cosa ne pensate? Un personaggio come Anna Finocchiaro – no ne facciamo un caso personale – dovrebbe essere “rottamato”?  Esprimete il consenso o dissenso nel sondaggio che vi proponiamo.

Anna Finocchiaro deve essere "rottamata"?

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