(essepì) Solo il tre per cento degli italiani, stando ai risultati del recente sondaggio di Demopolis, conservano intatta la loro fiducia nei partiti. Se dovesse prevalere un vecchio principio che i partiti sono i pilastri della democrazia, per la proprietà transitiva dovremmo concludere che solo il tre per cento degli italiani ha fiducia nella democrazia e il 97, di conseguenza, preferirebbe la dittatura, il dispotismo, la tirannia, magari illuminata. Ma l’equazione è inaccettabile: ilo teorema è solo una provocazione, che obbliga chiunque a compiere una riflessione. O almeno a porsi qualche domanda, assai semplice. Coloro che rappresentano le istituzioni – comuni, province, regioni, parlamento – hanno fato tutto da soli o sono stati aiutati ad arrivare dove ora si trovano?

La folla degli indignati, traditi, incazzati aumenta esponenzialmente ogni giorno che passa. E lo spot di una trasmissione, che presumiamo di successo, su La7, firmata da Michele Santoro, mostra un cartellone – Loro rubano e tu che fai? – incaricato di sollecitare la gente comune a sputtanare quanto più possibile gli onorevoli e gli amministratori pubblici, a prescindere dal colore e dalla storia di chiunque.

Fuori dalle piazze mediatiche, negli stessi partiti, ci sono i rottamatori di successo, come Matteo Renzi (sindaco di Firenze, democratico e candidato alle primarie nel suo partiti), e Beppe Grillo (leader del Movimento 5 Stelle, antagonista irriducibile), che hanno messo al primo punto della loro azione politica la “cacciata” di quelli che contano.

Un progetto vasto, sosteneva il maresciallo De Gaulle, chiosando in modo stringato la vocazione alla rottamazione di quanti volevano liberarsi degli imbecilli in un colpo solo.

Con i rottamatori che capeggiano le rivolte dentro i partiti e quel 97 per cento di italiani, cittadini comuni, che hanno perso la fiducia nei partiti, così mal rappresentati nelle istituzioni, non dovrebbero esserci dubbi sul futuro del Paese: quelli che detengono il potere oggi, e ci rappresentano ovunque, avrebbero le ore contate.

La matematica e la geometria, quando è in campo la politica, perdono il loro carattere principale: la logica e la precisione. Quel 97 per cento potrebbe ridurci in briciole quando arriva il momento di deporre la scheda nell’urna. Ed i rottamatori di successo liquefarsi in un niente.

Quanto alla geometria, basti ricordare le convergenze parallele per chiudere l’argomento.

Il quesito che ponevamo all’inizio –chi ce li ha mandati gli onorevoli, i consiglieri regionali, i sindaci e i presidenti di Regione e Provincia, là dove si trovano? – sollecita un esame di coscienza. Se le responsabilità dei personaggi pubblici sono enormemente maggiori della gente comune, gli errori di valutazione dei cittadini elettori sono innegabili. Errori che generalmente non subiscono alcuna correzione, visto che la longevità di chi sta in alto è la più alta del mondo in Italia.

Forse sarebbe il caso di protestare di meno e di decidere meglio, in coerenza con le proprie convinzioni, invece di farsi tirare per la giacca per poi tornare a svenarsi contro questo o quel sindaco, presidente o altri, che esercitano male, e qualche volta disonestamente, il loro ruolo.