Morire due volte non si può. Eppure le mummie delle storiche catacombe dei frati Cappuccini di Palermo, dopo avere resistito ai secoli, rischiano adesso una “seconda dipartita”, a causa dei mancati interventi di conservazione e delle infiltrazioni di umidità che affliggono i corridoi di uno dei cimiteri più originali al mondo. È stata la Soprintendenza ai beni culturali di Palermo a lanciare un grido d’allarme, con una lettera inviata alla comunità dei frati che gestiscono il bene, dopo un sopralluogo che ha messo in evidenza le emergenze che interessano il sito: sorveglianza carente, muffe, umidità, infiltrazioni e mancanza di indicazioni turistiche sui percorsi.
I CAPPUCCINI RISPONDONO – I padri Cappuccini incassano le critiche e mettono, però, le mani avanti. “Noi da soli non ce la possiamo fare – spiega a SiciliaInformazioni Vincenzo Marchese, ministro provinciale dei frati Cappuccini di Palermo – . Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria, stiamo già provvedendo ad intervenire per ridurre l’umidità e le infiltrazioni e per la messa in sicurezza delle finestre. Riguardo alle mummie, invece, il discorso è più complesso, ci vogliono interventi delicati, come sono stati fatti a Burgio o a Savoca, noi non abbiamo né le risorse economiche, né, soprattutto, la competenza tecnica per farlo”. Inoltre, con i tre euro del ticket d’ingresso, oltre alle spese ordinarie, i frati preparano anche la mensa per i poveri: “160 persone al giorno a cui diamo da mangiare”, precisa fra Marchese.
“DOVE SONO I RIFIUTI?” – Il responsabile delle Catacombe, Fabrizio Fernandez, assicura, tra l’altro, che si provvederà quanto prima a rinnovare i cartelli turistici e a potenziare la sorveglianza. Ma non ci sta quando si parla di rifiuti tra i corridoi del sito, come riporta una nota d’agenzia di pochi giorni fa. “Questo è troppo, c’è chi vuole buttare fango sul nostro lavoro – dice – . Subito dopo la chiusura io penso sempre alla pulizia raccogliendo quel po’ di sporcizia che lasciano i turisti. Ma parlare di rifiuti tra le Catacombe è assolutamente falso”.
GULLO: “BISOGNA FARE MEGLIO” – Così, se da un lato la Soprintendenza esorta i frati a fare di più e meglio per la salvaguardia del bene, questi ultimi rispondono che il loro intervento è limitato alle urgenze ordinarie e chiedono un’interlocuzione “diretta” con le istituzioni per far fronte comune alla manutenzione delle mummie. Sì, perché di mezzo c’è anche l’Eurac di Bolzano e il responsabile del progetto “mummie siciliane”, l’antropologo Dario Piombino-Mascali, che in passato aveva scritto al presidente della Regione per segnalare il degrado del sito. “Se avessimo delle risorse disponibili, saremmo già intervenuti – puntualizza Gaetano Gullo, soprintendente ai Beni culturali di Palermo – . Noi sappiamo che i frati non hanno la possibilità di intervenire sulle mummie, ma se i finanziamenti scarseggiano, chi detiene il bene ha anche l’obbligo di cercarli. La nostra lettera è un’esortazione a fare meglio, non una denuncia contro i frati. In un quadro di degrado, anche dei piccoli miglioramenti farebbero la differenza, dando meno la sensazione d’abbandono”. Così, nell’attesa che si decida come e quando intervenire, i morti continuano ad attendere. Almeno loro non avranno nulla da perdere.
Segui su Twitter: @ggiallombardo
Segui su Facebook











