Leonardo Agueci, procuratore aggiunto a Palermo, ha violato il sancta santorum della politica siciliana, l’Assemblea regionale, ma non ha affatto l’aria di chi ha piantato una bandierina in cima al K2. È un uomo schivo. Non si sente un missionario, né un cacciatore di teste, ma magistrato cui è stato assegnato un lavoro complesso e difficile.
Se il destino lo avesse chiamato ad un’attività di idraulico, probabilmente avrebbe avuto lo stesso approccio; magari, dopo avere salvato dall’allagamento un magazzino ricco di derrate alimentari sarebbe tornato a casa giusto in tempo per vedere la partita. Non una partita qualsiasi, beninteso, ma una partita con i nerazzurri dell’Inter in campo.
Su una parete del suo ufficio alla Procura, la formazione, della squadra del cuore, accanto a fregi, scudetti ed altre memorie che scandiscono la carriera lunga e intensa del magistrato. “Faccio il coordinatore”, scherza il Procuratore, “sono gli altri a lavorare”.
Ma lo sanno tutti che non è così, gli piace offrire ribalta e meriti a coloro che condividono con lui l’attività di indagine sulla pubblica amministrazione. Le performances maldestre della casta hanno reso quasi morbosa l’attenzione dell’opinione pubblica: i riflettori sono perennemente puntati sulle Procure che hanno aperto fascicoli su uomini delle istituzioni e leader politici. E su quella di Palermo in particolare, insieme a Roma e Milano.
Leonardo Agueci da tre settimane circa si occupa dell’Assemblea regionale siciliana: ha violato il sancta santorum della casta in salsa siciliana, decidendo l’apertura di un’indagine conoscitiva sui contributi finiti ai gruppi parlamentari.
Niente notitia criminis, dottor Agueci. È una novità.
“Certo, lo è, ma l’entità dei soldi pubblici affluiti nelle casse dei gruppi parlamentari dell’Ars ci ha indotti a svolgere un lavoro di indagine che riteniamo doveroso”.
Dodici milioni di euro all’anno destinati ai contributi. È una cifra cospicua. Palazzo dei Normanni gode di un regime “speciale”. Il Parlamento regionale gode di autodichia, autonomia amministrativa. Avete fatto da apripista.
“Abbiamo studiato anche questi aspetti dell’indagine e crediamo di avere avuto l’approccio giusto per fare il nostro lavoro senza ledere le prerogative dell’istituzione. Non abbiamo incontrato resistenze”.
Le è toccata una brutta gatta da pelare.
“L’unica difficoltà è costituita dalla mole di carte che abbiamo raccolto. Un lavoro cospicuo, davvero notevole. Abbiamo concluso questa prima trance dell’indagine , proseguiremo con l’acquisizione di altri documenti esterni, che ci daranno altri elementi di verifica”.
Quali documenti avete raccolto?
“Quelli utili al fine di svolgere la nostra indagine conoscitiva, naturalmente. Prima di capire che cosa abbiamo in mano ci vorrà del tempo, l’analisi si presenta difficile a causa del fatto che si tratta di materiale grezzo”.
Che cosa vuol dire “grezzo”?
“L’Assemblea non è una pubblica amministrazione qualsiasi, non c’è alcun controllo istituzionale sui conti, come avviene negli altri enti. Non disponiamo perciò del prodotto finito, ma di una documentazione grezza…Non c’è contabilità, non ci sono rendiconti. Non esiste alcun obbligo di rendicontare. La raccolta del materiale è solo un punto di partenza”.
Quali obiettivi vi siete posti? Che cosa state controllando? Che cosa cercate esattamente?
“Cerchiamo di accertare che il denaro pubblico sia stato impiegato correttamente, le finalità per le quali è stato speso, siano state rispettate”.
Non sarà quindi vostra cura accertare gli sprechi di denaro pubblico.
“Non è lo spreco che dobbiamo verificare, non è nostro compito, nel senso che non possiamo sindacare sulle decisioni politiche….”.
Come cittadini, magari, lo spreco potrebbe interessarla.
“Ovviamente è così. Ma noi svolgiamo un’attività specifica. Dobbiamo accertare se siano state commesse distrazioni di denaro pubblico. Non indaghiamo sui costi della politica, ma sulla correttezza degli impieghi”.
Il confine non è così netto, dottor Agueci.
“È difficile dimostrare che si siano spesi correttamente soldi pubblici se si acquista il Suv, se si organizzano feste e cene a base di ostriche e champagne, com’è accaduto altrove”.
O si invita la fidanzata al ristorante…
“Magari per ottenerne il voto… Sappiamo bene che il confine è labile, ma abbiamo le idee chiare”.
Quando concluderete le vostre indagini?
“Entro un mese chiuderemo la prima fase, giusto per cominciare a capire. Poi occorrerà altro tempo per farci un’idea su come sono andate le cose a Palazzo dei Normanni”.
Il suo ufficio, dottor Agueci, si è occupato di un’altra inchiesta: Grandi eventi. E che punto è l’indagine?
“Stiamo facendo il nostro lavoro. L’indagine è stata danneggiata da una fuga di notizie nel momento più delicato. Sulla fuga di notizie è stata aperta, a sua volta, un’indagine, ovviamente da altro ufficio”.
Le fughe di notizie sono una costante.
“È un fatto, certo. Ci sono inchieste che non ricevono alcuna attenzione ed altre, chissà perché, vengono visitate. Ma noi non soffriamo in modo particolare di questo problema. L’inchiesta sui Grandi eventi ha subito una violazione. Ora niente riflettori, occorre lavorare con serenità”.
Mourino è grande, dottor Agueci.
“Si, lo è. È un motivatore ed un pacificatore. La sua Inter era quasi una famiglia. Nessuno è come lui”.












2 commenti a "Ars, Agueci: “Indaghiamo sulla distrazione, non sugli sprechi”"
ci auguriamo che questa indagine possa costituire un deterrente verso eventuali successive distrazioni di denaro pubblico.
Carolina
gliela darei io un’inchiesta a questo procuratore con tanto di prove documentate di spreco di danaro pubblico