Sbattere la porta in faccia all’Ue sulla scelta “folle, disgraziata, mortale” del pareggio di bilancio e “mandare a quel paese le sovrintendenze”: questa la ricetta di Gianfranco Micciché per aumentare la ricchezza in Sicilia. Far crescere gli investimenti è “l’unica strada per accrescere le entrate”, solo così, per il leader di Grande Sud candidato alla presidenza della Regione, si può ottenere il pareggio. “Ma non nel 2013” precisa Micciché: “Se lo levino dalla testa, lo Stato non è un’azienda, ha a che fare col welfare e non possono chiederci di licenziare più di 10 mila dipendenti pubblici”.
Oggi pomeriggio un incontro organizzato insieme con il Presidente di ‘Confapi Sicilia’, Sebastiano Lentini e il Presidente provinciale della federazione, Nino Scarito, è diventato occasione per parlare di programma, ma non solo: in una veste molto diversa da quella al quale l’ex vice ministro, che di solito incarna la figura del tribuno, ci ha abituati, Micciché ha illustrato il suo piano per il risollevamento dell’isola. Il primo punto? “Liberarci dalle forche caudine delle amministrazioni”.
Sotto processo, i tempi della burocrazia siciliana. Per installare un impianto fotovoltaico familiare, ad esempio, “devi passare da 24 diversi uffici, per ottenere 24 diverse autorizzazioni”: tempi medi di 5-6 anni. Sono questi, ha spiegato Micciché, gli ostacoli che bloccano l’imprenditoria in Sicilia.
“Eliminare – quindi – le autorizzazioni” e “mandare a quel paese” le sovrintendenze. “Solo alla sovrintendenza di Palermo – ha aggiunto il candidato autonomista – ci sono più di 15 mila richieste di autorizzazioni, e questo, se visto nell’ottica più ampia della Regione, fa perdere alle nostre casse tre punti all’anno di Pil”.
Ma autorizzazioni, pareggio di bilancio e investimenti non bastano: “le parole devono diventare fatti” ha commentato Scarito, vicepresidente della Confapi Sicilia. “È necessario avviare un programma che consenta ripresa economica e certezze per i lavoratori”. “La sburocratizzazione? – ha continuato – Ben venga, ma serve un programma politico di sviluppo che indichi una direzione, è colpa della mancata programmazione se l’impresa in Sicilia è in queste condizioni”.
Alla fine, però Miccichè si lasciato andare e non sono mancate le amare riflessioni ne’ sull’esperienza da viceministro al fianco dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ne’ sul governo Lombardo. “Berlusconi è diventato uno zerbino della Lega – ha commentato – , è riuscito a distruggere la regione che con il 61 a zero gli aveva dato la vittoria”.











2 commenti a "Miccichè: “Berlusconi?
Uno zerbino della Lega”"
Se e’ vero che berlusconi e’ riuscito a distruggere la Regione la colpa in parte ce l’hanno anche i 61 eletti in Sicilia che hanno fatto a Roma da ponte a questo personaggio ed indirettamente alla lega nord.
Ma scusate, se non ricordo male, Micciche’ faceva parte dei 61 oppure NO ?
micciche’ ti ricordo che l’hai salvato dalla sfiducia,e che gli portavi la borsa a berlusconi.