Alcuni giorni or sono furono scoperti i ciechi che andavano in bicicletta, poi si sono materializzati i morti destinatari, da decenni, di pensione. Infine, hanno trovato le autovetture che circolano per le strade senza esistere. L’ultimo episodio vede come protagonista un funzionario della Motorizzazione civile finito in manette. Evadeva il bollo auto con l’inserimento di dati identificativi di veicoli che poi cancellava dalla banca dati cui aveva accesso. Lo scopo? Utilizzare i documenti fasulli per non pagare il bollo di Suv e Berline.

Palermo è diventata la capitale della truffa?

No, non ci possiamo credere. Nel senso che non vogliamo crederlo perché ci fa troppo male. Qualunque sia il posto in classifica conquistato dal capoluogo dell’Isola, le inchieste della magistratura e della polizia devono però farci riflettere, perché offrono una fotografia indecente della città a causa dei comportamenti devianti di alcuni suoi cittadini.

I crimini scoperti dagli inquirenti sono riconducibili ad azioni collettive, hanno una regia, una organizzazione e presuppongono connivenze. Una cosa è lo scippo, il furtarello in negozio, un’altra la scoperta di 140 titolari di pensione deceduti.

I ciechi che vedono non sono miracoli tipicamente palermitani, così come le autovetture fantasma che permettono l’evasione del bollo auto. E l’assenza di scontrino fiscale rilevata dalla Guardia di Finanza, nei controlli più recenti, in numero davvero notevole di esercizi, non è una caratteristica cululiare della città di Palermo, il quadro di riferimento regala una illegalità diffusa, della quale si parla e si scrive poco o niente.

Non fa notizia? Proprio così. Ed è un dato incontrovertibile.

Eppure l’abuso – di modesta entità, molto diffuso – è la cartolina di Palermo con i suoi carrettini, gli ambulanti stanziali. Si occupa il suolo pubblico ovunque, impunemente.

Non sorprende apprendere che i morti ricevano una pensione dello Stato, o autovetture inesistenti circolino e ciechi vadano in bicicletta. Sorprende, semmai, che siano i riscontri incrociati della Guardia di Finanza, e non gli enti preposti con automatismi semplici, a scoprire le piccole e le grandi truffe.

Da alcuni anni nelle scuole e in vari consensi, il pellegrinaggio ai luoghi di culto della legalità è incessante. Si tratta di una devozione meritevole, non c’è alcun dubbio, ma monotematica, essendo l’illegalità legata unicamente al crimine organizzato, ai boss, i padrini, alla mafia ed alle azioni dell’antimafia “laica”.

Il padrino fa notizia, il boss pure, perché i media non parlano d’altro, ma è la microcriminalità, l’illegalità diffusa, l’indulgenza e la modesta attenzione, l’assenza di deterrenza verso i comportamenti devianti molto “popolari” a regalare alle mafie, non solo a Palermo, una zona grigia che fa da cuscinetto al crimine organizzato, e derubrica il rispetto della legge a mera opportunità da valutare caso per caso.

L’abuso, la truffa, la corruzione, comportamenti devianti, non hanno generalmente nulla a che fare con la mafia, ma possono diventare l’anticamera del crimine organizzato , creando l’ambiente adatto alla contiguità.