Con Roberto Formigoni sono tre i presidenti delle Regioni che rassegnano le dimissioni e chiudono la legislatura prima della fine del mandato. Dopo il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è la volta del governatore Lombardo ad annunciare la sua uscita dopo avere appreso che il suo alleato principale, la Lega Nord, aveva deciso di concedergli una sopravvivenza fino al mese di aprile del prossimo anno.
Formigoni aveva proposto un rimpasto totale della giunta ed il proseguimento dell’inattività di governo fino alla scadenza del mandato, ricevendo una consenso iniziale da parte della Lega Nord, ma il gruppo di dirigenti leghista ha sconfessato il suo leader, Roberto Maroni, costringendolo ad una marcia indietro, che ha provocato a sua volta, una forte irritazione in Formigoni ed ai vertici del Pdl. Da qui la decisione di dimissioni e ritorno alle urne in tempi brevissimi, entro la metà circa di dicembre. Una exit strategy che non incontra il favore della Lega Nord, che vuole il voto in aprile, in concomitanza con le politiche.
Questa diversità di vedute potrebbe portare al divorzio elettorale fra Lega Nord e Pdl con la presentazione di due candidati, che favorirebbero le chances di successo dell’opposizione di centrosinistra.
Se si voterà in dicembre, com’è probabile, non ci sarà tempo per le primarie, alle quali si sono convertiti anche i più scettici (la Lega oltre che il Pdl), ma s’inventeranno tutti qualcosa che permetta una partecipazione “corale” – promettono tutti – alla scelta del candidati. Il nome di Albertini, ex sindaco di Milano ed eurodeputato, sembra incontrare il maggior favore nel Pdl, mentre nel centrosinistra gode di grande considerazione, Bruno Tabacci, centrista, ex presidente della Regione, assessore della giunta meneghina di Pisapia.
La scelta della data delle elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia, è diventata un affare serio. Mai come ora, a questa decisione è stata data tanta rilevanza. E ciò è dovuto alla breve distanza temporale con le prossime elezioni politiche ed all’influenza che il voto regionale, in Lazio e Lombardia, avrebbe inevitabilmente sulle politiche.
Nel centrodestra si fanno i conti per evitare scelte svantaggiose. Spetta ai presidenti della Regione dimissionari convocare i comizi elettorali e scegliere la data del voto. Le pressioni sono inevitabili. In Lombardia, Formigoni ha maggiore autonomia rispetto a Renata Polverini, e il suo annuncio di andare subito alle urne, spiazzando alleati e il suo stesso partito, ne è una prova.
Anche in Sicilia, la data delle elezioni divenne una telenovela, e si assistette a una disputa fra quasi tutti i gruppi parlamentari per contendersi la palma del miglior oppositore con una mozione di sfiducia incaricata di costringere alle dimissioni il “dimissionario” Lombardo. La fiducia che viene riposta negli espedienti dalla politica è spesso eccessiva e non migliora certo l’immagine dei partiti.
L’ipotesi più accreditata appare a questo punto il voto a dicembre per Lombardia e Lazio, ma non è esclusa una forzatura delle norme” ed un election day in aprile, con politiche, regionali (Lazio, Lombardia, Friuli) e comunali (Roma ed alcuni comuni del Nord).
Questa scelta lascerebbe alla Sicilia il vecchio ruolo di avamposto delle politiche, cui Silvio Berlusconi è affezionato, visto che nell’Isola più che altrove, le chance di successo (e di rilancio) del centrodestra, sono concrete.












