Il governatore dimissionario, Raffaele Lombardo, confessa di sentirsi un sopravvissuto (“Ho salvato la pelle, è un risultato”, ha detto in uno dei suoi incontri elettorali), e non succede niente. Il candidato presidente alla Regione, Gianfranco Miccichè, racconta in un video “rubato” – da chi e perché? – di avere ricevuto a casa un senatore della Repubblica, il sindaco di Bronte Pino Firrarello, per chiedere informazioni – forse qualcosa di più – sulle sue intenzioni in merito alla costruzione di quattro megaimpianti di incenerimento dei rifiuti in Sicilia (quattro miliardi e mezzo di euro circa). E non succede quasi niente, a parte la comprensibile irritazione del senatore.

L’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, di punta in bianco, dopo una malaparte del presidente Lombardo – la nomina di un commissario all’Irsap (l’ente che raggruppa tutte le Asi siciliane, liquidate per legge), si leva il testale, dimettendosi,  e denuncia a tre Procure dell’Isola, a giornali e periodici di prima grandezza, di avere partecipato ad un governo che favoriva clientele e mafie, insieme a persone stimabili – Massimo Russo, Giosuè Marino e Caterina Chinnici – il cui ruolo, di fatto, sarebbe stato loro malgrado di copertura degli affari del governatore. E succede che le sue dichiarazioni entrano dentro un’inchiesta, denominata Iblis, che vede coinvolto il Presidente della Regione, accusato da pentiti di avere avuto relazioni pericolose con la mafia catanese in campagna elettorale.

Il giallo d’autunno – caso Venturi – chiude una stagione che era iniziata con un altro misterioso episodio, la improvvisa clamorosa rottura dell’alleanza, solidarietà politica, amicizia personale fra Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, seguita ai primi provvedimenti del governo nei settori chiave della pubblica amministrazione: la sanità e il trattamento e la raccolta dei rifiuti.

Il divorzio di Lombardo con Cuffaro e quello di Venturi con Lombardo non hanno molto in comune, ma si consumano entrambi all’interno degli affari di governo. Venturi non è stato l’amico del cuore di Lombardo, sebbene un imprenditore prestato alla politica allo scopo, anche, di rappresentare la Confindustria nel governo della Regione. Sono i provvedimenti assunti dal governatore, tuttavia, come nel caso di Cuffaro, a provocare una durissima reazione in Venturi e suggerirgli di “punire” il comportamento del capo del governo con un esposto sulle sue presunte malefatte alle Procure.

L’ex assessore – e qui il giallo s’infittisce – ha spiegato di essere rimasto nel governo, nonostante avesse capito come andavano le cose, per riformare le aree industriali, dove si anniderebbero amici dei boss, in specie nell’Agrigentino, dove ha grande voce in capitolo un ex deputato regionale, Vincenzo Lo Giudice, condannato per associazione mafiosa ed altro. Poi, quando è stato nominato alla testa delle Asi siciliane, nel nuovo ente denominato Irsap, una persona non gradita, i sospetti avrebbero trovato conferma e richiesto una iniziativa giudiziaria. Quando Raffaele Lombardo ha saputo, ancora a caldo, ha spiegato che Venturi sarebbe uscito fuori dai gangheri “quando abbiamo impedito l’ennesima nomina, dopo le tante da lui fatte, di un suo uomo di fiducia, privo di titoli indispensabili, a commissario dell’Irsap”. Qualche giorno dopo, non più a caldo, il governatore ha aggiunto, parlando di sé: “Non hanno capito, Venturi e i suoi intimi, che Raffaele Lombardo, non è uomo che cede alle lusinghe, agli allettamenti, alle minacce né alle intimidazioni dell’ultima ora per le società aereoportuali, per qualche altra partecipata regionale, per l’Irsap”.

Se non cede, vuol dire che il tentativo di farlo cedere “con le minacce e le intimidazioni” ci sarebbe stato?

Il contesto, dunque, ci regala un Presidente della Regione che racconta di avere salvato la pelle, per avere scontentato i padroni della Sicilia, tenutari di una specie di bordello clientelare-mafioso, e di avere resistito a minacce e intimidazioni. Ci regala anche un assessore che denuncia di avere partecipato ad un governo presieduto da un poco di buono, in compagnia di alcune persone per bene (Russo, Marino, Chinnici), usate per coprire malefatte (a loro insaputa).

In quale altra parte del mondo una vicenda così può essere raccontata come fosse la scaletta di un Oscar Mondadori, il libro giallo che elenca i personaggi principali della storia?

La cronaca propone alcuni brani delle dichiarazioni rilasciate al magistrato inquirente dall’assessore, e apprendiamo che la proposta – indecente, a questo punto – di entrare in un governo così mal presieduto sarebbe stata fatta a Venturi da un senatore della Repubblica, Beppe Lumia, e approvata da due pezzi grossi di Confindustria (l’ex Presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, e l’attuale Presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante).

Ivan Lo Bello, dopo avere dato la benedizione a Marco Venturi, avendo subito molte delusioni (lo stop al rigassificatore di Priolo, è una delle delusioni), si sarebbe trasformato in un avversario irriducibile del governatore, mentre il “suo” assessore, Marco Venturi, sarebbe stato indotto a restare in cattiva compagnia per regalare alla Sicilia il riordino delle Asi. Il senatore Lumia nega però. Afferma di avere semplicemente sostenuto una richiesta della Confindustria che voleva essere rappresentata con un imprenditore nel governo.

Insomma, è possibile che Marco Venturi si sia presentato a Palazzo d’Orleans con il suo biglietto da visita e dopo una breve chiacchierata con il governatore, avendo fatto una buona impressione, abbia ricevuto la nomina di assessore alle Attività produttive.