Che cosa succede se undici “grillini”, l’ipotesi più gettonata, arrivano a Palazzo dei Normanni? Sconosciuti, sprovvisti di esperienza, esterni ai partiti, nutriti da un “odio” assoluto e maturo verso rituali, liturgie, “tavoli” di concertazione, potrebbero mettere sottosopra il Palazzo ed obbligarlo a una penitenza di ampiezza imprevedibile. L’importante è che siano più di cinque, quanti ce ne vogliono per chiedere  il conteggio del numero legale in Aula. Sono in pochi a ricordarlo, ma a Sala D’Ercole, il luogo in cui si svolge l’Assemblea dei deputati, vige la norma della maggioranza presunta. Un espediente adottato da sempre a Palazzo dei Normanni per evitare lo stop all’attività legislativa ed ispettiva a causa dell’assenza dei parlamentari in aula. Motivazione giusta, strumento ingiusto.

Basta, dunque, un solo deputato per consentire al Presidente dell’Assemblea di proseguire i lavori secondo l’ordine del giorno precedentemente comunicato. Ma se i deputati sono cinque, presenti sugli scranni, ed hanno buoni motivi per evitare che si prosegua, allora chiedono al Presidente di contare i presenti con la conseguenza che la seduta viene sospesa.

Generalmente, la maggioranza presunta viene accettata senza storie dai gruppi parlamentari, senza alcuna eccezione, ma c’è una circostanza in cui questo marchingegno non viene solo accettato ma accuratamente preparato. Avviene quando deve essere esaminato, discusso e approvato il bilancio interno dell’Assemblea regionale che ammonta, com’è noto, a 170 milioni di euro annui, ed è il più alto fra i consigli regionali italiani. La cifra viene giustificata dal costo di manutenzione del Palazzo reale, che richiede attenzioni particolari, ma la verità è un’altra: i costi lievitano perché l’Assemblea regionale siciliana mantiene il parametro con il Senato: gli stipendi, i vitalizi, le indennità, i benefit che i senatori concedono a se stessi, contagiano l’Assemblea.

Il bilancio è fatto di spesa corrente, ma la spesa corrente è fatta di decisioni che vengono assunte dal Consiglio di presidenza, cui spetta di stabilire la qualità e la quantità delle retribuzioni, degli investimenti, delle “uscite”. Palazzo dei Normanni, peraltro, è un cantiere che non si ferma mai. I membri del Consiglio di presidenza – non ci riferiamo naturalmente solo agli uscenti – non si sono mai fatti mancare niente. Il personale si è gonfiato a dismisura e la riservatezza, soprattutto questa, sulle decisioni dei Vonsiglio è stata finora mantenuta come un dogma indiscutibile.

Resta un solo giorno nell’anno per sapere come si spendono i soldi pubblici, è quello del bilancio interno. Finora esso è stato una sceneggiata: i deputati non ricevono per tempo il documento finanziario, non lo discutono nei gruppi, non lo esaminano in Aula. È stato calcolato che quel centinaio di pagine fitte di numeri e voci, rubino una manciata di muniti – cinque o otto – ai deputati regionali, generalmente quattro gatti (e non cinque per le ragioni sopra riferite). Sicché le norme di bilancio, le voci di bilancio, le spese di bilancio e tutto il resto – dall’assunzione di personale ai contributi, organigramma e tutto il resto – non ricevono alcun controllo. I gruppi parlamentari sono rappresentati nel Consiglio di presidenza ed i deputati si fidano di ciò che il Consiglio decide. E’ vero, come dice un saggio, “cu sparti avi la meglio parte”, ma gli effetti più impirtanti delle decisioni investono l’intera Assemblea, mai alcuni a scapito di altri.

Questo è il contesto. Opaco, per mancanza di trasparenza, legato a rituali antichi e collaudati, consolidati nel tempo. I siciliani sanno quando costa il Parlamento regionale, ma non sanno perché costa un sacco di soldi.

Bisogna aspettare i grillini per rivoluzionare le regole omertose del Palazzo?  Pare proprio di sì. E’ un karahiri collettivo. E dire che basterebbe una norma, una sola, per salvare la faccia: introdurre l’obbligo della pubblicità on line di ogni atto, provvedimento, spesa decisa dall’amministrazione dell’Assemblea.